Regione Lazio tra Eolo e Serafico…

La Regione Lazio lo scorso ottobre ha inspiegabilmente trasferito la Direzione Agricoltura presso un immobile di via del Serafico, 107 – Roma, dopo aver in passato spostato la direzione Politiche Sociali nello stabile adiacente, anche se entrambe le palazzine sono da anni ormai al centro dello scandalo che ha visto indagato per truffa il presidente all’Ente di previdenza e di assistenza dei medici (Enpam), Eolo Parodi, per delle presunte plusvalenze, oltre 38 milioni di euro, in favore dei costruttori Antonio e Daniele Pulcini (quest’ultimo finito ai domiciliari con la seconda tranche di Mafia Capitale). Ad oggi, al costo di poco meno di 9 milioni di euro annui, oltre 50 milioni di soldi pubblici sono stati spesi per pagare l’affitto delle due palazzine al centro dell’inchiesta della Procura di Roma che ipotizza illeciti proventi realizzati dai costruttori Pulcini attraverso i due immobili in questione, affittati dapprima alla società Lazio Service, partecipata al 100% dalla Regione Lazio, e poi ceduti all’Enpam. Per questo rischiano di finire sotto processo a Roma, oltre ai due costruttori, altre sei persone, tra cui anche il deputato Pd Marco Di Stefano, all’epoca dei fatti assessore al Demanio della giunta Marrazzo, autosospesosi dal Pd proprio in seguito al suo coinvolgimento nell’inchiesta. Corruzione, truffa aggravata, turbata libertà degli incanti, falso ed abuso d’ufficio i reati contestati, a seconda delle singole posizioni degli indagati, dai Pm Corrado Fasanelli e Maria Cristina Palaia, titolari dell’indagine coordinata dal Procuratore aggiunto Nello Rossi. Nonostante ciò però la Regione Lazio, trasferendo ad ottobre 2014 la direzione Agricoltura in uno dei due immobili, sembrerebbe aver creato i presupposti per prolungarne la locazione, visto che il contratto scadeva a febbraio scorso e che per l’immobile in questione, a seguito di tale trasferimento di personale regionale, è scattato il rinnovo per altri sei anni. Così altre decine di milioni di euro di soldi pubblici si aggiungeranno ai 50 milioni già spesi per l’affitto dei due immobili al centro dello scandalo giudiziario. Per l’altra palazzina invece la Regione Lazio ha inviato la disdetta e dovrà pagare l’affitto fino a febbraio 2016. Guardando attentamente le date, le plusvalenze stesse sembrerebbero essere state agevolate proprio da Lazio Service. Per il primo immobile il 15 gennaio 2009 viene stipulato, con la Belgravia Invest di Pulcini, il contratto di affitto per sei anni, con decorrenza dal 1 marzo 2009 al 28 febbraio 2015, rinnovato ora per altri 6 anni. I Pulcini avevano acquistato la palazzina 15 giorni prima, il 30 dicembre 2008 e, poche settimane dopo la stipula del contratto d’affitto con la società Lazio Service in house della Regione, il 31 marzo 2009 hanno venduto l’immobile all’Enpam. Cedendo l’intero pacchetto, immobile più un affitto milionario garantito per sei anni, i Pulcini hanno incassato una plusvalenza di oltre 20 milioni di euro. Identica consecutio temporum e medesimo risultato per il secondo palazzo. Il 20 gennaio 2010 c’è la firma del contratto d’affitto con la Coedimo, altra società dei Pulcini, con decorrenza dal 1 marzo 2010 al 28 febbraio 2016. Qualche settimana prima, il 15 dicembre 2009, i Pulcini avevano acquistato l’immobile che poi, qualche settimana dopo la stipula del contratto con Lazio Service, il 4 febbraio 2010, hanno venduto, pacchetto completo, all’Enpam, realizzando un’altra plusvalenza simile alla prima. Una situazione questa che i sindacati denunciano da tempo. Usb e Direr hanno segnalato più volte al governatore della Regione Lazio Zingaretti ed alla Procura di Roma sia i presunti sprechi di denaro pubblico legati a questa vicenda, sia la possibile mancanza delle previste condizioni di sicurezza per i lavoratori trasferiti presso gli edifici in questione. Si perché, i sindacati ipotizzano che la Regione, oltre a non aver fatto la dovuta ricognizione preventiva