Procura: i 21 elementi che incastrano Sempio. Nordio: “Come è stato possibile condannare Stasi?”

Legale Poggi: appello bis Garlasco non fu mera rilettura atti

“Il processo d’Appello bis non è stato una mera rilettura degli atti già vagliati dai giudici precedenti, ma su indicazione della Cassazione furono disposte tre nuove perizie e vennero acquisiti nuovi elementi tra cui la bicicletta nera di Alberto Stasi”. Lo ha spiegato Gian Luigi Tizzoni, legale della famiglia Poggi, commentando le parole del ministro Nordio sul caso Garlasco. Il legale ha inoltre ricordato che “durò otto mesi”. E che, su sua richiesta, “venne riaperta una istruttoria dibattimentale e vennero disposte tre perizie” tra cui quella del dna sulle unghie di Chiara, ritenuta ancora oggi uno dei pilastri dell’inchiesta.

Pm: “Stasi innocente, non ha mai lavato dispenser e lavello”
Alberto Stasi non avrebbe ucciso Chiara Poggi perché le prove a suo carico nella sentenza definitiva non reggerebbero, fra cui il “lavaggio” del dispenser e del lavandino della villetta di Garlasco che è “francamente incompatibile” con la presenza di “ben quattro capelli scuri, mai periziati” dentro al lavello e con l’assenza della “minima traccia di emoglobina” nel “sifone dello scarico”. Lo sostiene la Procura di Pavia nelle carte che, nei giorni scorsi, ha trasmesso alla Procuratrice generale di Milano, Francesca Nanni, per caldeggiare l’istanza di revisione della condanna per l’ex fidanzato della 26enne uccisa il 13 agosto 2007. Nella memoria il procuratore aggiunto Stefano Civardi con le pm Valentina De Stefano e Giuliana Rizza contesta la pagina 114 della sentenza della Corte d’appello bis di Milano che ha condannato Stasi a 16 anni. In cui si legge che “le manovre di lavaggio sono evidentemente state poste in essere con notevole accuratezza, tanto che, come si è visto, non venivano rilevate tracce di sangue né sulla leva del miscelatore né sul dispenser (che peraltro si possono azionare senza utilizzare le mani) né nel sifone del lavandino”. Per i giudici di 12 anni fa l’assassino lì si è lavato in casa Poggi e in quel bagno al pian terreno perché c’è l’impronta della scarpa a pallini insanguinata sul tappetino sotto al lavabo e perché sul contenitore del sapone c’erano 2 impronte digitali di Stasi – oggi 3 dopo i nuovi accertamenti dei consulenti dei pm pavesi nel 2025 che avrebbero avuto una posizione innaturale – ed erano le uniche leggibili oltre a una serie di altri frammenti di impronte invece non attribuibili, nemmeno alle persone che nella villetta di via Pascoli abitavano. Un’impostazione che ora gli inquirenti pavesi contestano. Le impronte dell’anulare e del mignolo sinistro di Stasi sono “ravvicinate” e “facilmente” compatibili con la normale presa dell’oggetto, scrivono. Mentre gli “ampi risciacqui del lavandino sono incompatibili con i quattro capelli scuri che fanno bella mostra di sé” in una fotografia scattata sulla scena del crimine.

Il caso Garlasco è diventato un’occasione per fare audience e per speculare sui temi della giustizia italiana. Non mi stupisce lo facciano gli opinionisti, mi dispiace che al coro si uniscano il ministro della Giustizia e del presidente delle Camere penali, che hanno frequentato le aule di giustizia e che conoscono le difficoltà tecniche e i drammi umani che vi si incontrano”. A dirlo è Giovanni Zaccaro, segretario nazionale di AreaDg, il gruppo delle toghe progressiste, sottolineando in una nota che “dovremmo tutti evitare di usare espressioni improprie e giudizi affrettati, lasciando lavorare con serenità chi si sta occupando della vicenda e soprattutto rispettando le ansie e le aspettative di chi è direttamente coinvolto, come vittima, come condannato, come nuovo indagato, nella vicenda”.

