Rapimento Abu Omar, Napolitano grazia il colonnello Romano

Il Presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano, ha concesso la grazia al colonnello Joseph L. Romano III, condannato dalla Corte d’Appello di Milano per il sequestro dell’imam egiziano Abu Omar nel 2003. L’estremista islamico era stato prelevato illegalmente dall’Italia e poi portato nel suo Paese, dove sarebbe stato sottoposto a torture e sevizie.

A fondamento della concessione della grazia – si legge nella nota del Quirinale – il Capo dello Stato ha “tenuto conto del fatto che il Presidente degli Stati Uniti Barack Obama, subito dopo la sua elezione, ha posto fine a un approccio alle sfide della sicurezza nazionale, legato ad un preciso e tragico momento storico e concretatosi in pratiche ritenute dall’Italia e dalla Unione Europea non compatibili con i principi fondamentali di uno Stato di diritto”. “D’altra parte, della peculiarità del momento storico dà conto la stessa sentenza della Cassazione che, pur escludendo che il Romano – come gli altri imputati americani – potesse beneficiare della causa di giustificazione dell’avere obbedito all’ordine delle Autorità statunitensi, ha però ricordato ‘il dramma dell’abbattimento delle torri gemelle a New York e il clima di paura e preoccupazione che rapidamente si diffuse in tutto il mondo’; e ha evidenziato ‘la consapevolezza che ben presto maturò di reagire energicamente a quanto accaduto e di individuare gli strumenti più idonei per debellare il terrorismo internazionale e quello di matrice islamica in particolare’,

consapevolezza alla quale conseguì l’adozione da parte degli Stati Uniti di ‘drastici’provvedimenti.

Il Presidente della Repubblica, con il provvedimento di grazia, “ha inteso dare soluzione a una vicenda considerata dagli Stati Uniti senza precedenti per l’aspetto della condanna di un militare statunitense della NATO per fatti commessi sul territorio italiano, ritenuti legittimi in base ai provvedimenti adottati dopo gli attentati alle Torri Gemelle di New York dall’allora Presidente e dal Congresso americani. L’esercizio del potere di clemenza ha così ovviato a una situazione di evidente delicatezza sotto il profilo delle relazioni bilaterali con un Paese amico, con il quale intercorrono rapporti di alleanza e dunque di stretta cooperazione in funzione dei comuni obiettivi di promozione della democrazia e di tutela della sicurezza”.

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