Quirinale tra il movimentismo di Draghi e il silenzio di Berlusconi

Anche Mario Draghi fa le sue “consultazioni” e in parecchi tra gli addetti ai lavori hanno notato un inusuale attivismo. Che spiazza partiti e ministri del suo governo.

Martedì il premier ha incontrato al mattino il presidente, Sergio Mattarella, al Quirinale. A metà pomeriggio il capo del governo è andato a Montecitorio e ha avuto un colloquio di un’oretta con Roberto Fico. Rientrato a palazzo Chigi, Draghi ha ricevuto la ministra della Giustizia, Marta Cartabia; poi la responsabile dell’Istruzione Maria Cristina Messa e il ministro della Difesa Lorenzo Guerini. L’interpretazione principale di queste “consultazioni” vede prendere quota la suggestione di uno schema preciso: Draghi starebbe valutando la possibilità di lui al Quirinale e la ministra della Giustizia alla guida del governo.

Fonti parlamentari hanno addirittura avvalorato la ricostruzione che il premier abbia voluto sondare personalmente Mattarella. Per capire se ci siano margini per un clamoroso bis”: è il retroscena del Corriere della Sera.

Il “movimentismo” di Draghi non può essere derubricato a ritualità  istituzionale. Il fatto è, infatti, che gli incontri sono avvenuti lo stesso giorno a poche ore di distanza l’uno dall’altro.  A sentire diversi deputati, “che temono come la peste il voto anticipato, Fico avrebbe illustrato a Draghi i numeri degli schieramenti in vista delle votazioni sul Quirinale. E il presidente del Consiglio gli avrebbe chiesto se i gruppi del M5S potranno mai convergere sul suo nome; dopo che ai parlamentari Giuseppe Conte ha detto «Draghi deve restare al governo»”. E’ la ricostruzione del Corriere anche se per gli staff di Fico e Draghi si tratta di  illazioni.

Per quanto riguarda l’incontro con la ministra della Giustizia, la versione di Palazzo Chigi è semplice: oggi la Cartabia  terrà la relazione sull’amministrazione della Giustizia e, dunque, un colloquio con il premier troverebbe ampia “giustificazione” senza scomodare illazioni sul futuro del governo. Insomma, da parte di Draghi non ci sarebbe alcun segnale dietro la fitta giornata di incontri, nessuna tessitura per favorire la sua ascesa al Colle e “organizzare” il futuro del governo, secondo fonti di palazzo Chigi.

“Sa bene che la sua più grande debolezza è paradossalmente il ruolo che ricopre attualmente, quello di presidente del Consiglio”, fa notare Libero. “Posto dal quale le forze di maggioranza non vorrebbero spostarlo per evitare di provocare scosse dalle conseguenze non prevedibili” per nessuno. Pertanto, nello stallo della politica, il suo nome è quello che “dopo le prime tre votazioni,  il muro contro muro potrebbe fare di lui una sorta di “candidato inevitabile” qualora il collegio elettorale non riesca a trovare una sintesi”.  Nessuno dei due schieramenti ha i numeri per farcela da solo. E non appena la giornata fa registrare un momento di pausa in Berlusconi, ecco che Draghi si riprende la scena, sondando la via a un presidente della Repubblica condiviso. Cioè lui.

“E’ nella segretezza che va ricercata la chiave per interpretare il giro di incontri”, suggerisce La Stampa. Che titola. “Si riparte da Draghi”.”Un ritmo e un’intensità di colloqui inversamente proporzionali alla disponibilità di informazioni da parte delle fonti ufficiali”.

Fratelli d’Italia da il via libera alla candidatura di Silvio Berlusconi per il Colle. A condizione che l’ex premier ufficializzi la scelta. E dimostri di avere i numeri per giocare la partita. Giorgia Meloni ribadisce la linea già illustrata nei giorni scorsi. E lo fa, dopo aver riunito in via della Scrofa l’esecutivo di Fratelli d’Italia per mettere a punto la strategia per l’elezione del successore di Mattarella.  All’incontro hanno preso parte tutti i big del partito, dai capigruppo Francesco Lollobrigida e Luca Ciriani a Ignazio La Russa e Fabio Rampelli. In collegamento video da Strasburgo anche  il vicepresidente del gruppo

Nella sua relazione introduttiva la Meloni ha sottolineato di poter garantire “orgogliosamente la compattezza del voto di tutti i suoi 64 grandi elettori“. Tra le file di Fratelli d’Italia non si annidano franchi tiratori in cerca di fortuna, fa capire la leader.

Nel caso in cui la disponibilità di Berlusconi venisse meno si passerebbe al piano b. “Fratelli d’Italia è pronta a formulare le sue proposte per concorrere a costruire una convergenza più ampia. Su personalità autorevoli nel campo culturale del centrodestra. Che hanno tutte le caratteristiche per ricoprire l’incarico”. Il profilo del Capo dello Stato delineato da FdI è molto netto. E va nella direzione della discontinuità con gli ultimi inquilini del Colle. “L’obiettivo è avere un presidente della Repubblica patriota, che difenda gli interessi nazionali italiani e sappia rappresentare l’Italia con autorevolezza e credibilità”. È  questa la bussola del partito nella navigazione quirinalizia.

“Anche non necessariamente provenienti dal mondo della politica, capaci di ricoprire ruoli istituzionali apicali, almeno quanto il centrosinistra”. Riflettori puntati sul prossimo vertice di centrodestra. Quando il leader azzurro scioglierà le riserve.

“Il governo Draghi dia immediatamente seguito all’ordine del giorno di Fratelli d’Italia approvato dalla Camera. E che impegna il governo a garantire a tutti i grandi elettori il diritto-dovere di votare il presidente della Repubblica. Sarebbe intollerabile – incalza la Meloni – negare questa possibilità. E l’esecutivo deve fare tutto quello che è necessario per garantire l’esercizio di questo diritto. Il presidente della Camera Fico, responsabile delle operazioni di voto, si attivi in relazione all’ampio indirizzo parlamentare ricevuto”.

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