Renzi dribbla la Confindustria sul Tfr

Matteo Renzi auspica una felice fine per lo “Stato mamma”,  che “amorevolmente” decide per i figli lavoratori in merito al trattamento di fine rapporto, meglio conosciuto come Tfr o liquidazione. Lavoriamo di fantasia ed immaginiamo il premier che sorridendo dice ad i lavoratori: “Mi piacerebbe che dal prossimo anno i soldi del Tfr andassero subito in busta paga. Ormai siete cresciuti, e potrete ben gestire i vostri guadagni senza necessità di accantonarli. Il Tfr è tutto qui, uno stipendio all’anno e non è previsto in nessun altro paese. Credetemi, il Tfr è paternalismo! Facciamo così, ciascun lavoratore potrà scegliere e decidere se ricevere  in anticipo il Tfr maturato nell’anno precedente. Deciderà volontariamente se avere in un unica tranche,  ed in busta paga,  l’ammontare maturato nell’anno precedente, oppure distribuirlo nell’arco di dodici mesi. Se non avete già scelto di destinare il vostro Tfr ad un fondo pensionistico complementare pensateci su. Credetemi, per le aziende non cambia nulla perchè tutta l’erogazione verrà finanziata da un apposito “Fondo anticipo Tfr”, costituito dalle banche e dalla Cassa deposito e prestiti oppure,  previo accordo con l’Abi, dalle banche. Le aziende continueranno ad operare come oggi senza alcuna modifica né nei loro costi, né nell’esborso finanziario,  versando, come accade oggi,  il Tfr all’Inps, o versandolo ad un fondo integrativo.  Oppure  seguitandolo ad accantonare in bilancio, come accade con imprese con meno di 50 addetti. Ridete? Vero, vero, lo so, lo so. Ho brillantemente dribblato la Confindustria ed i rappresentanti di commercianti ed artigiani che sono contrari a questa logica e lodevole idea”. In realtà la quantità di risorse di cui si parla ammonta a circa 27 miliardi di euro che potrebbe dare un impulso ai consumi. “Effetti positivi vi sarebbero su redditi, consumi e finanza pubblica”, si legge nella bozza preparata dai tecnici. Per le casse dello Stato si prospetterebbero nuove entrate, stimabili da un minimo di 1,7 miliardi,  ad un massimo di 5,6 miliardi. La differenza è data dalla completa,  o parziale,  adesione dei lavoratori. Le risorse potrebbero essere dirottate per ridurre il costo del lavoro per le piccole imprese, favorendo investimenti ed occupazione. Resterebbe la tassazione separata per il Tfr. Per i lavoratori non ci sarebbe alcun passaggio per una aliquota Irpef superiore. Per le imprese l’operazione sarebbe neutra attraverso un meccanismo di anticipazione e traslazione del credito maturato dai lavoratori dalle imprese alla banche. Il tutto avverrebbe secondo la sacra logica della “volontarietà”.

Cocis

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