Referendum e Renzi: ‘Noi volevamo lo spacchettamento…’

Manca meno di  un mese  al referendum costituzionale che, secondo  Renzi, serve a sistemare il passato. Ma non è vero che il passato sia tutto da buttare. In questo passato c’è la Resistenza, c’è l’elaborazione di una Costituzione che evidentemente non gli piace, ma che ha retto settant’anni a conferma di una validità che ha superato qualche limite del tempo, un boom economico a volte confuso e disordinato, la costruzione, negli anni Sessanta ad opera delle lotte operaie e di un partito realmente riformista come il Psi,  con un welfare che ci mise in qualche maniera al passo con i paesi più avanzati d’Europa. Insomma, quando parla di regolare i conti con il passato, sarebbe meglio dire quali passaggi di questo passato intende rimuovere. Perché, se guardiamo le cose dalla parte dei cittadini, si ha l’impressione che il regolamento di conti riguardi, ad esempio, proprio il welfare con l’attacco alle pensioni e ai pensionati che insieme ai giovani da questo Paese fuggono per trovare all’estero condizioni di vita migliori, una sanità sempre più avara che costringe molti connazionali a rinunciare alle cure perché sempre più costose, a un mercato del lavoro flessibilizzato sino al limite dell’insopportabilità che obbliga i giovani a posticipare sistematicamente l’inizio del proprio futuro.  Esaltando la sua riforma costituzionale, Renzi ha spiegato che attraverso essa si realizza una semplificazione che trasformerà la nostra burocrazia nell’eterno regno delle virtù. ‘La costituzione e le leggi ce lo impediscono ma noi avremmo avuto tutto l’interesse a spacchettare, più vai sul quesito, più la gente è favorevole’,  afferma Renzi, a Radio Montecarlo, dove dice che sarebbe stato favorevole allo spacchettamento dei quesiti referendari. Se vince il sì,  aggiunge,   entrando nel merito del referendum,  ci sono meno posti della politica e la politica si semplifica, se vince il ‘No’ per la politica resteranno l’instabilità, gli inciuci, gli accordicchi.  Al referendum chi è l’antisistema?, chiede il premier: ‘Chi difende i rimborsi dei consiglieri, i super stupendi dei senatori, i professoroni che con una superpensione criticano la riforma o un gruppo di persone che provano a cambiare il paese? Io ho 41 anni, non rappresento il sistema, lo sono quelli che per 30 anni potevano cambiare e se ne sono allegramente disinteressati e ora sono tornati più per tornare al potere che per altro’.  Alla fatidica domanda del cosa farà se vince il ‘No’ al referendum, risponde: ‘Vince il sì, così la smettiamo di parlare di cosa faccio. Mettiamola così: io ho 42 anni, considero un privilegio aver servito il paese per due anni, se devo stare in Parlamento a galleggiare non sono adatto, posso farlo solo se posso cambiare il paese. Chi vota no per antipatia rifletta, il voto non è un dispetto a me. Da quando sono premier le tasse hanno cominciato a scender ma sono d’accordo che è ancora troppo poco’.  Ieri sera da Fazio su Rai3 afferma: ‘Io non sono in grado di restare nella palude. Uno sta al potere finché può cambiare se dobbiamo lasciare le cose come stanno vengano altri che son bravi a galleggiare’.  Fabio Fazio legò le sue dimissioni all’esito del referendum. ‘Quindi si dimetterà?’, gli viene chiesto. ‘E che facciamo, lo stesso errore?’, scherza Renzi che poi afferma: ‘La  politica non è l’unica cosa che conta nella vita. La riforma  è un treno che ripassa tra 20 anni, se ripassa. Non troverete un solo politico disposto a ridursi lo stipendio. Oggi si ha paura a dire sì. Il referendum non è il Congresso del Pd. Chi vuole il Congresso del Pd deve aspettare il 5 dicembre, da lì in poi ci sarà un bellissimo Congresso’. Il premier di dice anche d’accordo con documento del Pd sull’Italicum: ‘Si, accetto modifiche. Sono d’accordo. Ma  la legge elettorale non c’entra con la riforma.

Cocis

 

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