Quirinale: seconda fumata nera

I due dati salienti della prima giornata sono il movimentismo di Matteo Salvini e quello, non confermato però da fonti ufficiali, del premier Mario Draghi. “Finalmente a palazzo Chigi hanno capito che bisogna sporcarsi le mani”: sussurra in Transatlantico un big pentastellato della corrente pro-Draghi. In tutto questo si inserisce una nuova giornata di movimentismo anche per Enrico Letta. Che continua a lavorare alla mediazione per l’elezione del capo dello Stato. Il segretario del Pd stamattina ha prima visto i leader del fronte progressista, Roberto Speranza e Giuseppe Conte: per confermare la scheda bianca alla prima chiama. Un contatto anche con il premier Conte che però non viene confermato ufficialmente. Poi, nel pomeriggio, il faccia a faccia con Matteo Salvini. “E’ stato un incontro positivo”, ha spiegato lo stesso Letta poco prima di entrare in aula per votare. Un giudizio che Pd e Lega avevano già messo nero su bianco con un comunicato identico che annunciava: “Si è aperto un dialogo”. E infatti “i due leader stanno lavorando su delle ipotesi”. Poi lo stesso Letta conferma: “Ci vediamo domani”.

Insomma, almeno si è passati dallo stallo delle 24 precedenti all’avvio della partita vera e proprio sul Colle. Uno stallo sbloccato anche dalla proposta di FdI di Carlo Nordio. Che estende la rosa delle candidature autorevoli del centrodestra. “C’è ancora da lavorare, ci sono nodi da sciogliere ma quello che conta è che la trattativa è partita”, si sintetizza in ambienti parlamentari dem. Letta è molto abbottonato”, dicono i parlamentari che hanno provato a sondarlo. Nel Transatlantico, gremito nonostante le misure anti Covid, si alternano big e ministri. Vedi Lorenzo Guerini: “Ci vuole pazienza. Quanta? Quella giusta”. Breve scambio tra il leader M5S Giuseppe Conte e la presidente di Fdi di Giorgia Meloni. All’uscita di Montecitorio l’ex premier ha incrociato la leader di Fratelli d’Italia, con la quale si è intrattenuto per un breve saluto.

L’eco delle strategie dei leader arriva in Transatlantico, dove i grandi elettori sono in fila, più o meno ordinatamente, per entrare in aula e depositare la scheda nell’urna. “Alla fine convergeremo su Draghi”, valuta un deputato dem con aria sconsolata. Perché il punto è che tra i grandi elettori Pd sarebbero diverse le perplessità sul ‘trasloco’ Chigi-Quirinale. Un senatore la mette così: “Quanti nel Pd sono per Draghi al Colle? Letta e l’area Guerini. Tutte le altre componenti, da Franceschini a Orlando compresa l’ala Lotti di Base Riformista e pure i Giovani Turchi, mantengono le loro perplessità”.

Malumori che sarebbero emersi anche nella chat dei deputati e ben distribuiti tra le varie correnti. Ma che non preoccupano chi in queste ora starebbe lavorando a questa ipotesi. Se, è il ragionamento che fanno diversi parlamentari dem, i leader riuscissero a chiudere su un “pacchetto completo” Colle-governo sarebbe difficile anche per i più critici dire di no. Anche per questo, forse, nel pomeriggio l’ipotesi Draghi sembra sempre più prendere quota. Ma la situazione è ancora fluida: il nome di Casini resta sempre quotato. Senza contare che sullo sfondo resta anche il Mattarella bis.

Fumata nera nella seconda votazione del Parlamento in seduta comune integrato dai delegati delle regioni per eleggere il presidente della Repubblica.

Nessuno, ha detto il presidente della Camera Roberto Fico proclamando il risultato dello spoglio, ha raggiunto il quorum previsto dalla Costituzione dei due terzi dei componenti del Collegio.

Servirà una nuova votazione, la terza, prevista a partire dalle 11. Sono state 527 le schede bianche al secondo scrutinio. Al primo erano state 672. Aumentano rispetto alla prima votazione invece i voti dispersi: salgono infatti a quota 125 contro gli 88 registrati il giorno prima. Le schede nulle sono pari a 38. E il presidente della Repubblica Sergio Mattarella è stato con 39 voti il più votato insieme al giurista Maddalena (39 voti anche per lui) nella seconda votazione.

L’accordo tra le forze politiche non c’è neanche al secondo giorno di votazioni dei grandi elettori. Il centrodestra ha ufficializzato le candidature dell’ex presidente del Senato Marcello Pera, dell’ex sindaco di Milano Letizia Moratti e dell’ex magistrato Carlo Nordio. Subito bocciati dal centrosinistra. Dopo un vertice, Enrico Letta, Giuseppe Conte e Roberto Speranza hanno fatto sapere che pur essendo “un passo in avanti, utile al dialogo” su quei nomi non si può sviluppare una “larga condivisione”. Per questo il centrosinistra chiede già domani un incontro tra delegazioni ristrette dei due schieramenti. Anzi, il segretario del Pd va anche oltre chiedendo una sorta di conclave: “la proposta che facciamo è quella di chiuderci dentro una stanza e buttiamo via le chiavi, pane e acqua, fino a quando arriviamo a una soluzione, domani è il giorno chiave”.

