Progetto Italia News presenta Oni Wong, artista presente all’Artperformingfestival che si terrà a Napoli dal 10 luglio al 7 agosto prossimi

Progetto Italia News, media partner di ‘Arteperformingfestival’,  che si terrà, come è noto, a Napoli,  dal 10 luglio al 7 agosto prossimi, al Castel dell’Ovo,    presenta oggi l’artista Oni Wong  che partecipa con una installazione  al festival che  si può, come è   noto, idealmente e praticamente, suddividere in tre temi: femminile, madre terra e mediterraneo. Per il ‘femminile’ saranno allestite sale al primo piano,  al secondo piano saranno disponibili il ‘Salone delle Velette’, altri ambienti, oltre a  quattro stanzette dedicate a ‘Madre Terra’ e ‘Mediterraneo’. Oni  esporrà le sue opere al   primo  piano nelle sale destinate al ‘Femminile’.

 La sua attività artistica è incentrata su installazioni, pittura, scultura, unite ad opere realizzate attraverso l’utilizzo di materiali vari.   Naturalmente per descrivere compiutamente un’attività artistica partendo dall’artista, ovvero dal ‘creatore’, non è possibile farlo in modo compiuto se non si ripercorrono i suoi passaggi creativi partendo dalle origini. Questo deve essere chiaro. Partiamo dal sottolineare che Oni è nata a Napoli ed ‘Oni Wong’ è il suo ‘nome d’arte’. Firmava le sue opere in precedenza con altri pseudomini o, per meglio dire, con altri ‘eteronimi’. Gli eteronimi differiscono dagli pseudonimi perché questi ultimi sostituiscono il nome di un autore reale, che rimane così sconosciuto. Gli eteronimi invece coesistono con l’autore, e ne formano una sorta di estensione del suo carattere; sono personaggi completamente diversi che sembrano vivere di vita propria. Basterà ricordare, con riferimento alla scrittura, Fernando Pessoa che aveva ben quattro personalità letterarie:  Álvaro de Campos, Ricardo Reis, Alberto Caeiro, Bernardo Soares. Oggi, nel tempo della cultura digitale e della cybercultura, si può assistere anche a chi individua un ‘collettivo’ dietro cui, di volta in volta, si celano diversi autori. In Italia è noto il caso di ‘Wu Ming’, dei ‘Senza nome’ di cui, in realtà, i nomi sono noti.

Oni in origine proviene  dal movimento Punk-underground di Napoli, unendo all’espressione contestataria e provocatoria quella   dell’estetica femminista. Crea in modo autonomo e indipendente e  prende parte a importanti manifestazioni e iniziative sociali alternative, quali la nascita del ‘Tienamment’, come spazio autogestito di cultura e arte. ‘Tien’a’ment’ è stato il primo centro sociale occupato autogestito della città di Napoli.

‘Tien’a’ment’,  in lingua napoletana significa ‘ricorda’, e fu scelto per la sua chiara assonanza con il nome della piazza Tienanmen di Pechino, che proprio nei giorni di apertura del centro fu teatro dell’omonima protesta passata alla storia. Diversamente da Officina 99, altro  centro sociale napoletano, l’attività del Tien’a’ment abbracciò un’ideologia anarchica, incentrandosi su produzioni culturali, artistiche e musicali.  La sperimentazione artistica di Oni Wong è, sia chiaro,   legata all’idea  della propria identità, sia personale che culturale e artistica, come flusso continuo di disfacimento e trasformazione. E’ questo il motivo che determina l’uso degli eteronimi, che sono, finora,  Titania, Zizzania, Fosca, a Ognissanti.  Attualmente l’artista è  ‘Oni Wong’,  e ciascuno degli eteronimi  usati coincidono con una specifica fase artistica.  Numerose sono le collaborazioni di Oni con laboratori artistici sperimentali a Napoli, tra le quali quella con ‘Studio Aperto Multimediale’, ‘Laboratorio 3c’, ‘Dissociazione Culturale’, ‘Cielo celeste’ ‘Emporio Spirituale’; con collettivi d’arte e azione, quali ‘Eretici Sfrattati’, ‘Gruppo Area’, ‘Sex and Violence’; e con il gruppo cyber-Punk Contropotere. Tra le esperienze internazionali, centrale è la partecipazione alla rassegna d’arte multiculturale ‘Berlinapoli’.

L’arte di  OniWong nasce sempre come esperienza catartica, e rappresenta  una interiorità che evolve verso stadi di coscienza progressivi che tendono  verso evoluzioni coscienziali.

Quando Oni si esprime attraverso il colore bianco può anche non esprimere il sublime ma un ‘non luogo’,  che può anche essere, nell’osservatore ‘non appagante’, come non lo è per l’artista che vuole esprimere l’apertura al discernimento ed all’imprevedibile.    Osservate l’opera postata in successione e tutto potrà apparirvi chiaro:  Se osservate con attenzione le numerazioni riportate probabilmente hanno un significato legato alla trasmutazione coscienziale e infinita ma imprevedibile, come lo è quella numerica.  Sia chiaro che l’artista crea e l’osservatore interpreta. Ovviamente all’origine del percorso creativo c’è sempre un idea di fondo, inizialmente indefinita, che poi si evolve e si completa. Se parliamo di un libro c’è da dire che appartiene allo scrittore fino  alla parola fine. Si può anche iniziare a scrivere, ad esempio,  per quello che diventerà alla fine un centro testo. In successione con lo scorrere delle idee il testo si completa.  Questa premessa vale ancor di più per quel che riguarda l’Arte Contemporanea. Di meno se si parla di Arte Classica. Mi scuso con me stesso,  e con i lettori,  perché scrivendo  sono uscito   fuori tema. Ritorniamo a parlare di Oni che espone ad Arteperformingfestival nel ‘Femminile’. Oni ha già partecipato al festival nel 2016 con una installazione fatta di spade di carta e un cagnolino giocattolo che abbaiava.

Quest’anno Oni,  come si diceva, espone nel ‘Femminile’. Il festival si propone come uno spazio per la memoria del femminile:  materna, liquida e rivoluzionaria,  in un percorso ancora in divenire per una affermazione definitiva dell’identità sociale del femminile.

Parlare di ‘Femminile’ è parlare di donne,  è parlare di ‘Donna per donne’. Parliamo di  forza generante l’altro, forza  cullatrice e donatrice,  madre e  figlio, lei stessa figlia e sorella. Donna   sorgente anche di se stessa fuori da se stessa. Parliamo del femminile come creazione, che parlando di creazione artistica  si esprime ‘generando opere’ per  altri uscendo fuori  da se stessa. La spiritualità femminile guarda verso la terra, verso il centro, verso un divino fatto di sacralità nel quotidiano. Nella spiritualità femminile il divino è in ogni cosa: nei fiori che crescono sul davanzale, nella brezza leggera che ti accarezza il volto, nella fiamma della candela che illumina il buio, nel cibo che hai preparato, nel tuo corpo che ti accompagna nella vita. Se la spiritualità maschile è la via del cielo e si riconosce in Dio, la spiritualità femminile è la via della terra che genera, produce e crea.

Roberto Cristiano

 

 

 

 

 

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