II pm: “Con 21 elementi proviamo la colpevolezza di Andrea Sempio”
Sono 21 in totale, come risulta dagli atti della Procura di Pavia, gli “elementi” ritenuti dall’accusa utili per provare la colpevolezza di Andrea Sempio per l’omicidio di Chiara Poggi. Tra questi i pm indicano le sue bugie sulle “tre telefonate fatte a casa Poggi” pochi giorni prima dell’omicidio, le sue ricerche sul web sul tema del Dna e sul processo a Alberto Stasi nel 2014, i “soldi” reperiti “per pagare gli investigatori” della prima indagine a suo carico nel 2016, le versioni “mendaci” a verbale, il suo Dna sulle unghie della giovane, l’impronta palmare 33, i soliloqui in cui menzionerebbe i video intimi.

Tra questi 21 elementi elencati alcuni riguardano, in sostanza, punti diversi di stessi temi di indagine, come quello della traccia del palmo della mano riconducibile, per l’accusa, a Sempio, o gli audio captati da una microspia nella sua auto.

Poi, tra le altre cose, viene messo in luce dalla Procura anche che “Sempio non ha un alibi” per quella mattina del 13 agosto 2007 e che, dopo il delitto, “è tornato sulla scena del crimine per ben due volte”. Tutto ciò oltre al suo profilo di una persona “ossessionata dal sesso violento”.

Il pm che archiviò: “Feci massimo sforzo nelle indagini”
“Non ho mai sottovalutato la rilevanza dell’indagine, l’esposto della signora Ligabo’ (la madre di Stasi, ndr) mi sembrava prima faci e infondato ma ho profuso comunque il massimo sforzo e ho cercato di non farmi condizionare dal fatto che ci fosse una persona, Alberto Stasi, in carcere con sentenza passata in giudicato”.
C’è anche la testimonianza della pm di Pavia Giulia Pezzino tra le carte dell’inchiesta su Andrea Sempio, un verbale che viene ritenuto rilevante per ricostruire le ragioni per cui venne archiviata l’inchiesta sull’attuale indagato nel 2016 anche se ‘appartiene’ all’inchiesta della Procura di Brescia con al centro l’ipotesi della corruzione in atti giudiziari per l’ex procuratore capo Mario Venditti. Pezzino, coassegnataria del fascicolo, e’ stata sentita il 20 novembre 2025 dai magistrati bresciani i quali le hanno posto domande anche sul lavoro di alcuni esponenti della polizia giudiziaria che, secondo l’accusa, non avrebbero svolto al meglio gli accertamenti. Gli inquirenti si concentrano in particolare sulla figura dell’allora luogotenente della polizia giudiziaria Silvio Sapone: “Ho pensato di delegare la polizia giudiziaria – spiega Pezzino – per evitare ogni possibile fuga di notizie data l’attenzione mediatica sul caso. Noi ci siamo rivolti a Sapone, poi non so lui che utilizzasse. Avevo necessità di massima sicurezza sulla serieta’ delle attivita’ anche perche’ dieci anni prima le indagini erano state caratterizzate da rilevanti omissioni”.

Nordio: “C’è un condannato ma anche un indagato, Garlasco è un’anomalia. Legge va cambiata”

“Oggi il cittadino italiano si domanda perplesso come possa esistere una situazione in cui una persona ha scontato una fortissima pena da colpevole mentre attualmente si indaga su un altro, sulla base di prove per le quali – sempre secondo l’accusa – l’autore del delitto sarebbe completamente diverso dal primo. Ripeto: una situazione anomala che diciamo raramente si vede e io non l’ho mai vista”.

“Se una persona può essere condannata solo al di là di ogni ragionevole dubbio, come puoi condannarla quando è già stata assolta due volte da una Corte d’Assise e da una Corte d’Appello?”. Così il ministro della Giustizia, Carlo Nordio, a margine di un convegno, sul caso Garlasco e in merito alla condanna di Alberto Stasi.
Il ministro ha aggiunto: “Questa situazione paradossale nasce da una legislazione che dovrebbe essere cambiata, ma è molto difficile, per la quale una persona assolta in primo grado e assolta in secondo grado può, senza l’intervento di nuove prove, poi essere condannata”. “Questo – prosegue il ministro a proposito della vicenda Garlasco e delle sentenze su Stasi – è accaduto sedici anni fa con il primo processo. C’era stata una soluzione davanti alle corte d’Assise, una soluzione davanti alla Corte d’Appello, poi una decisione della Cassazione che ha rinviato il processo, integrandolo con alcune, diciamo così, nuove considerazioni e si è arrivati a una condanna”. E aggiunge: “Nel sistema anglosassone tutto questo non solo non esiste ma è assolutamente inconcepibile”.

