ReArm Europe ottima iniziativa, ma in grave ritardo

Il piano ReArm Europe presentato da Ursula von der Leyen è un ottima iniziativa per andare in soccorso della martoriata Ucraina, nel momento in cui la Casa Bianca ha deciso di sospendere gli aiuti e Putin ne approfitta per intensificare l’offensiva. L’ intento del Cremlino non è quello di marciare su Kiev, ma di trovarsi difronte ad un Zelensky privo di potere negoziale. La Presidente della Commissione Europea, Francia e Gran Bretagna, si sono subito attivate per far sapere a Zelensky che non lo avrebbero abbandonato al suo destino. Peccato ,però, che per quanto lodevole, l’iniziativa sia arrivata in notevole ritardo, perché per attuarla occorreranno tempi lunghi. Dal momento che, anche se tutto si mettesse in moto rapidamente, in termini di efficacia non consentirebbe al Presidente Zelensky di ricevere ciò di cui avrebbe bisogno. Quantomeno il meccanismo non ci appare idoneo a mettere Putin con le spalle al muro. L’ urgenza richiede che non si abbia paura di tornare alla definizione dell’inizio di questa tragedia. Il 24 febbraio del 2022 , la grande Russia di Vladimir Putin, invade la piccola Ucraina, uno stato sovrano, indipendente e indifeso. Ma questo Paese ha deciso di resistere e l’ Occidente, pur nella consapevolezza di non poter convincere Putin a rientrare nei propri confini, si è offerto di aiutarlo a resistere. Dopo un anno la resistenza ha prima dato segni di debolezza, poi di cedimento. Ed era proprio allora che l’ UE e Regno Unito avrebbero dovuto varare il Piano ReArm Europe. Ma i tempi dei Paesi democratici e le loro burocrazie soffocanti, sono molto diversi da quelli in cui a decidere è un dittatore. Soprattutto quando ci troviamo difronte ad UE, completa a metà. Dopo l’ elezione di Trump è partita una campagna di comunicazione tendente a delegittimare il Presidente ucraino, che è culminato con lo show dello studio ovale, dove Trump e il suo vice Vance , nonché una stampa asservita e addomesticata all’ uso, hanno aggredito Zelensky. A questo punto la Vecchia Europa si è mossa perché ha ben compreso che l’ aggressività del Presidente americano e dei suoi sodali non era diretta solo al Presidente ucraino. L’ Italia, bisogna ammetterlo, non è stata a guardare e il merito va sia al Presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, che si è dimostrato inflessibile nel condannare la Russia e nel ribadire l’ appoggio all’ Ucraina, sia della Presidente del Consiglio, Giorgia Meloni, che nonostante molti esercizi di equilibrismo, ha retto l’ impatto con la Casa Bianca e ribadito l’ appoggio all’ Ucraina. Intanto tra le forze politiche italiane c’è grande dibattito sia nella maggioranza che nell’ opposizione e soprattutto impera la disunione. Il PD non sembra unito nel sostenere il piano Ursula, Conte con i Cinque Stelle si mantiene, con la scusa del pacifismo, in linea con l’ asse Trump – Putin. Ma quello che più stupisce è la segretaria del PD, Elli Schlein, che avrebbe dovuto fare tesoro dell’ esperienza passata della Meloni, che sulle questioni di principio, quali sono quelle riguardanti il conflitto russo- ucraino e Trump, si rimane fermi. È così che ci si candita a guidare nel futuro il Paese.

Andrea Viscardi

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