“Racconti in bottiglia” al Mercato Centrale Roma il vino della Moldova in una nuova geografia del gusto

Nel cuore della Stazione Termini, negli spazi del Mercato Centrale Roma ricavati nell’ala Mazzoniana, il vino è diventato racconto di territori, storia e identità culturali. Il secondo appuntamento di Racconti in bottiglia, organizzato in collaborazione con Vinario4, ha accompagnato il pubblico alla scoperta di una realtà enologica ancora poco conosciuta in Italia ma in forte evoluzione, quella della Moldova.

A guidare la degustazione sono stati Aliona Donca e Matteo Zelinotti di Vinario4, protagonisti di una serata che ha scelto di allontanarsi dai circuiti più battuti del vino europeo per concentrarsi su vitigni autoctoni, piccole produzioni e nuove interpretazioni della tradizione vitivinicola moldava.

Non si è trattato, come il titolo dell’incontro avrebbe potuto suggerire, di un percorso tra vini provenienti genericamente dall’area del Mar Nero, ma di un approfondimento interamente dedicato alla Moldova, paese dalla tradizione vitivinicola antichissima e oggi protagonista di una significativa rinascita enologica. Un viaggio attraverso vitigni autoctoni, piccole produzioni e territori ancora poco conosciuti dal grande pubblico italiano, ma sempre più interessanti per ricerca qualitativa e identità produttiva.

Nel corso della serata sono stati degustati cinque vini rossi provenienti da tre diverse cantine moldave, tutti vinificati in purezza e caratterizzati da gradazioni importanti, comprese tra i 14 e i 16,2 gradi. Un percorso intenso e strutturato, che ha avuto come filo conduttore due vitigni simbolo della produzione locale: Fetească Neagră e Rara Neagră.

Il Fetească Neagră si è rivelato un vitigno capace di esprimere registri molto differenti, da interpretazioni più giovani e immediate fino a vini profondi, speziati e di grande concentrazione. Interessante si è rivelato un giovane Fetească Neagră biologico prodotto dalla cantina Equinox, annata 2025: un vino senza solfiti aggiunti, non filtrato, realizzato in appena 1400 bottiglie. Un assaggio che ha raccontato bene la direzione intrapresa da molte piccole realtà produttive moldave, sempre più orientate verso sperimentazione, sostenibilità e valorizzazione del territorio.

Come ultimo assaggio della serata è stato proposto un Pripa Rara Neagră 2021 prodotto in appena 2900 bottiglie, ottenuto da uve provenienti dalla zona di Ștefan Vodă, una delle aree vitivinicole più interessanti della Moldova. Un vino da 14,5 gradi, frutto di raccolta manuale e affinato per dodici mesi in legno, che ha colpito per la sua bella struttura e per l’equilibrio tra intensità ed eleganza. Vellutato, profondo e armonico, ha rappresentato una chiusura particolarmente convincente del percorso di degustazione, mostrando tutta la capacità del Rara Neagră di esprimere complessità e raffinatezza senza perdere identità territoriale.

Molti dei vini presentati provenivano infatti da produzioni limitate, spesso ottenute attraverso raccolte manuali e lavorazioni che mantengono un forte legame con la tradizione agricola locale. Ma ciò che è emerso con maggiore chiarezza durante l’incontro è stata soprattutto la vitalità contemporanea del panorama vitivinicolo moldavo.

Attraverso mappe, racconti e riferimenti geografici, Aliona Donca ha accompagnato il pubblico alla scoperta delle principali zone produttive della Moldova, una nazione che — osservandone la conformazione — sembra quasi ricordare la forma di un grappolo d’uva. Qui la tradizione del vino affonda le radici nell’antichità e, per molti aspetti, ha condiviso nel tempo percorsi simili a quelli italiani. Le vicende politiche che hanno segnato la storia recente del Paese hanno però comportato un lungo rallentamento della produzione e della diffusione internazionale dei vini moldavi.

Negli ultimi decenni, tuttavia, la Moldova sta vivendo una nuova stagione di crescita. Investimenti, ricerca, recupero dei vitigni autoctoni e una maggiore attenzione alla qualità stanno contribuendo a ridefinire l’identità del vino moldavo contemporaneo, oggi sempre più presente nelle degustazioni internazionali e nei percorsi dedicati ai vini emergenti.

Anche per questo la serata al Mercato Centrale Roma è risultata particolarmente interessante, non soltanto un momento di degustazione, ma un’occasione di approfondimento culturale e territoriale. Gli spazi del Mercato Centrale, ricavati all’interno dell’ala progettata negli anni Trenta da Angiolo Mazzoni, sembrano prestarsi naturalmente a questo tipo di iniziative, dove il viaggio gastronomico si intreccia con quello culturale e urbano.

Numerosa e partecipe la presenza del pubblico, composto non solo da appassionati di vino ma anche da curiosi attratti dalla possibilità di conoscere una produzione ancora poco diffusa in Italia. Ed è forse proprio questo l’aspetto più riuscito della serata: aver acceso l’attenzione su una realtà enologica lontana dai riflettori più convenzionali ma ricca di storia, personalità e prospettive future.

Loredana Margheriti

Circa Loredana Margheriti

Ha un formazione umanistica che affonda le radici nella ricerca documentale. La passione per la musica, in particolare per il canto lirico, accompagna da sempre il suo percorso, ha intrapreso infatti in giovane età lo studio del canto. "Scrivere di arte e spettacolo è per me un modo per restituire emozioni, condividere visioni e dare voce a ciò che l’esperienza estetica accende dentro di noi." Mossa da passione quindi, ed accompagnata da infinita curiosità, collabora con diverse testate digitali, occupandosi soprattutto di recensioni musicali e operistiche, ma racconta spesso anche di eventi culturali, teatrali e d’arte. Attualmente lavora nel restauro di beni culturali monumentali, un’attività che le permette di rimanere in costante dialogo con la bellezza, anche nella sua forma materica.

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