Legale famiglia Poggi: “Impronta e Dna non bastano”
“Ci stiamo pensando. Non abbiamo ancora deciso. Potremmo scegliere in un modo o nell’altro. Il problema è che si è creato un labirinto giuridico che non lascia intravedere quale sarà la via d’uscita”. Lo afferma, in un’intervista a La Stampa, l’avvocato Francesco Compagna, rispondendo alla domanda se la famiglia di Chiara Poggi si costituirà parte civile nel caso in cui Andrea Sempio venisse rinviato a giudizio.
Si riferisce alla richiesta di revisione della sentenza di condanna di Alberto Stasi? “Per noi la sentenza non è stata in alcun modo superata dalle nuove indagini, quindi resta valida.

Ma tutto sarà consequenziale a quella decisione”. Perché da parte vostra, sua e dell’avvocato Tizzoni, che state a fianco della famiglia Poggi, c’è questa chiusura totale sull’inchiesta bis? “Perché non ci convince il metodo – afferma ancora il legale della famiglia Poggi -, non ne capiamo l’impostazione. È un’indagine che ha ritenuto di prescindere dai dati di realtà.

Non è nata per valutare serenamente i fatti, ma con la precisa intenzione di trovare ipotesi alternative alla colpevolezza di Alberto Stasi. Intercettare i genitori di Chiara, diciannove anni dopo, ma perché? Sembra che gli investigatori partano dal presupposto che la famiglia Poggi abbia nascosto qualcosa. È un’iniziativa anomala, che si fonda sulla demonizzazione del colpevole alternativo e della famiglia della vittima”.

“Questo è un film – prosegue -. Una ricostruzione mirata sulla persona di Sempio, calibrata al millimetro. È un metodo inquisitorio. Invece di partire dai dati certi, si pretende di formulare un’ipotesi e di adattare la realtà all’ipotesi. Ma la realtà fa resistenza”. Perché difendete Sempio, non essendo voi i suoi difensori? “Il punto è un altro: è stato Alberto Stasi a uccidere Chiara”. Come finirà per Sempio? “Assolto, ma distrutto”. E se nel frattempo avranno liberato Stasi? “Noi crediamo che la condanna resti insuperabile. Nella nuova inchiesta gli indizi a suo carico non solo non sono stati confutati, ma ne escono rafforzati” conclude Compagna.

Consulente di Sempio dopo la perizia: “Per Sempio giornata stancante, su lui forte pressione”
“Com’è andata? È una psicodiagnosi, non possiamo sapere come è andata al momento. Il tutto dovrà essere sviluppato e poi presentato. Questi sono accertamenti seri, non sono ‘in corsa’”. Così Armando Palmegiani, il consulente di Andrea Sempio – indagato per il delitto di Garlasco – parlando con i cronisti davanti al laboratorio ‘Genomica’ a Roma dove è giunto anche Sempio per sottoporsi a perizia psicologica e per incontrare il pool difensivo.

Com’è andata la giornata di Sempio con la psicoterapeuta? “Non lo so, però penso stancante. Sono due giorni che lo sta facendo”, spiega. Se ci saranno altre giornate di perizia? “Non lo posso sapere in questo momento. Credo che dal punto di vista della psicoterapeuta potremmo aver terminato, però magari potrebbe chiedere un altro incontro”. In merito poi a cosa spaventi di più il 38enne indagato per l’omicidio di Chiara Poggi, Palmegiani sottolinea: “Non è che ci sia qualcosa che spaventi lui o noi, noi stiamo valutando i dati. Certo c’è una pressione sia mediatica sia giudiziaria molto forte, ma credo lo vediamo tutti”.

L’audio del soliloquio di Sempio: “quel video ce l’ho dentro la penna”
“Quel video… io ce l’ho… dentro la penna…”. È una delle frasi pronunciate da Andrea Sempio il pomeriggio del 14 aprile 2025 e intercettata dai carabinieri.
L’audio, contenuto negli atti della nuova inchiesta sul delitto di Garlasco in cui il 38enne è indagato per l’omicidio di Chiara Poggi, è stato pubblicato da la Repubblica sul suo sito online.
Per gli investigatori Sempio parla del video intimo girato dalla vittima con il fidanzato Alberto Stasi, al momento unico indagato per il delitto. Le, pronunciata a voce bassissima e con forti rumori di sottofondo che ne rendono difficile la comprensione, sarebbe decisiva per gli inquirenti, secondo cui Sempio menziona una circostanza fino a quel momento sconosciuta agli stessi inquirenti, ovvero la presenza del video su una chiavetta.

