Lo spettacolo Qualcuno che mi dica che sto bene, in scena fino al 7 dicembre 2025 è un lavoro collettivo che nasce dall’idea di Elisa Di Eusanio, Maria Laura Galiani, Valentina Martino Ghiglia e Marta Nuti, sviluppata poi nella drammaturgia di Maria Teresa Berardelli. In scena ritroviamo Di Eusanio, Valentina Fois, Martino Ghiglia e Nuti, dirette dalla regia attenta e spietata di Giacomo Vezzani, mentre l’intero impianto visivo e sonoro porta la firma di una squadra creativa affiatata: i costumi di Marta Genovese, le scene di Laura Giannisi, le luci di Javier Delle Monache, le musiche e i suoni di Vanja Sturno e la coreografia di Daira Nocera, con l’assistenza alla regia di Fabio Carta. La produzione è firmata MAT – Movimenti Artistici Trasversali, mentre foto e grafica sono realizzate da Manuela Giusto.
Ci sono spettacoli che non hanno bisogno di grandi effetti per metterti a disagio, perché il disagio ce l’hai già dentro e loro si limitano a piazzarti uno specchio davanti. Qualcuno che mi dica che sto bene fa esattamente questo: prende un tema che viviamo ogni giorno — il continuo cucirci addosso personaggi per essere accettati, riconosciuti, amati — e lo porta in scena facendolo esplodere nel grottesco.
La storia è semplice: quattro amiche di lunga data, una cena dopo un anno di silenzi, e quel tipo di imbarazzo sospeso che solo i rapporti veri sanno creare quando qualcosa si è rotto. La prima scena è forse la più spiazzante: le quattro donne, invece di ritrovarsi, iniziano a rimbalzare dietro alle proprie difese come se stessero recitando un copione imparato male. C’è chi mente compulsivamente, chi finge distacco, chi si rifugia in un’autorità forzata, chi scappa in bagno pur di non affrontare lo sguardo delle altre. Tutte lì, insieme, eppure ognuna chiusa dentro al proprio personaggio.
E proprio mentre cercano disperatamente di aderire alla versione più “presentabile” di sé, gli altarini si scoprono e le maschere cadono, una dopo l’altra. È quasi frustrante — e per questo bellissimo — assistere a come le quattro donne, che forse non hanno mai parlato davvero tra loro, inizino finalmente a farlo, ma non con calma: lo spettacolo infatti esplode. Diventa un combattimento tra ciò che siamo diventate per resistere al mondo e ciò che vorremmo essere se ci dessimo il permesso di respirare.
La scrittura di Berardelli e la regia di Vezzani funzionano proprio perché non cercano soluzioni pulite: mostrano il caos, la paura, la disperata necessità di sentirsi dire che “va tutto bene”, anche quando non lo è. Le interpretazioni delle attrici oscillano con naturalezza tra comicità ed emotività.
Qualcuno che mi dica che sto bene è sì una commedia grottesca, ma soprattutto un viaggio dentro quella zona scomoda in cui finiscono i rapporti quando smettiamo di guardarci davvero. Un invito, forse, a togliersi la corazza per un attimo e ricordarsi che dietro ogni personaggio c’è una persona che tenta, goffamente, di sopravvivere.
Theuodros Negussu feat Valentina Nasso.
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