Regeni, a Fiumicello la famiglia ricorda in silenzio: ora la verità

E’ il silenzio a “parlare” questa sera. Il silenzio di una piazza gremita, quella di Fiumicello, che “non molla” e che alle 19.41 si ferma per chiedere ancora una volta “verità e giustizia” per Giulio Regeni. A tre anni dalla sparizione del giovane ricercatore friulano a Il Cairo, all’ora esatta in cui partì l’ultimo messaggio dal suo cellulare, Fiumicello si illumina di giallo, colore simbolo di Amnesty International, e in una “staffetta” ideale di fiaccole raggiunge le altre 100 piazze d’Italia, che da nord a sud lamentano l’assenza di risposte per la morte di Giulio. In piazza ci sono la mamma, Paola Deffendi, il papà, Claudio, e la sorella, Irene. Accanto a loro il presidente della Camera, Roberto Fico, che prima di raggiungere il centro del paese ha sfilato con la famiglia, sempre accanto al padre, lungo le vie nella “Camminata dei diritti”. In centinaia, avvolti nelle loro sciarpe, hanno accompagnato il Governo dei giovani, progetto di cittadinanza attiva e partecipazione democratica che coinvolge studenti e amministrazione comunale, nella marcia per ricordare gli articoli della Convenzione sui diritti dei bambini e degli adolescenti. Presente alla manifestazione anche Denis Cavatassi, l’italiano condannato a morte in Thailandia e poi assolto dalla Corte Suprema condannato, che ha incontrato la famiglia Regeni e il presidente della Camera. La serata prosegue con una tavola rotonda: sul palco anche una sedia libera con una rosa, che Paola Deffendi ha lasciato simbolicamente ad Amal Fathy, moglie del consulente legale egiziano della famiglia Regeni.

“Quando sono andato a parlare con il Presidente egiziano Al Sisi gli ho detto che l’Italia sa che sono stati gli apparati dello stato egiziano a rapire, torturare e uccidere Giulio Regeni e lo Stato egiziano deve fare verità su se stesso”. È quanto ha detto il Presidente della Camera, Roberto Fico, ai microfoni del La Vita in Diretta, il programma di Rai1 condotto da Francesca Fialdini e Tiberio Timperi. “Lo Stato italiano deve ogni giorno, insieme alla famiglia, chiedere verità e giustizia. Dobbiamo provare ogni tipo di strada per cercare di far si che l’Egitto inizi un processo vero”, ha aggiunto. “La famiglia Regeni non si è mai arresa e chi non si arrende mai non può essere mai sconfitto. E’ questo il messaggio che lanciamo all’Egitto”, ha detto ancora. “Quello che è accaduto a Il Cairo poteva capitare a qualsiasi dei nostri figli e non bisogna voltarsi dall’altro lato, mai”, ha concluso.

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