Subito dopo il soliloquio, Sempio accosta – si sente il rumore della freccia e di una portiera che si apre – per far salire una amica. “Sono abbastanza sicuro che qua ascoltano…”, le dice.
Ex comandante CC di Garlasco: “La verità finalmente si avvicina”

“Ho sostenuto sin dall’inizio, subito dopo l’omicidio di Chiara Poggi, che le indagini dovevano essere condotte a 360 gradi e non concentrarsi solo su Alberto Stasi. È quanto sta facendo oggi l’attuale Procura di Pavia, con il supporto dei carabinieri di Milano”. A dichiararlo è il maresciallo Francesco Marchetto, oggi in pensione, all’epoca dei fatti comandante della stazione dell’Arma a Garlasco. Pochi giorni dopo il delitto di via Pascoli, venne estromesso dall’inchiesta: “Una decisione che, a distanza di 19 anni, mi procura ancora amarezza”, commenta Marchetto. Pur essendo stato accusato di favoreggiamento di Stasi, tre processi contro di lui sono stati archiviati o presi in considerazione al vaglio della prescrizione.

“La verità finalmente si avvicina – afferma il maresciallo -. Ormai è questione di settimane, se non di giorni. La Procura di Pavia sta per chiudere il cerchio: vedremo se in questo cerchio, alla fine, resterà solo Andrea Sempio o entreranno altri. Non si possono escludere, a mio avviso, ulteriori sviluppi”. Per Marchetto “questa Procura sta dimostrando di non guardare in faccia a nessuno: a dimostrarlo è la recente sentenza del processo Clean 2, con le condanne di Pappalardo e Scoppetta”.

Sulla posizione di Stasi, per il quale potrebbe prospettarsi il processo di revisione dopo aver scontato 11 anni in carcere, Marchetto non vuole sbilanciarsi: “L’attuale indagine è concentrata su Sempio e non riguarda Stasi. Certo, Alberto potrebbe trarne beneficio”. L’ex comandante della stazione carabinieri di Garlasco ritiene importanti tutti gli elementi raccolti dagli inquirenti nella nuova inchiesta: “Sono fondamentali sia gli accertamenti scientifici che le intercettazioni: una prova non esclude le altre. L’importante è arrivare finalmente al colpevole. E la strada intrapresa è quella giusta”.

Pg Milano chiederà altri atti a pm Pavia prima di decidere su revisione
La Procura generale di Milano dovrebbe chiedere ulteriori atti ai pm di Pavia prima di decidere se presentare una richiesta di revisione del processo sul delitto di Garlasco che ha portato a una condanna definitiva a 16 anni di carcere per Alberto Stasi. La necessità di poter avere altri documenti si impone in quanto la procuratrice generale Francesca Nanni e l’avvocata generale Lucilla Tontodonati dovrebbero effettuare una serie di approfondimenti.

Nei giorni scorsi la Procura di Pavia, che ha cambiato il quadro accusatorio indicando Andrea Sempio come l’autore dell’omicidio di Chiara Poggi e scagionando, quindi Stasi, ha sollecitato l’ufficio milanese a valutare una istanza di revisione e ha trasmesso solo una sorta di memoria riassuntiva firmata dal procuratore aggiunto Stefano Civardi e dalle pm Giuliana Rizza e Valentina De Stefano. Materiale che, quindi, non sarebbe sufficiente per poter avere un quadro esaustivo e per poter arrivare a una decisione.
La procura di Pavia nega gli atti di Garlasco ai media

La Procura di Pavia ha negato all’ANSA di ‘prendere visione e/o estrarre copia degli atti’ della nuova inchiesta sul delitto di Garlasco. La richiesta era stata inoltrata dall’agenzia tramite pec il 6 maggio, il giorno prima della notifica ad Andrea Sempio della chiusura delle indagini, per ‘esercitare il proprio diritto di cronaca e di informazione, diritto costituzionalmente rilevante ai sensi dell’articolo 21 della Costituzione’, ma ieri è arrivata la risposta negativa firmata dal procuratore aggiunto Stefano Civardi e dalla pm Valentina Rizza.

