Province tra Luigi Di Maio e Nello Musumeci

Luigi Di Maio lancia la campagna elettorale europea con una conferenza stampa in grande stile, in un hotel elegante della Camilluccia, periferia nord di Roma, e ne approfitta per lanciare qualche stoccata all’alleato. Del resto alle Europee ognuno gioca da solo, ma proprio per questo il Movimento usa due parole d’ordine: la legalità, da usare in funzione anti Lega, e l’ambiente, per frenare un eventuale recupero del Partito democratico. Sono elezioni, dice lo stesso Di Maio, che avranno anche una valenza nazionale: “Sono anche un tema italiano, che ci permetterà di andare avanti con questo governo e di non far tornare quelli di prima. Per esempio la Meloni, che non vede l’ora di tornare al potere”. Stoccata che si può ricondurre, anche lei, alla Lega, visto che si parla in questi giorni di un possibile asse per una neomaggioranza leghista con Fratelli d’Italia e pezzi di Forza Italia.

Di Maio lancia un ambizioso programma politico-economico, che spesso guarda anche al panorama nazionale. E’ il caso del salario minimo orario, che si vuole in ambito europeo, ma prima bisogna realizzare in Italia. Presto si voterà al Senato e la Lega storce il naso. Di Maio prova a evocare il doppio forno: “Mi devono spiegare, il Pd e la Lega, perché non lo vogliono”. In realtà è un punto del contratto di governo, ma Di Maio sembra quasi lanciare un messaggio a Salvini, con la citazione del Partito democratico. Poi l’attacco sulle Province: “Uno spreco, un amarcord che non vogliamo assolutamente. Le Province sono uno spreco, inutile ammalarsi di amarcord per farle ritornare. Chi le vuole si trovi un altro alleato’: così Luigi Di Maio presentando il programma europeo del M5s. Per il M5s “le province si aboliscono, non si ripristinano” ha detto ancora il vicepremier ricordando che il Movimento “nemmeno si è mai presentato alle elezioni” provinciali. La soluzione non è certo quella contraria, non è aumentando le poltrone con altri 2500 nuovi incarichi politici che si risolvono i problemi degli italiani”.

‘Le Province sono in una situazione ibrida. La verità è che si è fatto finta di eliminarle e non sono state eliminate, bisogna fare una scelta: ridare fiato o eliminarle del tutto’, ha affermato la ministra della Pa Giulia Bongiorno.

Il presidente Nello Musumeci non intende fare sconti ai pentastellati su un tema a lui caro e promette barricate. “Quando i rappresentanti del movimento Cinquestelle dicono che le province sono un poltronificio dimostrano di non essere mai entrati in una provincia, averla soppressa, come hanno fatto loro insieme al centrosinistra, ha portato al disastro delle strade in Sicilia”, spiega Musumeci a margine della conferenza stampa di presentazione della “Fiera Mediterranea del cavallo”.

Non una difesa dello status quo ma un tentativo di salvaguardare il ruolo degli enti d’area vasta. “La gente deve sapere che la competenza sulle strade non è della Regione siciliana: è dei comuni per le strade comunali, delle province per le strade provinciali e dello Stato per le strade statali”, argomenta il Presidente sottolineando le insidie della riforma. “La Regione si sta sostituendo alla provincia per riparare alcune strade, ma avere chiuso le province senza avere creato un’alternativa ha portato al disastro che è sotto gli occhi di tutti”, ruggisce l’ex presidente della provincia di Catania. Poi un duro affondo. “Altro che poltronificio, si tratta di dovere ridurre o eliminare le indennità ma non si può parlare di poltronificio per un Ente che diventa la cerniera naturale fra comuni e regione”, ammonisce Musumeci.

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