Nuovi sviluppi nel caso giudiziario legato all’attentato a Sigfrido Ranucci. Il DAP smentisce il presunto schiaffo a Valter Lavitola riferito da uno degli indagati. Gli investigatori cercano di recuperare messaggi mancanti dalle chat Signal tra Ranucci e il faccendiere coinvolto nell’inchiesta. Intanto prosegue la polemica tra il legale di Ranucci e la RAI sulla sua rimozione dalla trasmissione Report.
Una manodopera criminale ‘improvvisata’ (almeno nel maneggiare dinamite e detonatori) ma ingorda di contante tanto da accettare un compenso di 3mila euro complessivi per eseguire l’attentato a Sigfrido Ranucci del 16 ottobre scorso davanti alla sua abitazione di Pomezia, vicino a Roma.
E’ uno degli aspetti che emerge dall’interrogatorio del 27 agosto di Pellegrino D’Avino, ora in carcere, perché ritenuto uno degli esecutori materiali dell’attacco contro il giornalista d’inchiesta, ex conduttore di Report.
Fu Clesio Gomes Tavares, racconta D’Avino, ad avvicinarlo per strada a Cicciano con una proposta che il verbale riporta testualmente: “Si deve mettere una botta, niente di che una cosa tranquilla”.
Peraltro in una email il conduttore di Report Sigfrido Ranucci anticipò a Valter Lavitola i contenuti di una intervista sui carbon credit a una testata dello Zimbabwe. Lo scoop del Tg1 non è rimasto senza seguito: la procura di Roma avrebbe acquisito l’intervista del giornalista. Su Sigfrido “l’africano”, anche in questo caso, si addensano strane coincidenze, che ruotano sempre intorno a Lavitola e al suo business sul carbone.
“Il noto giornalista investigativo Sigfrido Ranucci, conduttore di Report, è sulle tracce di un caso di corruzione in Zimbabwe”: inizia così, riporta il Tg1, la mail inviata a Valter Lavitola da Ranucci il 29 giugno scorso con l’anticipazione al faccendiere dell’intervista rilasciata dal giornalista a ‘The Standard’, testata del paese africano. Si tratta, riferisce il telegiornale, dell’articolo, poi pubblicato in inglese il 5 luglio, in cui Ranucci parla di una presunta inchiesta avviata da Report sul caso di alcuni imprenditori italiani nel settore dei carbon credit che lamentano di essere stati truffati da un socio locale.
Ranucci e l’intervista sul “carbon credit” rilasciata al giornale dello Zimbabwe
Nella mail Ranucci avrebbe anticipato al faccendiere i contenuti di un’intervista rilasciata al quotidiano zimbabwese The Standard. L’articolo, pubblicato in lingua inglese il 5 luglio e poi rimossa dal sito, faceva riferimento a una presunta attività di approfondimento giornalistico da parte di Report riguardante alcuni imprenditori italiani attivi nel mercato dei crediti di carbonio, che sostengono di essere stati truffati da un partner locale.
Nell’intervista, sempre secondo quanto riferito dal Tg1, Ranucci affermerebbe di aver parlato con un funzionario dell’ambasciata italiana in Zimbabwe. Nella email indirizzata a Lavitola comparirebbe inoltre una richiesta di ulteriori informazioni su una persona definita come un presunto “millantatore”, dati che sarebbero stati ritenuti utili ai fini dell’inchiesta giornalistica. La vicenda si inserirebbe nel contesto delle questioni societarie che negli ultimi anni hanno interessato Lavitola e alcuni suoi soci nel Paese africano. Attraverso il proprio legale, Roberto De Vita, Ranucci ha spiegato che la trasmissione Report si era già occupata in passato del tema dei carbon credit e che l’interesse giornalistico per la materia rientrerebbe nell’attività ordinaria di approfondimento della redazione.
Valter Lavitola e il business del carbon-credit. I vertici di Urban Vision avrebbero finanziato il faccendiere con versamenti fino a 1,8 milioni di euro. L’intesa finale, secondo un’inchiesta del Fatto Quotidiano e foto e documenti esclusivi di MowMag, che per primi si sono occupati della pista, avrebbe previsto versamenti a Lavitola tramite Neutralia per 400mila euro in otto rate da 47mila al mese, fino a novembre 2026. Neutralia è una società di carbon credit – un affare su cui il faccendiere puntava tanto -, posseduta al 50% da Gianluca De Marchi e Fabio Mazzoli, rispettivamente Presidente e AD della società di affissioni pubblicitarie Urban Vision. È dal luglio 2024 che Lavitola avrebbe lavorato all’affare, un progetto che nelle sue intenzioni avrebbe dovuto puntare alla generazione e commercializzazione di carbon credit attraverso concessioni in Africa, tra Camerun e Zimbabwe. Un potenziale economico enorme ma che avrebbe appunto avuto bisogno di capitali. In questa storia sarebbe potuto finire anche Marco Dell’Utri, figlio dell’ex braccio destro di Berlusconi, che però poi non è stato più coinvolto.
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