Recensione “Spamalot”: risate e successo con Elio nei panni di Re Artù

Surreale, esilarante, folle e grottesco: se si potesse sintetizzare in poche parole l’esperienza di assistere allo spettacolo “Spamalot” con Elio, queste sarebbero sicuramente le prime che vi verrebbero alla mente, mentre usciti dal teatro vi ritrovate a ridacchiare ripassando nella mente gli sketch irresistibili che questo spettacolo racchiude, o nei giorni a venire quando dopo aver perso il bus che vi porta a lavoro per esempio, invece di inveire, vi verrà solo da canticchiare: “Always look at the brightside of Life!!”
Come? Potere della risata! E quando il teatro comico è fatto bene questo potere è assoluta magia!
Lo spettacolo andato in scena fino a domenica scorsa al Teatro Brancaccio, dopo una lunga e fortunata tournée tra i teatri italiani, è stato un assoluto successo con risate e applausi a scena aperta per tutta la durata dello show. Insieme ad Elio ci sono 15 artisti tra attori, danzatori, cantanti che ballano, cantano e intrattengono magistralmente il pubblico. Tratto dalla versione teatrale del successo cinematografico “Monty Python e il Sacro Graal” (1975), la celebre parodia della saga di re Artù e dei suoi cavalieri alla ricerca del sacro Graal, “Spamalot” nella versione Italiana di Elio e con l’adattamento di Rocco Tanica, ha trascinato il pubblico nel mondo spamalotassurdo, colorato, divertente e pazzesco dei Monty Python consegnando anche a noi italiani questo travolgente spettacolo divenuto già da anni un show di culto in Usa e all’estero. La versione teatrale del film è del 2004, e fu scritta da Eric Idle (uno dei principali membri dei Monty Python), con le musiche dello stesso Idle e di John Du Prez, ed ha regalato alla famosissima formazione comica inglese ben 3 Tony Awards. Unica avvertenza se siete degli snob, e per voi il teatro è solo quello aulico, e la commedia di qualità secondo voi non ammette quella sana “stupidità”, che porta alla risata di pancia “Spamalot” non fa per voi… ma non sapete cosa vi perdete! Il testo è quanto di più pythoniano ci sia, con una serie di favolose, folli invenzioni comiche tutte basate sul non sense, il surreale, il fantastico, il politicamente scorretto e il demenziale. Nella comicità dei Monty Python c’è una sola regola: non ci sono regole! Sacro e profano si mischiano, l’alto e il basso si contaminano, il teatro incontra la tv e il cabaret, il comico e il farsesco si sposano, e la” quarta parete” viene abbattuta più volte, coinvolgendo il pubblico direttamente nello spettacolo. E la gente ride, ride di cuore! Come quando si era bambini, senza filtri, senza intellettualismi pomposi, ma con la grande intelligenza e l’ironia che è necessaria per non prendersi sul serio e creare dell’ottimo teatro comico. Tutto questo viene perfettamente reso dalla traduzione e dall’adattamento di Rocco Tanica, cui va il merito di restituire al pubblico anche nella nostra lingua, gli stessi giochi di parole, lo humour inglese, le battute fulminanti e i surreali lampi di genio del testo originale, che viene perfettamente rispettato, ma che si arricchisce di uno sprint tutto italiano. Il ritmo dello spettacolo al Brancaccio è incalzante, la sceneggiatura scorre fluida tra gag demenziali, balli e siparietti comici e dissacranti, in cui la presa in giro non si risparmia a nessuno, qui la satira colpisce tutti senza però mai veramente offendere alcuno, come solo i Monthy Pyton sanno fare. Fedelissimi al testo originale, in scena ecco che Elio e i suoi onorano i Monty Pithon prendendo di mira: lo showbiz anglosassone( Andrew Lloyd Webber), gli ebrei, le suore, i francesi, persino Dio e la morte, così via per tutto lo spettacolo, non ci sono sconti per nessuna tematica o categoria. Re Artù è Elio, che regala alla sua interpretazione la sua presenza e naturale simpatia, i tempi comici e la recitazione sono impeccabili, ed è perfetto così, nella parte del re presuntuoso, comicamente goffo e sciocco. Il plot è quello tipico dei cicli cavallereschi letterari: dopo aver vagato per l’Inghilterra, ed aver radunato una compagine” sgangherata” di “valorosi cavalieri”, che più buffi non si può, per la sua tavola rotonda, Elio-Artù riceve da Dio stesso l’arduo compito di ritrovare il Santo Graal, la coppa, cioè, nella quale secondo la leggenda fu raccolto il sangue di Gesù. Così Artù e i coraggiosi cavalieri a dorso di invisibili cavalli ( come nel film è uno scudiero ad evocarne sulla scena la presenza, sbattendo due noci di cocco per emettere il rumore degli zoccoli, con inevitabili effetti comici) si lanciano nell’ impresa. Errando in lungo ed in largo per la Terra, Artù e i cavalieri della “tavola molto, molto rotonda” incontrano così oscuri castelli, popoli minacciosi, maghi malvagi e affascinanti streghe. La compagine così attraversa mille avversità, per raggiungere l’ epico scopo e compiere il destino affidatogli da Dio stesso.
