Referendum Giustizia: Sì ancora avanti

In Italia, fronte politico, si infiamma la battaglia sul referendum giustizia del 22 e 23 marzo. Giorgia Meloni in primo piano. Da una parte, dopo gli attacchi ai giudici, frena e si allinea al presidente Sergio Mattarella che aveva ribadito la necessità del rispetto tra istituzioni. Dall’altra, mette le mani avanti: “Non è un voto sul mio governo. Per mandarmi a casa bisogna aspettare le elezioni tra un anno”.

C’è chi dice No, e per accreditarlo dà i numeri. Ma a smontare il castello di carte della sinistra ci pensa il primo rapporto di Human Data, la nuova piattaforma AI –driven lanciata da SocialCom e Spin Factor che raccoglie, analizza e spiega i dati di tutti i social network, integrandoli anche con le ricerche demoscopiche – lanciata ieri, e che è già di fatto la leader del mercato nei settori delle istituzioni e del corporate. I numeri parlano chiaro: a un mese dal voto del 22 e 23 marzo, il Sì mantiene saldamente il vantaggio con il 53%, contro il 47% del No. Nonostante il tam-tam mediatico e possibili rimonte della cordata del No annunciate, il divario nelle ultime due settimane resta invariato. Insomma, i numeri col segno più su un imminente rilancio e sorpasso delle toghe rosse, al momento sembrano rimanere al palo.

Non solo. Le ragioni dei sostenitori del Sì e quelle del No sui social network appaiono molto chiare. Chi è a favore della riforma parla di separazione delle carriere e terzietà del giudice (25%), di tutela dell’imputato (20%), di responsabilità del magistrato (18%), di uno stop allo strapotere delle correnti (16%) e di modernizzazione della giustizia (13%). Chi è contro, invece, si concentra su: rischio controllo politico sul Pm (31%), politicizzazione del referendum (21%), inadeguatezza del sorteggio (17%), riforma lontana dai bisogni reali (15%) e costi delle nuove strutture (11%).

E ci chiediamo: è questo il nuovo corso del Nazareno? La  la strategia del No si basi quasi esclusivamente sulla “paura”, andando spesso fuori tema e ignorando i bisogni reali di chi ha subito errori, torti non sanati o disservizi della giustizia.

Tanto è vero che, mentre il fronte del Sì parla di terzietà del giudice (25%) e tutela dell’imputato (20%), il fronte del No risponde con lo spauracchio del “controllo politico sui pm”: una tesi che ormai convince solo gli addetti ai lavori e i fan delle toghe rosse a oltranza.

Pertanto, mentre il fronte del Si corazzato da figure autorevoli nel dibattito continua a spiegare in concreto e argomentando punto per punto, i vantaggi di una riforma storica, la sinistra continua a trincerarsi dietro lo spauracchio di allarmismi e timori, trincerandosi da dietro le quinte coi vip di turno da portare sul palco e sotto i riflettori social in veste di proseliti della causa del No. La sensazione però è che, dopo aver perso la bussola politica, la sinistra stia perdendo anche il senso della misura  dell’approccio e dell’entità dei contatti con il Paese reale. Il 22 marzo si vota per la Giustizia, non per il David di Donatello. E i cittadini, a differenza degli spettatori di un cinepanettone, non hanno nessuna voglia di scherzarci su…

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