La Toscana e la Puglia aprono due fronti interni spinosi per Schlein. In realtà è la Toscana a riproporre una forte conflittualità che in Puglia non è mai cessata.
Raggiunto l’accordo con Conte per la candidatura di Eugenio Giani che la segretaria voleva liquidare, a Firenze il problema è, guarda caso, Matteo Renzi. Che, con Italia Viva, vuole fare il pieno di preferenze.
Antonio Decaro ci sta ripensando. Potrebbe rinunciare a candidarsi alla presidenza in Puglia lasciando il cerino in mano a Largo del Nazareno. E se lo facesse l’obiettivo non potrebbe che essere uno solo: scalzare Schlein dalla segreteria del partito.
Da sempre sul fronte opposto, schierato con Bonaccini al congresso del 2023, forte di oltre 500mila preferenze che lo hanno fatto l’uomo più votato in assoluto nella circoscrizione Sud alle europee, l’ex sindaco di Bari è fortemente contrariato dalle pressioni continue che gli arrivano da Roma per inserire nelle liste l’uscente Michele Emiliano.
Tesi ribadita da FdI pugliese: “Il giovane Antonio Decaro, candidato alla presidenza della Regione, sta facendo di tutto per togliersi di dosso l’odore ancestrale del suo creatore (Michele Emiliano) e, forte dell’ultimo successo editoriale, decide di essere ‘vicino’ al nuovo asse (Conte&Renzi), con una strategia politica che ha ben chiaro in mente: la presidenza della Puglia è il trampolino di lancio per diventare segretario nazionale del Pd, e, in seguito, candidato premier”.
.Se Elly Schlein rischia il cortocircuito in Campania e in Puglia, Giorgia Meloni è nel fango in Veneto, e in dolce attesa all’ombra del Vesuvio.
Regionali Veneto: la forza di Zaia e i timori di Fdi e FI
L’unico passo avanti nel rebus veneto riguarda il possibile candidato al trono: il favorito resta Alberto Stefani, segretario della Lega e vice federale. Il braccio di ferro con Fratelli d’Italia potrebbe finire con la conferma di un Presidente della Lega. A meno che il tavolo non salti per la richiesta di Luca Zaia, appoggiata da Matteo Salvini: una lista del Doge in coalizione. È lo spettro che agita gli alleati, nel 2020 il raggruppamento presentato dal Presidente fece man bassa di voti: il 44,6%. Lasciando le briciole ai partiti tradizionali. Cinque anni dopo, Fdi e Forza Italia vorrebbero evitare lo sconquasso. Il vicepresidente del Consiglio, consapevole di quanto pesi il Veneto per il suo futuro, minaccia: se Zaia non potrà avere la sua lista, lo candido capolista in Consiglio Regionale nella Lega.
Regionali Campania: Cirielli favorito ma i sondaggi dicono Carfagna…
In Campania la coalizione di Giorgia Meloni ha deciso di godersi fino in fondo il “posto al sole”, allestito da Vincenzo De Luca, che sta riuscendo nell’impresa di tenere sul filo il “predestinato” Roberto Fico. La caccia al tesoro del centrodestra non lesina nuove estrazioni: l’ultima è la deputata campana Mara Carfagna. L’ex ministra è risultata la più gradita del centrodestra da un sondaggio di Nicola Piepoli; il Presidente di Noi moderati Maurizio Lupi prende la palla al balzo e incita gli alleati: “È lei la nostra carta”.
In ballo, da settimane, altri nomi: il viceministro degli Esteri Edmondo Cirielli, il deputato leghista Giampiero Zinzi, la Presidente del Tribunale di Napoli Elisabetta Garzo, il Presidente dello Zes Giosy Romano. La premier non vorrebbe cedere agli azzurri (che puntano su Romano) anche la Campania (oltre alla Calabria dove corre il Presidente uscente Roberto Occhiuto), per cui il favorito resta Cirielli. Si deciderà entro fine mese, quando lo “psicodramma” del Pd si esaurirà.
Il risultato che farà la differenza però si disputerà nelle Marche, il confronto tra l’uscente Francesco Acquaroli e l’eurodeputato Matteo Ricci è di quelli in grado di assegnare la vittoria o la sconfitta delle due coalizioni. La schedina è statica: si voterà (oltre che in Val d’Aosta), nelle Marche, in Veneto (centrodestra), Toscana, Campania e Puglia (centro sinistra) e Calabria (centro destra).
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