degli altri stabili demaniali che potrebbero essere occupati gratuitamente o a costi decisamente più bassi, sembra che stia utilizzando per i propri uffici due palazzine che non presentano neppure i requisiti di sicurezza stabiliti per legge. “Innanzitutto – spiega Domenico Farina, coordinatore Usb pubblico impiego in Regione – risulterebbe che gli immobili in questione siano accatastati con una destinazione d’uso commerciale e non sarebbe quindi possibile utilizzarli come uffici pubblici. Poi ci sono una serie di problematiche importanti, inerenti l’agibilità dei locali e la sicurezza sul luogo di lavoro che sono state più volte segnalate agli organi preposti, compresa la Regione Lazio, senza ottenere nessuna risposta. Ma, al di là di tutte queste pur gravi problematiche, risulterebbe quanto meno opportuno che la Regione Lazio si ‘sfilasse’ da questa situazione che definire torbida è poco. Immobili demaniali gratis, o a prezzi contenuti, per ospitare uffici della Regione ce ne sono e, anche se non fossero disponibili, Zingaretti potrebbe perlomeno decidere di allocare gli uffici in palazzi che non sono al centro di inchieste giudiziarie di questa portata, anche alla luce – conclude Farina – degli ultimi fatti di Mafia Capitale che hanno travolto esponenti politici e funzionari della Regione Lazio”. I due sindacati hanno più volte chiesto alle istituzioni preposte, compresa la Regione, anche di verificare la “legittimità del titolo di occupazione dell’immobile”, come si legge nell’ultima missiva inviata, poiché per una parte del primo palazzo è stato sottoscritto un comodato d’uso con la controllata Lazio Service e per il secondo, Luca Fegatelli (dirigente regionale arrestato per lo scandalo rifiuti) prima ha tentato anch’egli la via del comodato d’uso con Lazio Service e poi ha adottato un provvedimento di subentro del contratto di locazione. Situazioni entrambe illegittime secondo i sindacati, in quanto Lazio Service, non essendo proprietaria dello stabile, non avrebbe titolo di stipulare contratti di comodati d’uso né subentri nella propria locazione che non siano già previsti nel contratto di locazione stesso stipulato con i legittimi proprietari dello stabile. Sul fronte sicurezza poi i sindacati hanno richiesto, tramite le numerose missive inviate agli organi preposti, “la verifica della destinazione d’uso dell’immobile, l’agibilità, la certificazione impianti ed il certificato di prevenzione incendi, la pendenza di eventuali condoni edilizi, l’idoneità sanitaria dei locali rispetto alla destinazione d’uso come uffici pubblici” visto che gli immobili sono accatastati per uso commerciale, “l’adeguamento dei locali alle norme sulla protezione e prevenzione ai fini della sicurezza nei luoghi di lavoro, il documento di valutazione dei rischi” ed un’altra serie di certificazioni previste per legge, senza ottenere mai risposta. Supposti problemi di sicurezza e presunto danno erariale, è questa in sintesi la denuncia dei sindacati. E la Direr ci tiene a precisare che “il danno erariale generato dalla vicenda dei due immobili affittati da Lazio Service è più ampio ed articolato di quanto non appaia a prima vista. La Regione Lazio liquida a Lazio Service per ciascuno degli operatori che fornisce il servizio una quota comprensiva dei costi relativi non solo alla retribuzione dello stesso, ma anche le quote pro capite di costi strumentali quali spazio/ufficio, telefono, pulizie, vigilanza, riscaldamento, strumentazioni e via discorrendo. Tuttavia un gran numero di tali dipendenti prestano ancor oggi servizio in sedi regionali, per cui per tali dipendenti la Regione fornisce a proprie spese spazi, scrivanie, computer, pulizie, riscaldamento etc, pagando di fatto due volte tali costi strumentali”. Alle richieste di chiarimenti inviate una settimana alla Regione Lazio in merito alla vicenda descritta la nostra redazione non ha ottenuto nessuna risposta.

Luca Teolato

 

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