I due magistrati, nel motivare la decisione, spiegano che dal2024 è stata vietata la pubblicazione delle ordinanze di custodie cautelari, sottolineando poi che ‘il bilanciamento degli opposti interessi – diritto di cronaca, presunzione di innocenza, trasparenza delle fonti, ‘verginità mentale’ del giudicante – non è evidentemente nella disponibilità del singolo magistrato, trattandosi di valutazioni generali rimesse al legislatore, non deducendo l’istante un interesse specifico (ad esempio esigenze di difesa in procedimenti per diffamazione, specifiche e rilevanti posizioni tutelabili solo tramite accesso agli atti), bensì l’ampio e conosciuto diritto di libertà ex articolo 21 della Costituzione’. ‘La giurisprudenza di legittimità è peraltro chiara nel negare che l’articolo 116 del codice di procedura penale conferisca un vero e proprio diritto della parte interessata ad ottenere copia degli atti’, concludono i magistrati di Pavia.

Ris Roma: un’altra impronta di Stasi sul dispenser del sapone
I consulenti della Procura di Pavia per il delitto di Garlasco in materia di impronte hanno trovato un’altra traccia digitale di Alberto Stasi – la terza – sul “contenitore per sapone liquido” che era posto al bagno al piano terra della casa dove fu uccisa Chiara Poggi e che, secondo la condanna all’ex fidanzato, sarebbe stato lavato prima di riporlo sul lavello. Lo scrivono il comandante della ‘sezione impronte’ del Ris di Roma, tenente colonnello Gianpaolo Iuliano, e il dattiloscopia-criminologo, Nicola Caprioli, nella nuova consulenza tecnica “dattiloscopica” e sulle “impronte di calzatura” depositata agli atti dell’indagine su Andrea Sempio per l’omicidio della 26enne. In particolare si tratta dell’impronta del “mignolo della mano destra” del 42enne condannato a 16 anni in via definitiva nel 2015 per l’omicidio. Gli esperti che scrivono che “l’attività comparativa” ha restituito “esito positivo” con Stasi. È stata chiamata “Impronta 3” e si somma alle due impronte dell’anulare, sempre della mano destra, già rilevate dal Ris di Parma nel 2007 e che, secondo la sentenza di condanna passata in giudicato, rappresenterebbe uno dei 7 elementi “gravi, precisi e concordanti” a suo carico visto che sullo stesso dispenser non è stato possibile individuare altre impronte digitali attribuibili, nonostante fossero presenti dei frammenti.

Pm: “Sempio non passò per caso davanti alla villetta dopo l’omicidio”
Per la Procura di Pavia, Andrea Sempio non sarebbe passato per caso, dopo aver “notato la presenza di un’ambulanza e di diverse persone”, come mise a verbale, in via Pascoli a Garlasco, davanti alla villetta dei Poggi, nel pomeriggio del 13 agosto 2007, dopo che in mattinata Chiara era stata uccisa, per l’accusa, dal commesso allora19enne. Di quel suo passaggio davanti all’abitazione nei mesi scorsi erano riemerse anche alcune foto.

Negli atti gli inquirenti, riportando pure delle piantine della zona, scrivono che “non si capisce per quale motivo” Sempio in auto col padre, dopo le ore 15 di quel giorno, passando da casa della nonna del ragazzo a quella familiare, “avrebbe dovuto transitare all’altezza di via Pascoli”, dato che non era lungo il percorso, anzi si trovava “esattamente nella direzione opposta”. In un verbale del 2008 il giovane aveva dichiarato che “nel transitare per via Pavia giunti all’altezza di via Pascoli, notavo la presenza di un’ambulanza e delle persone”. Sempre peri pm, però, non è “verosimile che dal breve tratto di via Pavia, percorso dall’indagato e dal padre, fossero visibili le persone presenti in via Pascoli, considerata la distanza e la presenza di due rotatorie”.

La versione di Sempio, anche su questo punto, dunque, per l’accusa è “palesemente inverosimile”. Il ragazzo, tra l’altro, nel 2008 aveva raccontato di essersi “recato nuovamente in via Pascoli per curiosità verso le 16 da solo”. E che aveva saputo da una giornalista che “era stata trovata morta una ragazza all’interno della propria abitazione” e qualcuno dei presenti aveva fatto il nome di Chiara Poggi. Poi, era tornato a casa e più tardi era andato ancora là in via Pascoli col padre.

