Renzi: ‘Il precariato a scuola è finito’

L’ora X è scattata e il piano straordinario di assunzioni nella scuola è arrivato all’ultimo passaggio. Questa volta l’esodo da Nord a Sud riguarda solo il 10 per cento dei precari e il cervellone ministeriale ha fatto girare l’algoritmo che decide le sorti di migliaia di famiglie italiane. Ma questa volta, stando ai primi riscontri, l’esodo di insegnanti meridionali alla volta delle regioni settentrionali non c’è stato. O almeno è stato più contenuto rispetto alla fase B, quando il 70 per cento degli 8mila e 500 nominati si sono visti recapitare una proposta che li spediva dal profondo Sud in una provincia padana. Nonostante oggi le previsioni fossero ben diverse da quelle della notte tra il primo e il 2 settembre, in parecchi non hanno chiuso occhio e altri hanno imprecato per un meccanismo che per la prima volta ha previsto l’assegnazione delle cattedre vacanti in ambito nazionale e non più in ambito provinciale o regionale, come è accaduto per le prime due fasi. Anche se i docenti avranno dieci giorni per accettare la proposta. ‘6.088 docenti hanno già detto sì a proposta di assunzione per la fase C’, aveva scritto in un tweet il ministro dell’Istruzione Stefania Giannini. La fase C, con 55mila posti disponibili e 48mila proposte di assunzione rivolte ai precari delle graduatorie provinciali ad esaurimento e agli idonei dell’ultimo concorso, chiude un piano che ha messo a disposizione del precariato della scuola 103mila cattedre, riuscendo a piazzarne 88mila circa. La restante parte verrà coperta con il prossimo concorso il cui bando verrà pubblicato tra qualche giorno. Per anni le Istituzioni hanno permesso che si creasse un ingiustificato e odioso precariato tra i docenti, si legge nella lettera inviata dal premier Matteo Renzi ai 50mila professori neoassunti, pubblicata nella enews: ‘Gentile Professoressa, gentile Professore, La ringrazio per aver accettato la proposta che il Ministero Le ha formulato. Benvenuta nella comunità delle donne e gli uomini che lavorano a tempo indeterminato per lo Stato. Le faccio i migliori auguri, a nome mio personale e a nome di tutto il Governo. Con la Buona Scuola abbiamo messo la parola fine al modo scandaloso con cui vi hanno trattato in questi anni. Vorrei essere chiaro, perché abbiamo solo fatto il nostro dovere, niente di più. Lo Stato vi ha lasciato per anni nel limbo. Non abbiamo fatto niente di speciale, solo il nostro dovere. Ma ci abbiamo messo passione, impegno e determinazione. Abbiamo mantenuto la parola data e Lei adesso è a tutti gli effetti un insegnante a tempo indeterminato. È finalmente ‘entrato di ruolo’. Auguri! Spero che possa festeggiare con la sua famiglia, con i suoi cari, con i suoi amici. Brindo metaforicamente al suo lavoro. E mi permetto di chiederle una cosa e la prego, dal profondo del cuore, di non cedere mai al vittimismo, alla rassegnazione e alla stanchezza. Lei ha una responsabilità meravigliosa e difficilissima, non si stanchi mai di crederci, anche quando Le sembrerà difficilissimo. L’Italia di domani sarà come la faranno i professori di oggi. Essere di sinistra, e ancora prima essere per la giustizia sociale e per l’uguaglianza, significa lottare contro il precariato. Negli ultimi vent’anni solo due leggi hanno ridotto il precariato e sono il ‘JobsAct’ e la ‘Buona Scuola’. Essere considerati pacchi postali da spedire in varie zone della provincia e attendere le convocazioni di fine agosto come un rito umiliante e angoscioso. So quanto per molti di voi tutto ciò sia stato vissuto come una profonda ingiustizia. Impossibile del resto apprezzare uno Stato che rende precario il lavoro più importante, quello di insegnante. Le cose sono cambiate’. Tutto vero, tranne il fatto che in questo giro di assunzioni non sono stati assunti tutti i precari esistenti nella scuola. E che i precari assunti   svolgeranno un lavoro completamente diverso dai docenti di ruolo già esistenti. Faranno parte dell’organico di potenziamento, cioè faranno da sostituti qualora un collega inquadrato diversamente sarà assente o il preside, al quale la ‘buona scuola’ attribuisce funzioni decisive da manager, decida di inaugurare un nuovo piano didattico. In terzo luogo, i 102 mila neo-assunti sono, poco più o poco meno, la metà dei docenti precari esistenti in Italia. Quelli con più di 36 mesi di servizio negli ultimi 5 anni, che una storica sentenza della Corte di giustizia europea aveva chiesto di assumere. Una sentenza che la riforma Renzi-Giannini non ha voluto in nessun modo rispettare. Questi docenti saranno inquadrati secondo le nuove regole del capitale umano istituite dalla ‘Buona scuola’, con forza lavoro flessibile alle esigenze dei piani della rete territoriali delle scuole di riferimento e, soprattutto, mobile. Assunti a tempo pieno, ma precariamente inquadrati nelle discipline di insegnamento. Renzi al momento non ha certo risolto il precariato scolastico. Nei prossimi tre anni la sua riforma intende precarizzare la figura del docente che dipenderà direttamente dalla chiamata del preside. Tutto viene affidato a meccanismi autoritari come bonus, classifiche e chiamate dirette.

Cocis

 

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