Reddito di cittadinanza e salario minimo visti da Di Maio

Le domande per il reddito di cittadinanza presentate al 15 luglio sono 1.401.225, di cui 895.220 accolte. Lo fa sapere l’Inps. La Regione in cui le richieste sono maggiori è ancora la Campania (quasi 241.000), seguita dalla Sicilia (215.000). All’opposto, sono circa 1.800 quelle arrivate dalla Valle d’Aosta.

“Lo ribadiamo ancora una volta: noi siamo orgogliosamente diversi dal Pd e non vogliamo avere nulla a che fare con un partito che invece di supportare la nostra battaglia di civiltà nei confronti dei cittadini, ha saputo criticare il reddito di cittadinanza e oggi sta facendo le barricate contro il salario minimo. Noi siamo profondamente diversi da questi individui che hanno tradito la fiducia degli italiani”.Così in un post su Fb Luigi Di Maio in cui fa anche riferimento all’intervista di Dario Franceschini.

In realtà non c’è veridicità in quello che afferma Di Maio. I dati reali  sono stati forniti da Claudio Durigon, sottosegretario al Welfare, rispondendo a un’interrogazione alla Camera dei Deputati. La pensione di cittadinanza prevede il possesso di tutti i requisiti di accesso al RdC più il paletto di età, per cui tutti i componenti del nucleo familiare devono avere almeno 67 anni (con l’unica eccezione della presenza di persone con disabilità, che possono non avere raggiunto questa età).

I dati: su un totale di 1 milione 372mila 009 istanze presentate, l’INPS ha assegnato 737mila 159 assegni di Reddito di Cittadinanza e solo 102mila 661 di Pensione di Cittadinanza. Non solo: quasi la metà di questi ultimi hanno ottenuto meno di 100 euro al mese, un altro 20% è sotto i 200 euro.

Le cifre precise fornite da Durigon:

  • 15.148 pensioni di cittadinanza tra 40 e 50 euro,
  • 31.426 tra 50 e 100 euro mensili,
  • 21.108 prestazioni sono comprese tra 100 e 200 euro al mese,
  • 17.579 tra 200 e 400 euro,
  • 15.514 tra 400 e 780 euro,
  • 899 domande superano i 780 euro al mese.

 “Vi diranno tutti che non si può fare, semplicemente perché non lo vogliono fare, mentre in 22 Paesi europei già è legge da molti anni. Parlano facile certi politicanti con il portafogli gonfio e stipendi da quasi 15 mila euro al mese. Ma noi non ci arrendiamo e vi prometto che presto diventerà legge anche in Italia”. Lo scrive su Facebook il vicepremier e ministro del Lavoro Luigi Di Maio, che in un video allegato ai social annuncia “novità nei prossimi giorni” a proposito della proposta di legge sul salario minimo orario, che è all’esame della commissione Lavoro del Senato. “Dobbiamo farlo il primo possibile”, aggiunge ricordando che consiste nel garantire almeno 9 euro lordi all’ora. “Altrimenti non è lavoro, è schiavitù!”. Il leader politico del M5s ricorda anche che si tratta di una battaglia che è nel dna del Movimento dal 2013 e che è scritta nel contratto di governo, consapevole che riceverà “attacchi che sono gli stessi che abbiamo ricevuto sul decreto dignità”. E conclude: “Questa non è solo una legge del Movimento 5 Stelle, è molto di più. È una battaglia di tutti, è una battaglia di civiltà!”.

Ma il  disegno di legge sull’introduzione del salario minimo, cavallo di battaglia dei 5 Stelle è diventato un nuovo terreno di scontro tra il Movimento e la Lega, mentre i lavori al Senato procedono al rallentatore.

L’approdo nell’Aula di Palazzo Madama è previsto per il 23 luglio, sempre che nel frattempo il provvedimento sia stato approvato dalla commissione Lavoro. “In Commissione non è ancora terminato l’iter – spiega  Susy Matrisciano, senatrice del MoVimento 5 Stelle membro della Commissione Lavoro, relatrice del ddl – servono i pareri della Bilancio per iniziare la fase di votazione degli emendamenti. Stiamo seguendo quello che è l’iter dei lavori dell’Aula e della Commissione”.

Considerando l’approssimarsi della pausa estiva e lo stallo dei lavori in Commissione, si profila un rinvio dell’esame del provvedimento alla ripresa dei lavori in autunno quando però l’attività sarà concentrata sulla sessione di bilancio. Oggi il M5s è tornato in pressing sulla proposta: il vicepremier Luigi Di Maio su Facebook ha parlato di una “battaglia di civiltà” e ha promesso che “presto diventerà legge anche in Italia. Basta stipendi di 500-600 euro al mese”.

Di Maio attacca “chi in questo momento sta rallentando” il provvedimento perché “sta dando una pugnalata a quei lavoratori”. Il ministro infine annuncia sul tema “novità” nei prossimi giorni. Immediata la replica della Lega tramite il sottosegretario Durigon: “Pronti con il salario minimo a costi perlomeno invariati per le Pmi”. E aggiunge: “Non possiamo permetterci altri stati di crisi che fino ad oggi sono stati gestiti passivamente con la reintroduzione degli ammortizzatori sociali. E’ necessario per creare lavoro dignitoso dare sostegno alle piccole e medie imprese, incentivandole e non creando nuovi costi”.

La proposta grillina contro cui sono schierate tutte le parti sociali, tranne i sindacati autonomi e di base, è frenata dalla Lega che teme contraccolpi per il mondo produttivo, soprattutto in termini di aumento del costo del lavoro. Matteo Salvini lo scorso 15 luglio durante una pausa dei lavori della riunione con le parti sociali al Viminale era stato chiaro: “Sul salario minimo occorre prima ridurre la pressione fiscale e burocratica a chi i salari li paga”. Secondo il Ddl, che la senatrice 5S Nunzia Catalfo ha presentato a luglio del 2018 e modificato nel corso dell’iter parlamentare, il trattamento economico minimo orario previsto dal contratto collettivo nazionale non puo’ essere inferiore ai 9 euro lordi. Il salario minimo a 9 euro determinerebbe un maggiore costo del lavoro compreso in una forchetta tra i 4,3 miliardi stimati dall’Istat e i 6,7 miliardi stimati dell’Inapp (ex Isfol).

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