Prodi tra campo largo e Bertinotti…

“Sento nostalgia di palazzo Chigi”. Romano Prodi in uno passaggio del suo intervento a Bologna lancia una serie di segnali. A questa nostalgia della presidenza del Consiglio si aggiungono legnate al Campo Largo, alla Schlein, al futuro della coalizione.  “Mi chiede se al centrosinistra serve un altro Prodi? No, ce ne vuole uno migliore. Il passato non si ripete, ma la battaglia politica è bella. Quando mi hanno segato alla Presidenza della Repubblica a me non piaceva fare il Presidente della Repubblica, ma il presidente del Consiglio. E confesso che quando passo da piazza Colonna ho ancora una certa nostalgia”.

L’ex premier Romano Prodi, ha parlato diffusamente in occasione della masterclass con gli studenti dell’Università di Bologna: un  evento organizzato dal Corriere della Sera per celebrare i 150 anni del quotidiano di via Solferino a Bologna. Prodi è stato intervistato dal giornalista Marco Ascione, rispondendo senza esitazioni sul centrosinistra: l’opposizione, dice, “non è pronta a offrire un’alternativa di governo. Prima di tutto perché non si sa con quale legge elettorale si va. Anche L’uninominale, aggiunge, è “l’unico sistema che salva la democrazia”. Anche oggi, per la cronaca, le interlocuzioni tra la maggioranza e l’opposizione sul sistema di voto segna il passo. Incagliato per lo più sulla questione del premio di maggioranza.

“I dirigenti dei partiti parlano solo tra di loro e non c’è grande dialogo con il Paese per stabilire insieme il programma. Io ho fatto un anno in giro per l’Italia con un pullman scassato. Questo bisogna fare, altrimenti ci si ripiega sempre su se stessi”. Domanda: chi può essere oggi il Fausto Bertinotti che fa saltare il campo largo? Risposta esilarante di Prodi: “Se non c’è un accordo serio e preventivo, tutti“, osserva in maniera provocatoria e sarcastica.

Il rapporto tra Fausto Bertinotti e Romano Prodi è stato centrale e conflittuale nella storia del centrosinistra italiano negli anni ’90 e 2000. Bertinotti, come leader di Rifondazione Comunista, ha condizionato la stabilità dei governi Prodi, culminando con il ritiro dell’appoggio che ha causato la fine del Governo Prodi I nel 1998.

Nel 1998 il  PRC di Bertinotti ha tolto l’appoggio al primo governo Prodi, portandolo alle dimissioni dopo il voto contrario alla Camera.

Bertinotti ha spesso criticato le politiche riformiste di Prodi, definendole inefficaci, mentre Prodi ha paragonato l’azione di Bertinotti a quella di altri leader politici capaci di “rompere”.

“Bertinottite”: Nel 2025, Prodi ha scherzato sul rischio che la sinistra prenda la “bertinottite”, intesa come un’ossessione o una malattia politica, con una replica di Bertinotti che sottolineava la persistente mancanza di “calore” nei loro rapporti.

Nonostante le passate tensioni, Bertinotti ha commentato le recenti posizioni di Prodi sui “responsabili”) definendole “sorprendenti” a distanza di anni.

“Io non sono d’accordo con le primarie prima del programma”. Condizione che aveva spesso posto in precedenza. E spiega il guazzabuglio: “Come fai a farla se non sai cosa vuoi fare sull’Ucraina, su Hormuz o sull’età della pensione? Le primarie si fanno su un programma comune e su chi lo può realizzare meglio: questo è serio. Altrimenti si possono anche fare le primarie tra Elly Schelin e Giorgia Meloni, se un programma non ce l’hai”.

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