Recovery Plan, Draghi al Parlamento

Conclusosi il confronto con l’Unione Europea, il presidente del Consiglio Mario Draghi avanza verso l’ultima tappa relativa al percorso del Recovery Plan: il voto di Camera e Senato. Ieri l’ex numero uno della Bce presenta il Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza (Pnrr) a Montecitorio  – oggi a Palazzo Madama – con replica calendarizzata a martedì mattina per dare ampio spazio al dibattito.

Nel suo discorso alla Camera dei Deputati, il premier Mario Draghi ha esordito così: “Sbaglieremmo tutti a pensare che il Pnrr sia solo un insieme di progetti ambizioni quanto necessari. Va letto anche in altro modo: metteteci dentro la vita degli italiani,  le attese di chi ha sofferto la pandemia, l’aspirazione delle famiglie, le giuste rivendicazioni di chi non ha un lavoro o di chi ha dovuto chiudere, l’ansia dei territori svantaggiati, la consapevolezza che l’ambiente va tutelato”.

Ancora Draghi: “Nell’insieme dei programmi c’è il destino del Paese, la sua credibilità”.

Secondo Draghi, “ritardi, inefficienze, miope visioni di parte anteposte al bene comune, peseranno direttamente sulle nostre vite e soprattutto su quelle dei più deboli, dei nostri figli e nipoti, e forse non ci sarà più tempo per porvi rimedio”.

Il premier ha spiegato che le risorse fornite attraverso il piano sono “pari a 191,5 miliardi”.

“Il Governo ha deciso di stanziare ulteriori 30,6 miliardi per il finanziamento di un Piano nazionale complementare da affiancare al dispositivo europeo. Questo piano complementare finanzia progetti coerenti con le strategie del Pnrr, che tuttavia eccedevano il tetto di risorse ottenibili dal dispositivo europeo. Il Pnrr e il Piano complementare sono stati disegnati in modo integrato: anche i progetti del secondo avranno gli stessi strumenti attuativi”.

Secondo il presidente del Consiglio “la buona riuscita del piano richiede uno sforzo corale. Il Parlamento ha effettuato con rapidità un ingente lavoro di sintesi delle istanze, un lavoro che ha contribuito alla stesura finale del piano. Questo si è affiancato alla intensa collaborazione con diversi ministeri. Un lavoro che ha grandemente beneficiato dell’azione già svolta dal precedente governo”.

Draghi ha avvertito che l’opera “fallirà se in tutte le categorie, in tutti i centri, non sorgeranno degli uomini pronti a sacrificarsi per il bene comune”.

Il messaggio del premier: “A noi l’onere e l’onore di preparare nel modo migliore l’Italia di domani”.

Draghi ha spiegato: “Il piano ha 3 obiettivi principali. Il primo, con un orizzonte temporale ravvicinato, risiede nel riparare i danni economici e sociali della crisi pandemica. La pandemia ci ha colpito più dei nostri vicini europei. Abbiamo raggiunto il numero di quasi 120 mila morti per il Covid-19. Nel 2020 il Pil è caduto dell’8,9%, l’occupazione è scesa del 2,8%, ma il crollo delle ore lavorate è stato dell’11%, il che dà la misura della gravità della crisi”.

Il premier ha aggiunto: “I giovani e le donne hanno sofferto un calo di occupazione molto superiore alla media, particolarmente nel caso dei giovani nella fascia di età 15-24 anni. Le misure di sostegno all’occupazione e ai redditi dei lavoratori hanno notevolmente attutito l’impatto sociale della pandemia. Tuttavia, l’impatto si è sentito soprattutto sulle fasce più deboli della popolazione. Tra il 2005 e il 2019, il numero di persone sotto la soglia di povertà assoluta è salito dal 3,3 al 7,7%, per poi aumentare fino al 9,4% nel 2020. Ancora una volta ad essere particolarmente colpiti sono stati donne e giovani e ancora una volta soprattutto nel Mezzogiorno”.

“Con una prospettiva più di medio-lungo termine, il Piano affronta alcune debolezze che affliggono la nostra economia e la nostra società da decenni: i perduranti divari territoriali, le disparità di genere, la debole crescita della produttività e il basso investimento in capitale umano e fisico. Infine, le risorse del Piano contribuiscono a dare impulso a una compiuta transizione ecologica”.