“Sono Marcello Pera, Letizia Moratti e Carlo Nordio. Nessuno di loro ha una tessera di partito ma hanno ricoperto ruoli importanti”, lo ha detto il leader della Lega Matteo Salvini nel corso della conferenza stampa del centrodestra. “Non siamo qui ad imporre niente a nessuno. Negli ultimi 30 anni la sinistra è stata protagonista della scelta, penso che ora sia diritto dell’area liberale moderata che è maggioranza del paese di avanzare delle proposte”. Salvini spera che “i nomi vengano accolti con voglia di dialogo, ma è abbastanza arbitrario che qualcuno sia disposto a dialogare dicendo ‘basta che non mi portiate nomi del centrodestra’. E’ un dialogo sui generis”.

“Trovo irrispettoso l’atteggiamento di chi dice “qualsiasi proposta farete non verrà presa in considerazione”, ha detto la leader di Fdi Giorgia Meloni in conferenza. In democrazia si dice cosa si pensa della proposta non che è inadeguato chi rappresenta milioni di persone. Io rivendico rispetto per i milioni di cittadini che si sentono rappresentanti da quest’area politica e culturale”. “Siamo soddisfatti per la compattezza e l’unità della coalizione. Sono contenta di come stiamo operando e della proposta avanzata per cercare di fare un passo avanti per evitare che sull’elezione del Capo dello stato la politica dia una pessima immagine continuando a perdere giorni. Crediamo che sia nostra responsabilità fare delle proposte”.

“Il centrodestra mette il meglio di sé e tutte le risorse possibili in campo per servire la repubblica e la nostra patria”, afferma Antonio Tajani, coordinatore nazionale di Forza Italia nella conferenza stampa del centrodestra alla Camera. E ha aggiunto: “Il centrodestra ha a disposizione della Repubblica molte figure che non hanno tessera ma che sono al servizio dello Stato e delle istituzioni e credo sia giusto rivendicare questa capacità e ricchezza di risorse per l’Italia che non possono essere nascoste e cancellate”.

“Non contrapponiamo una nostra rosa dei nomi” di candidati al Quirinale. È quanto scritto in un comunicato congiunto al termine della riunione Pd, M5S e Leu, alla Camera. “Prendiamo atto della terna formulata dal centrodestra che appare un passo in avanti, utile al dialogo. Pur rispettando le legittime scelte del centrodestra, non riteniamo che su quei nomi possa svilupparsi quella larga condivisione in questo momento necessario”, affermano Giuseppe Conte, Enrico Letta e Roberto Speranza dopo il vertice di centrosinistra. “Riconfermiamo la nostra volontà di giungere ad una soluzione condivisa su un nome super partes e per questo non contrapponiamo una nostra rosa di nomi”. “Nella giornata di domani proponiamo un incontro tra due delegazioni ristrette in cui porteremo le nostre proposte”. “La nostra proposta è di terminarla coi tatticismi, chiudersi in una stanza e trovare una intesa”, ha detto Letta. “La proposta che facciamo è quella di chiuderci dentro una stanza e buttiamo via le chiavi, pane e acqua, fino a quando arriviamo a una soluzione, domani è il giorno chiave”. “Oggi abbiamo deciso di non presentare una rosa di nomi. In questo modo acceleriamo il dialogo con il centrodestra con l’impegno di trovare nelle prossime ore una soluzione condivisa. L’Italia non ha tempo da perdere. Non è il momento del muro contro muro”, ha detto il presidente M5s Giuseppe Conte.

Quelli proposti dal centrodestra, aveva detto Letta prima del vertice sono “nomi sicuramente di qualità e li valuteremo senza spirito pregiudiziale”. “Abbiamo intenzione di muoverci di comune accordo con gli alleati. Mi fido di Conte, senza nessun dubbio”. “Abbiamo affidato al timoniere una nave che è ancora in difficoltà ma non ci sono le condizioni per cambiare e il timoniere non può lasciare”, aveva affermato il presidente del M5s, Giuseppe Conte, rispondendo ad una domanda sulla candidatura di Mario Draghi per il Colle. “Sulle proposte del centrodestra ci riserviamo di fare una valutazione ma che nessuno vanti un diritto prelazione a eleggere capo dello Stato”. “Il M5s non da patenti di legittimità a nessuna forza politica – aveva aggiunto Conte -. Sono i cittadini che attribuiscono queste patenti, quindi il centrodestra ha il dovere e diritto di presentare proposte”.

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