Recensione di Roberto Staglianò su ‘Il generale’, di Emanuele Aldrovandi messo in scena al Teatro Brancaccino di Roma

Riceviamo, e  volentieri pubblichiamo, la recensione di Roberto Staglianò, su ‘Il generale’  messo in scena al Teatro Brancaccino di Roma. 

 

C’è una sedia solitaria, al centro del sipario chiuso del Teatro Brancaccino di Roma. Si staglia contro lo sfondo di tessuto rosso delle pesanti tende. Una presenza simbolica, un oggetto comune che è diventato il soggetto di importanti opere d’arte ispirando designer, architetti, fotografi e artisti, la danza e il teatro. Nei sogni, il significato simbolico della sedia è collegato al potere e all’uso e all’abuso dell’autorità.

Su quella sedia di legno, qualcuno arriverà presto per sedersi sopra di essa, entrando dal fondo della sala, ridendo. Non smette di ridere e con le mani e la testa fa cenni. Risponde di sì a qualcosa che nessuno ha mai detto o chiesto. È una soldatessa che dichiara spontaneamente che non tutti i selvaggi sono nemici, ma tutti i nemici vengono dai territori dei selvaggi. C’è una guerra da combattere e per fortuna il generale che dirigerà la spedizione è il migliore che possa esserci

Inizia così ‘Il Generale’ di Emanuele Aldrovandi, un allestimento che spicca nell’ambito di Spazio del racconto, rassegna di drammaturgia contemporanea giunta alla sua terza edizione.  Ha vestito i panni del generale Ciro Masella, la sua interpretazione è decisamente coerente all’uniforme che ha indossato, il suo personaggio è credibile in tutte le sue sfumature, merito della bravura e della cifra stilistica di Masella che ha curato anche la regia. Completano il cast la soldatessa Giulia Eugeni e il tenente Eugenio Nocciolini.

Dopo aver subito diversi attentati terroristici, una potenza mondiale invade un piccolo stato considerato il responsabile di quegli atti. Arriva in scena con la sua valigetta rettangolare, in alta uniforme e quello che si palesa successivamente sarà un’escalation di imprevisti, stravaganti teorie, sofismi e contraddizioni. La guerra non sarà mai presente in scena, né con immagini video né con scene recitate. L’unico elemento che fa riecheggiare gli scontri è una struttura metallica a raggi che ricorda un fungo atomico. Una bomba fissata nel momento della sua esplosione e che rimarrà aperta come un ombrello, al centro dello spazio scenico, per tutto il tempo. Completano la suggestiva scenografia di Federico Biancalani una scrivania grigia in metallo, un telefono fucsia, una poltrona-trono.

Fin da subito il generale si chiude all’interno del suo quartier generale, dà gli ordini al suo esercito di soldatini attraverso il suo unico interlocutore con l’esterno, un tenente rispettoso e zelante. La sua guerra in realtà è telecomandata, proprio come quel piccolo carrarmato giocattolo che si muove sotto l’impulso di una frequenza e, dirigendosi verso il pubblico, spara verso e contro di esso. Il tenente- Eugenio Nocciolini- non comprende quegli ordini, ma li esegue. Solo alla fine capirà il disegno che ha in mente il generale- Ciro Masella- quando sarà inutile solo il tentativo di provare a frenare quella follia. L’unica che lo affronterà a mani nude, invece, sarà la soldatessa- Giulia Eugeni. Una donna che è un simbolo di integrazione, di coraggio e di difesa dell’umanità. Lei orgogliosa di far parte di quell’esercito, derisa in un momento di meschinità dal generale che attribuisce alla sua ribellione il non aver ricevuto la ricompensa sessuale cui hanno beneficiato i soldati maschi, l’ultimo pasto di quei disperati condannati a morte. Lei così autorevole nella sua risposta, quando professa la superiorità della scelta di rimanere in vita piuttosto che assecondare un istinto. Lei che pagherà a caro prezzo il suo essere specchio e alter ego di un uomo al potere. Persona autentica che sfilandosi l’armatura e la divisa, deponendo le armi, si vestirà di coraggio e parlerà a nome e in difesa del suo gruppo di appartenenza e di cui per un breve istante sarà il vero leader della pace, in uno schema di gioco impazzito. Proprio come quel ragazzo cinese, quel rivoltoso sconosciuto che nella piazza di Tienanmen si parò contro i carrarmati per fermarli.

Il generale è delirante nella sua ossessione visionaria. Non perché vuole disinnescare l’ordigno della violenza militare usando le stesse armi di distruzione, non perché vuole portare avanti il suo personale progetto di gloria, ma perché userà la violenza per sopprimere e ridurre al silenzio quella soldatessa, simbolo di coraggio e valore. Userà la mistificazione per continuare ad insabbiare la verità, abusando del suo potere, senza ravvedimento alcuno.

Il generale è un insieme di nuclei tematici. È il paradosso del pacifista. Colui che sceglie di sconfiggere la violenza della guerra con la violenza, La contraddizione nel salvare i nemici, facendo uccidere gli uomini del suo esercito. L’ossimoro della guerra venduta come ‘missione di pace’. È la solitudine del potere che non consente un’inversione di marcia, né la possibilità di cambiare idea. È la solitudine di un uomo che sperando di entrare nella storia come colui che riuscirà a fermare per sempre la spirale della guerra, diventerà invece un folle kamikaze che non scalfirà minimamente il mantenimento dello statu quo.

Emanuele Aldrovandi realizza una drammaturgia perfetta e fortemente evocativa. Lasciando lo spettatore in una posizione di equilibrio nella complessità di un racconto lucido e preciso nel suo sviluppo, denuncia l’assurdità della guerra, di ogni guerra. Da qualunque parte ci si trovi non ci saranno mai vincitori, ma solo vinti, poiché a tutti verrà tolta l’umanità, con ferocia e nelle contraddizioni dell’umano agire. Il finale di Ciro Masella è un momento di regia altamente poetico, emozionante. Denso di frammenti di suggestioni. Uno spettatore, uscendo dalla sala, sosteneva di essere rimasto perplesso per quella scelta, non avendo capito purtroppo che il teatro di rottura è quello più alto poiché manda in pezzi gli schemi e i paradigmi costruiti ad arte per distrarre le masse e non favorire l’esercizio di un libero pensiero.

Roberto Staglianò

IL GENERALE

di Emanuele Aldrovandi
regia Ciro Masella
con Ciro Masella, Giulia Eugeni, Eugenio Nocciolini
scena Federico Biancalani
luci Henry Banzi
costumi Micol J. Medda/Federico Biancalani/Ciro Masella
suoni Angelo Benedetti cura di Julia Lomuto riprese Nadia Baldi

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

WP Facebook Auto Publish Powered By : XYZScripts.com