Il presidente del Consiglio ha precisato ulteriormente: “Il Pnnr ha effetti significativi sulle principali variabili economiche: nel 2026 il Pil sarà di circa 3,6 punti percentuali superiore rispetto a uno scenario di riferimento che non tiene conto dell’attuazione del Piano. Ne beneficia anche l’occupazione che sarà più elevata, di 3,2 punti percentuali rispetto allo scenario base nel triennio 2024-2026”.

Il via libera al Recovery Plan non è in discussione, alla luce della larga maggioranza su cui può fare affidamento il premier.

Il Pnrr poggia le proprie basi nelle pagine del documento che ne traccia le linee teoriche e pratiche: la sfida è far sì che l’Italia cresca rapidamente dal punto di vista economico, culturale e sociale, nel momento in cui la pandemia dettata dal Covid sarà debellata e di conseguenza si potrà tornare alla normalità.

Il Consiglio dei ministri per l’approvazione definitiva al Pnrr, secondo fonti di governo, potrebbe riunirsi lungo la giornata di giovedì prossimo, il 29 aprile.

Come nella premessa al testo del Pnrr,  Mario Draghi punta tutto sulla straordinarietà del momento e del piano, un crocevia fondamentale per il futuro del Paese. Un treno che passa una sola volta e che non si può perdere. E che poi si dovrà far viaggiare in perfetto orario. Il Recovery plan sarà il perno della politica italiana dei prossimi anni. Tutto dipenderà da questo piano, a prescindere dal colore dei governi che si susseguiranno. E anche per questo motivo forze politiche tanto distanti tra loro hanno deciso di sostenere il governo Draghi. Per dare un contributo, per mettere qualcosa di proprio.

La diretta streaming del canale YouTube della Camera dei deputati

La governance

“La governance è fondata su diversi livelli. La gestione delle risorse è di competenza dei Ministeri e delle autorità locali. Le funzioni di monitoraggio e i contatti con la Commissione sono affidate al Mef. Infine è prevista una cabina di regia presso Palazzo Chigi. Regioni ed enti locali avranno un ruolo centrale nell’attuazione del piano”.

Le missioni

Il primo obiettivo è la trasformazione digitale del Paese. L’obiettivo è promuovere la digitalizzazione del nostro PaeseÈ facile parlare di rete ultra veloce e internet. Noi vogliamo permettere agli studenti di avere la miglior esperienza formativa, vogliamo che le persone sole siano assistite nel miglior modo possibile, vogliamo che i servizi della pubblica amministrazione siano fruibili senza costi e senza inutili perdite di tempo. Per il rilancio della cultura e del turismo, la prima linea di intervento è quella che prevede interventi per la valorizzazioni di siti storici anche piccoli, non solo grandi attrattori.

La seconda missione è quella della rivoluzione verde. Si tratta di una missione importante. L’Italia è particolarmente esposta a rischi climatici rispetto ad altri paesi. La missione assicura un passaggio equo ed inclusivo verso un sistema sostenibile. Per il Superbonus al 110% sono previsti oltre 18 miliardi. Non c’è alcun taglio rispetto al vecchio governo.

La terza missione è quella delle Infrastrutture per una mobilità sostenibile. Ci sono ad esempio misure per migliorare la capacità anche logistica dei porti, ad esempio.

La quarta missione è quella di Informazione e ricerca. Si intende migliorare i servizi di istruzione a partire da asili nido e scuole materne. Riguardano il miglioramento dell’istruzione professionalizzante, la riforma e l’ampliamento dei dottorati, la ricerca.

Quinta missione, Inclusione e coesioneSono previsti investimenti per la formazione dei lavoratori, misure per favorire l’occupazione giovanile, misure per l’imprenditorialità femminile e misure per ridurre il gap di genere. Importanti risorse sono destinate a strutture che si occupano di anziani non auto-sufficienti, famiglie in difficoltà, persone con disabilità.

La missione sei riguarda la Salute. Si tratta di un bene pubblico. Le riforme hanno due obiettivi: rafforzare la prevenzione e digitalizzare il sistema sanitario per garantire a tutti un accesso equo alle cure”.

Di seguito il video con la diretta dei lavori alla Camera.

Il testo atteso a Bruxelles

Dopo il passaggio alla Camera e al Senato (26 e 27 aprile), il testo sarà trasmesso a Bruxelles per la valutazione e l’assegnazione della prima parte dei fondi. Secondo le indiscrezioni degli ultimi giorni, l’Ue avrebbe sollevato qualche interrogativo su alcuni aspetti del piano italiano, con Mario Draghi che avrebbe contattato telefonicamente Ursula von der Leyen chiedendo fiducia e rispetto per l’Italia.

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