Quel viadotto che torna ad unire Genova

Non possiamo non essere orgogliosi del nuovo ponte che torna ad unire Genova; progettato da Renzo Piano, uno dei pochi italiani che il mondo c’invidia. Non dobbiamo festeggiare, ma possiamo essere fieri di un’opera fatta bene e a tempo di record. Quel chilometro o poco più di acciaio e cemento sono la dovuta risposta alla tragedia del ponte Morandi, che causò la morte di 43 persone. Non fu una disgrazia, ma una tragedia annunciata, che dimostrò tutte le conseguenze negative dell’incuria, dell’insipienza,  del profitto ad ogni costo, anche a rischio della vita umana. E non possiamo lamentarci quando qualcuno all’estero dice che spesso alcuni disastri in Italia sono il frutto dei vizi degli italiani, anche se la realtà è molto più complessa. Ma da oggi con il varo del nuovo ponte abbiamo da dire la nostra a tutti quelli che ci hanno denigrati, e dimostrare  che abbiamo potenzialità uniche e inimitabili. Non può non sottolinearsi il grande lavoro corale messo in campo da tutti i partecipanti, anche se bisogna pur dire che il miracolo è avvenuto in circostanze eccezionali. Lo sconcerto e il dolore, provocato da quel 14 agosto 2018, ha dato vita ad uno strumento legislativo e amministrativo ad hoc per Genova per semplificare e velocizzare il percorso per la realizzazione della nuova opera, che ha eliminato il controllo della PA e ha affidato al Sindaco di Genova, nella veste di Commissario Straordinario, la possibilità di scegliere il progetto e affidarne la realizzazione senza indire la gara. E’ un dono di cui è stato fatto un ottimo uso. Però rappresenta un modello che in una democrazia come la nostra, per certi versi delicati per non dire fragile, certe pratiche non possono essere generalizzate. Perciò chi guarda al modello Genova come applicabile su vasta scala, finge di non conoscere e di ignorare le insidie e le pressioni che si muovono intorno a qualsiasi appalto, immaginando per pura propaganda politica che l’Italia sia il Paese della perfezione e dell’onestà. Al tempo stesso nemmeno è accettabile la posizione di chi nega che il modello Genova non possa essere replicato per alcune opere di interesse strategico. Le infrastrutture sono e saranno il volano della nostra ripresa, e i tempi lunghi della nostra farraginosa burocrazia sono un fardello enorme. Non a caso il ponte di Genova nasce, in tempi rapidi, grazie all’abolizione di tali procedure. Per questo è ridicolo scuotere la testa ed escludere a priori la riproducibilità di questo modello. Al contrario dovremmo impararne la lezione presto e bene. Il nuovo ponte ce lo dimostra con la sua celebrazione.

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