Renzi e Berlusconi nel giallo del salva-Silvio

Il premier Matteo Renzi ha chiesto agli uffici di non procedere,   per il momento, alla formale trasmissione alla Camera del testo approvato in Consiglio dei Ministri dei decreti delegati sul fisco che contiene le norme considerate pro-Berlusconi perché il testo tornerà in Consiglio dei Ministri. “Il nostro Governo non fa norme ad personam e non fa norme contra personam. Fa norme che rispondono all’interesse dei cittadini”, è quanto spiega palazzo Chigi intervenendo sulla polemica sulla norma salva-Cavaliere. “Se qualcuno immagina che in questo provvedimento ci sia non si sa quale scambio, non c’è problema: noi ci fermiamo, questa norma la rimanderemo in Parlamento soltanto dopo l’elezione del Quirinale, e dopo che Berlusconi avrà completato il suo periodo a Cesano Boscone,   dimostrando che non c’è nessun inciucio strano”, dice Matteo Renzi. Il 24 dicembre il Consiglio dei ministri ha approvato un decreto legislativo sui rapporti tra fisco e contribuente che, se dovesse restare come è in questo momento, consentirebbe a Berlusconi di cambiare il suo destino giudiziario cancellando la pagina infamante della condanna a 4 anni nel processo Mediaset. Nelle quattro righe del decreto di Natale l’articolo 15 introduce a sua volta un 19-bis nel famoso decreto legislativo sui reati finanziari del 2000, ed il numero 74 introduce una causa di esclusione della punibilità. Recita così: “ Per i reati previsti dal presente decreto, la punibilità è comunque esclusa quando l’importo delle imposte sui redditi evase non è superiore al 3% del reddito imponibile dichiarato, o l’importo dell’imposta sul valore aggiunto evasa non è superiore al 3% dell’imposta sul valore aggiunto dichiarato. Per tali fatti sono raddoppiate le sanzioni”. La norma introduce, come è uscita da Palazzo Chigi e come è stata pubblicata sul sito del governo, una conseguenza scontata perché la sentenza Mediaset Berlusconi raggiunge una percentuale dell’1,91 e può cadere la sentenza ed anche l’interdizione dai pubblici uffici. Se cade la sentenza cade anche l’esclusione dalle candidature della legge Severino. Una norma quindi “Salva Silvio e Silvio candidabile”. Renzi non è dello stesso avviso: “A me non risulta affatto che sia così. Lui ha una condanna definitiva e non mi pare realistico che una nuova legge possa cancellare una condanna passato in giudicato. Ma se davvero dovesse essere possibile sono pronto a bloccare la legge ed a cambiarla. Riguardo alla possibilità di avere Berlusconi candidato sarà possibile solo se vince a Strasburgo, ma secondo me non lo faranno nemmeno entrare alla Corte dei diritti umani”. In chiusura di pezzo una curiosità: la norma di cui abbiamo discusso non è stata firmata da Giorgio Napolitano, e non è nemmeno il corollario finale del patto del Nazareno, legato alla nomina del prossimo presidente della Repubblica. La grazia porta la firma di Antonella Manzione, l’ex vigilessa che Matteo Renzi si è portata alla guida del legislativo di palazzo Chigi. Secondo il tam-tam di palazzo sarebbe stata proprio lei a trovare l’uovo di Colombo, ed a fare inserire nel decreto delegato sulla riforma fiscale, approvato dal consiglio dei ministri,  la piccola norma che potrebbe riportare all’onore del mondo il leader di Forza Italia.

Cocis

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