Ma si tratta pur sempre d’una parodia, e perciò l’epica impresa, che sembra uscita dalla penna di un bardo, è invece solo la scusa per sfoderare la più divertente e rivoluzionaria sfilata di gag e personaggi comici che il teatro abbia mai visto: il bellissimo Dennis che passa da contadino paladino dei lavoratori a cavaliere di re Artù nell’ambito di una sorta show tv assurdo con ballerine e cheerleader, la bella principessa che è in realtà un principe gay che a dispetto del burbero padre vuole solo cantare, Lancillotto che da violento e burbero si scopre gay e delicato, e fa outing in un coloratissimo balletto brasiliano sulle note di YMCA, Dio che” impreca” nominando se stesso e Gesù, l’irriducibile cavaliere nero che non vuole cedere il passo a nessun costo nemmeno senza braccia e gambe, il coniglio di Troia, il castello di Fructis de Garnier(trovata geniale dell’adattamento italiano), il menestrello che deride il “prode Robin” cavaliere fifone, i terribili quanto divertenti “Cavalieri che dicono Ni”, il mago pazzo e il coniglietto di peluche assassino che custodisce la grotta del Graal e tantissime altre scene e trovate esilaranti. In scena al fianco di Elio, i cavalieri : Thomas Santu(Sir Lancillotto), Luigi Fiorenti (Narratore/Storico e Principe Herbert), Andrea Spina (Sir Galahad), Umberto Noto (Sir Robin), Giuseppe Orsillo (Patsy), Filippo Musenga (Sir Bedevere).Tutti bravissimi e ricchi di talento ognuno con la sua personalità contribuisce alla massima riuscita dello spettacolo, sfoggiando doti comiche e mimiche straordinarie, fondamentali per aumentare la comicità di certe scene, solo grazie a un gesto o a un‘espressione del volto. Degna di una menzione speciale l’interpretazione della straordinaria Pamela Lacerenza (Dama del Lago), l’unica donna sul palco, che si conferma una cantante e un’attrice di grandissimo talento, con capacità canore fuori dal comune, grande presenza scenica e doti comiche strepitose, grazie alle quali rende la sua Dama del lago davvero memorabile. Spassosissima e chiara dimostrazione del suo talento di cantante è tra le altre la sua interpretazione dei brani “Che cosa è successo alla mia Parte?” e de “La Canzone che fa così”. Da applauso anche il corpo di ballo, risulta veramente trascinante nelle sue esibizioni:Michela Delle Chiaie, Greta Disabato, Federica Laganà, Maria Carlotta Noè, Simone De Rose, Daniele Romano, Alfredo Simeone e Giovanni Zummo. La direzione musicale, impeccabile, è affidata ad Angelo Racz. La regia è all’ insegna del ritmo e sulla scena si alternano momenti comici, balletti trascinanti ed esibizioni canore di rilievo, senza sbagliare mai un colpo. Non per niente la regia è stata affidata alla mano sapiente del grande regista di musical, Claudio Insegno, già noto per altri strepitosi successi come Jersey Boys e La febbre del sabato sera. Le scoppiettanti coreografie di Valeriano Longoni e i costumi splendidamente realizzati da Lella Diaz, contribuiscono a creare questo scenario fantastico in cui per circa due e mezzo ci si perde con piacere tra una risata e l’altra.
Grazie al lavoro di tanti valenti artisti e ad un pizzico di follia che lo rende speciale, Spamalot è pertanto a nostro giudizio la commedia musicale più riuscita degli ultimi tempi e senza ombra di dubbio la più divertente, pertanto visto anche il gradimento del pubblico ci auguriamo presto, per coloro che se lo fossero perso, una nuova tournée di Spamalot in tutti i teatri italiani.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

WP Facebook Auto Publish Powered By : XYZScripts.com