Paola Cappa: “Tema omicidio da allora tabù in famiglia”
Dal verbale del 5 maggio 2026 Paola Cappa sentita come testimone a Milano nell’indagine su Andrea Sempio spiega anche che il tema Garlasco da allora è stato “un tabu'” in famiglia. “Nelle sue dichiarazioni del 15 agosto 2007, lei affermava davanti ai carabinieri di Vigevano che ipotizzava che l’omicidio di Chiara potesse essere scaturito da avances respinte, anche da qualche collega di lavoro attuale o passato. Da cosa nasceva questa sua ipotesi?” e’ la domanda dei carabinieri. La donna spiega: “.L’ho detta perche’ in realta’ immaginavo potesse essere una ipotesi delle tante, non ricordo precisamente le circostanze in cui avevo rilasciato queste dichiarazioni. E’ stata una normale reazione per dare una spiegazione di istinto a quanto accaduto, sulla base delle mie esperienze personali”. E poi aggiunge di non avere “mai sentito mia cugina parlarmi di qualche amico particolare o di qualche frequentazione del fratello Marco. Io non conoscevo neanche Stasi, che ho conosciuto il giorno del funerale”.

Consulenti pm: “In Usa e Svizzera ‘traccia 33’ sarebbe di Sempio”
Secondo i consulenti della Procura di Pavia sarebbe stato più semplice in “ambito internazionale” attribuire con maggiore certezza la ‘traccia 33′ dentro la casa dove è stata uccisa Chiara Poggi ad Andrea Sempio perché in “alcuni Paesi” del mondo, come “Svizzera, Gran Bretagna” o “Stati Uniti e Canada”, lo “standard numerico” di “minuzie” per identificare correttamente un’impronta si “abbassa notevolmente” rispetto a quello previsto dalla “giurisprudenza italiana” e, in alcuni casi, non è nemmeno richiesto un “numero minimo di punti d’identità”. Lo hanno scritto il comandante del Ris di Messina, tenente colonnello Gianpaolo Iuliano, e il dattiloscopista-criminologo, Nicola Caprioli, in una “nota tecnica” del 4 marzo 2026 che i pm Napoleone-Civardi-De Stefano-Rizza hanno depositato agli atti del fascicolo per omicidio volontario pluriaggravato nell’inchiesta sul delitto di Garlasco. Nelle 169 pagine di riflessioni, fotografie e documentazione, che seguono la consulenza vera e propria (già depositata oltre un anno fa), i due esperti rispondono alle numerose obiezioni sulla possibilità di attribuire correttamente la ’33’ repertata sul muro destro della scala della villetta di via Pascoli, dove fu trovato il cadavere di Chiara Poggi. Obiezioni che sono state rivolte a loro dai consulenti di parte di Andrea Sempio, il generale Luciano Garofano e il dattiloscopista Luigi Bisogno, e quelli della famiglia Poggi, l’esperto di impronte Calogero Biondi e l’ex agente della Scientifica, Dario Redaelli. In particolare Iuliano-Caprioli affermano che è stato un loro “diritto” e persino un “dovere etico e deontologico” esprimere un “giudizio di identificazione e/o esclusione” sulla ‘traccia 33′ rispetto ad Andrea Sempio “prescindendo dalla giurisprudenza di riferimento” in materia di minuzie che invece sarà “ovviamente” oggetto dell’eventuale processo nel contraddittorio.

