ROMA – Dal 6 al 12 luglio la Casa Museo Hendrik Christian Andersen ospita Synthetic Histories. Artefatti, memorie e narrazioni controfattuali, mostra curata da Chiara Canali nell’ambito dell’Edizione Zero della Rome New Media Week, con il patrocinio della Regione Lazio e dell’Assessorato alla Cultura di Roma Capitale.
L’esposizione riunisce le opere di quattro protagoniste della ricerca artistica contemporanea – Giuliana Cunéaz, Chiara Passa, Auriea Harvey, Ana Maria Caballero, quest’ultima in collaborazione con Alex Estorick – accomunate dall’utilizzo di strumenti come intelligenza artificiale, realtà virtuale, modellazione tridimensionale e sistemi generativi.
Ma il vero tema della mostra non è la tecnologia.
La domanda che accompagna il visitatore lungo il percorso è molto più ampia: che cosa accade alla memoria quando anche il passato può essere ricostruito, reinterpretato o addirittura inventato dagli algoritmi?
Le opere esposte non cercano di dimostrare le potenzialità dell’intelligenza artificiale, né si limitano a stupire attraverso effetti tecnologici. Piuttosto, interrogano il nostro rapporto con la storia, con i reperti e con le immagini che contribuiscono a costruire la memoria collettiva.
Il titolo stesso, Synthetic Histories, suggerisce una riflessione sulle “storie sintetiche”: narrazioni plausibili ma alternative, oggetti che sembrano provenire da un passato autentico e che invece sono il risultato di processi digitali, archivi immaginari che mettono in discussione il concetto stesso di verità storica.
La scelta della sede espositiva assume, in questo senso, un valore particolare.
La Casa Museo Hendrik Christian Andersen custodisce infatti il progetto visionario dello scultore norvegese-americano, che all’inizio del Novecento immaginò un “Centro Mondiale di Comunicazione” capace di diffondere il sapere su scala globale. Una visione utopica che oggi appare sorprendentemente vicina alla realtà delle reti digitali e del web, rendendo il museo una cornice ideale per una riflessione sulle nuove forme della comunicazione contemporanea.
Tra le opere in mostra, Giuliana Cunéaz trasforma le strutture microscopiche della materia in paesaggi immaginari che sembrano reperti provenienti da un tempo indefinito; Chiara Passa invita il pubblico a intervenire direttamente sulle sculture attraverso un ambiente immersivo in realtà virtuale, ridefinendo il concetto di monumento; Auriea Harvey presenta sculture ibride sospese tra oggetto fisico e modello digitale, mentre Ana Maria Caballero e Alex Estorick utilizzano l’intelligenza artificiale per creare antiche monete e manufatti che non sono mai esistiti, ma che appaiono perfettamente credibili.
L’aspetto più interessante della mostra è proprio questo continuo slittamento tra vero e verosimile.
In un’epoca in cui le immagini generate artificialmente diventano sempre più indistinguibili da quelle reali, Synthetic Histories invita a interrogarsi sul ruolo dell’artista, sul valore dell’originale e sulla fragilità della memoria, ricordando che ogni ricostruzione del passato è, in fondo, anche un’interpretazione.
Più che offrire risposte, la mostra pone domande. E forse è proprio questa la sua qualità più significativa: utilizzare le tecnologie più avanzate non per celebrare il futuro, ma per aiutarci a guardare con occhi nuovi il passato.
Barbara Lalle
ProgettoItaliaNews Piccoli dettagli, grandi notizie.