Renzi e le riforme del nostro scontento

Matteo Renzi è stato presente all’inaugurazione del nuovo stabilimento delle Rubinetterie bresciane del gruppo Bonomi a Gussago,  a cui hanno partecipato anche il presidente di Confindustria Giorgio Squinzi e il ministro del Welfare, Giuliano Poletti. Il premier si è avvicinato ad alcuni poliziotti presenti: “Salutiamo i poliziotti ché non è un periodo buono per loro”. In realtà il premier riprendeva una sua dichiarazione in cui diceva: “In realtà i poliziotti sono gente responsabile che comprende il momento difficile dell’economia. Sono i sindacalisti che li aizzano e soffiano sul fuoco di questa vicenda”. La vicenda in questione riguarda i tetti degli stipendi per i quali i sindacati di polizia hanno protestato,  e per i quali non è stato possibile allargare i cordoni della borsa attraverso un nuovo contratto. Renzi, in pratica, non darà mai disposizioni al Tesoro per trovare i soldi per i poliziotti perché  questo darebbe la stura ad altre categorie. La durezza di Renzi nella vicenda deriva da questo,  e riguarda anche  la spending review. Si vogliono poi, e di fatto, accorpare le cinque forze di polizia: Pubblica Sicurezza, Carabinieri, Forestale, Penitenziaria e Vigili del fuoco. Già nelle legge sulla Pubblica Amministrazione è prevista la soppressione della Forestale, cosa che sta scatenando già un putiferio. Per le altre forze di polizia si punta a differenziare le funzioni evitando le sovrapposizioni e razionalizzando i costi ed i centri di spesa. Le forze di polizia stanno protestando chiedendo lo sblocco del contratto non accontentandosi degli 80 euro del bonus fiscale che incassano da maggio. Negli appartenenti alle forze di polizia sono 25 mila su un totale di 305 mila a godere dello sgravio Irpef. Quando si entra da agente semplice la retribuzione netta arriva a 1380 euro. Dopo 5 anni di servizio si diviene agente scelto e si ha uno scatto mensile di 50 euro. Dopo altri 5 anni si diviene assistente e si sfiorano i 1500 euro. Dopo 15 anni di servizio, con la qualifica di assistente capo, la busta paga supera la soglia che fa perdere il diritto ad i “famosi” 80 euro di bonus. La situazione riguarda il 75% degli agenti, ovvero la truppa. Anche nell’arma dei carabinieri, corpo più numeroso dello Stato, la realtà non cambia. Gli uomini in divisa hanno sopportato reali  sacrifici sul piano salariale. Il Sap, sindacato autonomo di polizia, ha calcolato che un ispettore di polizia,  od un maresciallo dei carabinieri, con circa 18 anni di servizio, con lo stop agli scatti di stipendio e mancati rinnovi contrattuali ha perso 420 euro al mese in busta paga. E’ un vero ed autentico sacrificio e disagio economico. Nel giro di 10 anni la pianta organica delle cinque forze di polizia, che nel 2005 contava su 330 mila lavoratori, si è ridotta di 25 mila unità. Le nuove assunzioni non rimpiazzeranno completamente i pensionamenti. Chi resterà in servizio dovrà sobbarcarsi una mole di lavoro più gravosa con  conseguenze funzionali non ancora prevedibili. Per le forze di polizia quello del 2014 sarà sicuramente un “inverno del nostro scontento”.

Cocis

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