Referendum costituzionale e Cinque Stelle

Il referendum costituzionale che ha segnato la caduta di Matteo Renzi fotografa l’orientamento degli elettori a votare  contro il governo in carica. Non solo nelle elezioni politiche, ma anche nelle consultazioni referendarie,   certifica l’Istituto Cattaneo. In assenza di percepibili vie d’uscita alla crisi economico-sociale, il voto anti-establishment sfrutta ogni occasione per giudicare chi governa. Anche un referendum costituzionale,  annotano i curatori, può così facilmente trasformarsi in referendum sociale. L’analisi comparata dei flussi di voto tra elezioni politiche 2013, le prime ad esprimere uno scenario tripolare,  e referendum costituzionale genera riflessioni interessanti per tutte le forze politiche che hanno lavorato per canalizzare il ‘Sì’ o il ‘No’.

La prima osservazione riguarda la saldezza e affidabilità dei rispettivi elettorati. Mentre i simpatizzanti di Pd e Forza Italia,   eredi di un bipolarismo che non c’è più,  inequivocabilmente si frammentano, l’unica base a rivelarsi di compattezza granitica è quella del Movimento 5 Stelle.

Tra i vincitori ‘politici’ della tornata certamente figura il centrodestra berlusconiano, ma l’esame dei flussi consegna un quadro magmatico e per nulla incoraggiante. L’invito al ‘No’ di Silvio Berlusconi è stato seguito  da poco più della metà dei votanti di Forza Italia nel 2013.

Quel che  il Pd renziano ha totalizzato tra gli elettori berlusconiani, e soprattutto tra i centristi che nel 2013 si erano espressi per Mario Monti,   non è  bastato a compensare la diaspora interna dei bersaniani e dalemiani, compattamente schierati per il ‘No’. In media un elettore dem su quattro  ha negato il suo consenso al premier, con punte del 33% a Torino  e del 45% a Cagliari. Un dato sui cui riflettere in vista del congresso Pd. Renzi ha anche pagato dazio al basso tasso di partecipazione al Sud, dove il quesito costituzionale non ha scaldato platee più affezionate ad altre votazioni.

L’alta affluenza alle urne, superiore ai referendum 2011 e 2006 e di poco inferiore alle politiche 2013, rivela un voto fortemente politico che rimescola le carte di quasi tutti i partiti e toglie ogni barriera alle ambizioni dei 5 Stelle.

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