Panoramica dell'aula, durante le comunicazioni del premier Matteo Renzi al Senato, in merito al prossimo consiglio europeo del 15 e 16 p.v., Roma, 14 ottobre 2015. ANSA / MAURIZIO BRAMBATTI

Renzi e le scadenze parlamentari di gennaio

La politica inaugura l’anno nuovo con qualche rischio legato all’accavallarsi di 3-4 scadenze parlamentari.  La prima riguarda Montecitorio, dove lunedì 11 gennaio sarà certamente approvata la riforma costituzionale del Senato. Dopodiché la legge tornerà a Palazzo Madama per essere rivotata, come è previsto in questi casi, dopo almeno tre mesi dalla precedente approvazione nella stessa aula. Siccome la volta scorsa il Senato si era espresso il 13 ottobre, ne consegue che potrà tornare a pronunciarsi da giovedì 14 gennaio in poi. Ed ecco la prima complicazione perchè mercoledì 20, proprio al Senato, verranno rinnovate alcune poltrone, quelle dei presidenti di Commissione. I pretendenti come al solito sono una quantità, alla fine i cambiamenti saranno pochi, per cui molti resteranno delusi.  Inoltre martedì 26, ancora a Palazzo Madama, inizierà il dibattito sulle unioni civili. La legge in gestazione non piace ai centristi di Alfano, che potrebbero votare ‘no’ rimpiazzati, quasi certamente, dai grillini. Per Renzi il pericolo è che queste tensioni finiscano per scaricarsi sulla riforma del Senato. Dove qualche imprevisto non appare impossibile dal momento che sarà richiesta la maggioranza assoluta dei componenti, con l’asticella piazzata a quota 161. Renzi, a tempo di record, potrebbe infilare la riforma del Senato nel calendario dei lavori di Palazzo Madama, in modo da approvarla prima delle altre due scadenze, entro il 20 gennaio.  Renzi stamane non è mancato alla cerimonia di Prima Quotazione della Ferrari in Borsa a Milano e sono stati sospesi durante le festività i tentativi di mediazione Pd-Ncd sulla legge per le unioni civili. Pomo della discordia, è chiaro, è la ‘stepchild adoption’. Il confronto sul ddl Cirinna’ continua ad essere viziato da pretese ideologiche sostanziali come il simil matrimonio o la genitorialita’, la ‘pro creatività’omosessuale, e l’illusione di mediazioni come le simil adozioni dell’affido rafforzato. ‘Eppure i nodi divisivi e il comun denominatore tra le opposte visioni antropologiche sono chiari. È possibile un voto unanime sui diritti dei conviventi e, nel solo caso di premorienza del genitore del figlio biologico, come ha proposto Schifani, sulla tutela della continuità affettiva del minore. Ma non sono mediabili la persistente sovrapposizione delle unioni con i matrimoni, lo stravolgimento del nobile istituto dell’affido, per definizione sussidiario rispetto a difficoltà transitorie dei genitori, l’implicito incentivo all’utero in affitto che chiediamo di qualificare come reato universale. Hic Rhodus, hic salta’, dichiara in merito il senatore Maurizio Sacconi, presidente della Commissione Lavoro. L’approvazione della legge Cirinnà sulle unioni civili arriverà in Senato, direttamente in aula, il 26 gennaio. Il Pd dice di voler portare a casa la legge sulle unioni per tenere fede ad un impegno preso con gli italiani. Non vengono affatto placate, comunque, le voci che vedono in salita la strada della legge, o che vedono alle porte una modifica al testo. Oltre al dato oggettivo dell’emendamento presentato dalle tre senatrici dem, che trasforma la stepchild adoption in un affido rinforzato, infatti, c’è sempre qualche seconda dichiarazione che fa preoccupare Monica Cirinnà e che fa scommettere parlamentari esperti sulla modifica. Matteo Renzi, così come già fatto intendere sempre durante la conferenza stampa di fine anno, conferma che non ci sarà voto di fiducia e che anzi il tema è di quelli che tocca la sensibilità dei singoli parlamentari e bisogna tenerne conto e su alcuni punti ci sarà la libertà di coscienza.

Cocis

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