Prostituzione in Italia tra Stato e Sant’Agostino

Il presidente del ‘Movimento Italia Nuova’, Gilberto Di Benedetto, propone di ristrutturare borghi abbandonati trasformandoli in luoghi dove la prostituzione sia tollerata nel rispetto delle indicazioni di Sant’Agostino,  che sosteneva che per salvare una famiglia che mostra qualche crepa è meglio che l’ uomo ‘compia peccato’ con una qualsiasi Maria Maddalena.  Ovvero, una prostituta da strada.  La trasgressione è meno pericolosa perchè una ‘lucciola’ a ore  vende frettolosi piaceri ed è preferibile a  un triangolo di sentimenti.  Il  verdetto, resistente ai secoli, consiglia senza dubbio il ricorso alle ‘donne pubbliche’ piuttosto che la caduta nell’ adulterio. Scrive Sant’ Agostino: ‘Sottrai le prostitute al genere umano e ogni cosa sarà sconvolta dalle passioni della lussuria’. La via, da sempre preferita dalla Chiesa, sceglie il male minore. La prostituzione è un male ineliminabile e tradire la propria moglie con una ‘donna da marciapiede’ è un peccato di serie B perché si trasgredisce con il corpo e non con il cuore. ‘Le prostitute e i pubblicani vi precederanno nel regno dei cieli’. Loro, annuncia il vangelo, gli esseri più infimi della scala sociale, se pentiti e redenti, troveranno aperte le porte del paradiso. La storia è piena di traviate che pur facendo il mestiere, lo ‘sporco’ mestiere, amano la Chiesa, e magari, con i soldi dell’ amore a ore,  finanziano il restauro della parrocchia vicino alla quale ‘battono’. Raccontava il parroco di Tor di Quinto, un quartiere di Roma Nord, zona tradizionale di prostituzione: ‘Vengono spesso qui assistono alle funzioni e sono molto devote alla Madonna’. Peccatrici sì, quindi, ma con possibilità di riscatto. Sempre meglio, sembra di capire, di amanti serene mai sfiorate dal pentimento. Del resto nella ‘Traviata’ di Verdi, Violetta, cocotte di lusso, alla fine diventa un’ eroina positiva solo perché sacrifica il suo amore per Alfredo alla morale comune e muore di tubercolosi. Nella Chiesa è sempre esistita la teoria secondo la quale dietro ogni Maria Maddalena ci poteva essere una Maria Vergine. Ma la discussione attuale nasce da riflessioni più semplici perchè se l’ uomo ha questo tipo di  ‘istinto’ è meglio farglielo soddisfare nel modo meno pericoloso possibile, ed in modo che possa avere un risvolto sociale. Ricordiamo che la prostituzione non è illegale in Italia,  ma al tempo stesso non è una attività regolamentata e le attività collaterali (gestione di case chiuse, sfruttamento, favoreggiamento) sono illegali. È il mestiere più antico del mondo, eppure provoca sempre un acceso dibattito. La prostituzione è uno di quei temi sensibili che spaccano l’opinione pubblica, a maggior ragione ora che è stato presentato un disegno di legge per regolarizzare la professione, con tanto di patentino e partita Iva per pagare le tasse. Finalmente si pensa di riconoscere una realtà antica, eppure ancora esistono due schieramenti difficili da conciliare: da un lato quelli che sono favorevoli a legalizzare la prostituzione in Italia e dall’altro coloro che sono assolutamente contrari. Entrambi portano in dote argomenti validi, ma intanto il governo tace e non sembra voler prendere alcuna decisione in merito, con la conseguenza che le ragazze sono sempre in strada e in balia delle organizzazioni criminali. Qual è la soluzione migliore per regolamentare un mestiere che è sempre esistito e sempre esisterà? Uno dei motivi di attrito tra prostitute e cittadini è legato alla perdita di decoro della zona dove queste praticano e ai problemi di ordine pubblico che i gruppi di donne provocano nelle strade. Legalizzare significa allora mettere in sicurezza interi quartieri, migliorando la vita delle stesse prostitute e di tutte le famiglie residenti. Chi ci dice che le donne non staranno sempre in strada, rendendo di fatto vana l’intera operazione? Chi ripulirà le strade dall’invasione di giovani donne dai Paesi poveri rese schiave dalle organizzazioni che da decenni lucrano in questo settore e difficilmente arretreranno davanti a una legge scritta su carta?Il vantaggio è tutto a favore delle donne che praticano il mestiere. Legalizzare la prostituzione significa adibire alcuni edifici alla pratica, evitando così chele ragazze siano lasciate in strada in balia delle intemperie, di ‘padroni’ criminali e di clienti spesso poco gentili. Dire sì alla prostituzione significa accettare la vendita del proprio corpo come pratica legale e accettabile a livello morale. Le credenze, soprattutto religiose, muovono proprio nella direzione opposta, e in Italia ancora molti la pensano così, per quanto possa sembrare arcaico. Togliere le prostitute dalle strade significa anche rendere la compravendita del sesso una pratica più pulita e igienica. Una stanza invece del retro di un’auto, con tutti i comfort necessari, come insegna l’esperienza olandese. Chi vorrebbe mai una casa di tolleranza nel proprio quartiere, con tutto ciò che questo comporta? Sembra un dubbio puramente teorico, ma in realtà già prima della legge Merlin ci furono manifestazioni e proteste contro le case chiuse, che riducevano il valore dell’intera zona. Legalizzare vuol dire riconoscere la prostituzione come mestiere pari agli altri, una professione regolata da precise norme e meccanismi come il versamento dei contributi per una pensione e l’adempimento degli oneri fiscali, un notevole gettito extra per le casse dello Stato. Cosa succederebbe qualora le prostitute professioniste dovessero finire nella sfera d’influenza della malavita, che avrebbe interesse nell’aprire e gestire le case di tolleranza? Una sorta di potenziale boomerang che solo l’attenta vigilanza dello Stato potrebbe evitare.  Gilberto Di Benedetto spiega in una breve nota i motivi di questa proposta: ‘La prostituzione è peccato grave, ma è,  tuttavia, un fenomeno ineliminabile, connesso com’è al peccato originale e alla particolare fragilità umana.   Questo spiega perché sempre, anche nelle epoche di più profonda fede e negli Stati ufficialmente cattolici, come quelli di ante 1789 (Regno di Francia, Serenissima e Stati della Chiesa, in primis) si preferì realisticamente limitare e scoraggiare il fenomeno, immaginando essere impossibile sradicarlo ed eliminarlo del tutto. Chiaramente, non si può parlare al riguardo di accettare un male minore, perché questo moralmente sarebbe illecito, ma  si tratta invece d’impedire un male maggiore.    Pertanto il meretricio può essere limitato a luoghi chiusi, appartati rispetto ai centri urbani; controllato, per impedire infezioni o fenomeni malavitosi, onde consentire a chi voglia uscire dal giro vizioso di poterlo fare; l’adescamento va sempre vietato, come pure lo sfruttamento. Lo Stato potrebbe devolvere una percentuale degli introiti per  spese sanitarie ed altro che abbiano un forte impatto sociale.    Ci soccorrono anche San Tommaso d’Aquino e Sant’Agostino,  e  la dottrina contraria è sempre rimasta minoritaria anche nella Chiesa’.

Roberto Cristiano

 

 

 

 

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