Paola Cappa: “Stasi si fidanzò il giorno dopo funerale di Chiara”
Secondo Paola Cappa, Alberto Stasi “era già fidanzato” dal “giorno dopo” il “funerale” di Chiara Poggi. Lo ha messo a verbale la cugina della vittima di Garlasco, oggi 41enne, nella sua testimonianza resa il 5 maggio e depositata agli atti dell’inchiesta su Andrea Sempio sul delitto. “Ricordo che il giorno del funerale Stasi era insieme a una ragazza di Tromello che io conoscevo. Ho saputo che dal giorno dopo era già fidanzato” con “una mia compagna di classe alle scuole medie o elementari” e con cui “non ho più avuto alcuna frequentazione”, ha detto una delle due gemelle davanti ai carabinieri del Nucleo investigativo di Milano. Paola Cappa ha precisato che si è trattato di una sua “sensazione” in seguito confermata da numerosi “articoli” di giornale su “questa vicenda”. La cugina della 26enne uccisa il 13 agosto 2007, all’epoca 22enne, ha riferito agli inquirenti di non aver avuto mai un particolare rapporto di complicità con Chiara Poggi e che, in quella fase inoltre, aveva dovuto affrontare dei problemi personali che l’avevano portata ad isolarsi. Ha detto però di aver ricevuto da Chiara Poggi una visita in “ospedale” in cui le avrebbe “confidato che quando era andata a trovare Alberto Stasi a Londra”, poche settimane prima dell’omicidio, la coppia non aveva avuto “rapporti intimi”. “Questa cosa a mio modo di vedere mi era suonata un po’ strana. Chiara era andata a trovare Alberto che era a Londra insieme al suo migliore amico”. La Cappa ha detto di non aver nemmeno saputo dell’esistenza di “video intimi” fra la cugina e il fidanzato: “Mi fa supporre che si imbarazzasse con me. Ho saputo, attraverso i media, che Stasi faceva delle foto in perizoma ma credo che mia cugina non ne andasse orgogliosa” per “come” la “conosco”, ha aggiunto. Rispetto al rapporto interno alla coppia la sorella di Stefania Cappa ha riferito di non aver “mai sentito” dire dalla cugina “che fosse innamorata. Diceva che erano fidanzati e stavano bene”. Mentre per il nuovo indagato, Sempio, e l’ultima inchiesta del 2024-2025-2026, Paola Cappa è stata netta con gli inquirenti: “Mai sentito nominare”. “Ho scoperto di lui con questa nuova indagine” perché “non avevo nemmeno saputo delle indagini del 2016-2017, la prima volta, mi ero voluta allontanare da questa vicenda” che ha definito come un “tabù” da trattare dentro la famiglia, dopo l’esposizione mediatica che ha portato i Cappa ad essere al centro di presunti ‘gialli’ e misteri, tutti smentiti dalle inchieste.

Taccia, legale Sempio: “Non ci sembra sia saltata fuori pistola fumante”

“Non ci sembra che sia saltata fuori la pistola fumante, come da mesi la chiamano”. Così l’avvocata Angela Taccia, legale di Andrea Sempio, indagato dalla Procura di Pavia per l’omicidio di Chiara Poggi. “Finalmente abbiamo ottenuto gli audio – ha spiegato Taccia oggi con Sempio al laboratorio ‘Genomica’ di via Arduino a Roma – e dobbiamo farli analizzare. Un conto è leggere dei brogliacci, un altro è sentire. E bisognerà sentire anche il consulente informatico, perché l’audio ovviamente va analizzato, ripulito dai rumori, bisogna ritrascrivere. Le intercettazioni sono molto importanti. Io e il collega Cataliotti, insieme a tutto il team difensivo, siamo abituati a lavorare in un certo modo, e cioè ascoltare con le nostre orecchie e leggere tutti gli atti processuali. Quindi all’esito delle istanze istruttorie e di tutte le risultanze istruttorie poi riparleremo col cliente e capiremo bene che prossimi passi possiamo valutare e fare”.

In corso colloqui per studio psicologico su Sempio
“Sono in corso dalla giornata di ieri e si protrarranno fino a sera i colloqui tra Andrea Sempio e la nostra psicologa e criminologa. Sarà utile per tratteggiare la personalità del nostro cliente e per contrapporla o accompagnarla a quella fatta dal Racis”. Lo comunica l’avvocato Liborio Cataliotti, legale dell’indagato. Sempio si sta sottoponendo allo studio psicologico nel laboratorio ‘Genomica’ di Roma. Secondo i carabinieri del Racis, il 38enne avrebbe manifestato una “innata capacita’ di mentire”.
La “confessione di Sempio” che sapeva l’ora del delitto

Secondo i pm Civardi-De Stefano-Rizza, Andrea Sempio indagato per omicidio volontario pluriaggravato, avrebbe confessato, intercettato, “l’orario” dell’omicidio del 13 agosto 2007. In uno dei tanti soliloqui registrati in auto all’epoca della prima indagine archiviata e che i carabinieri del Nucleo investigativo di Milano hanno riascoltato e ri-trascritto da zero.

La linea del “Fatto Quotidiano”, del suo direttore Marco Travaglio e dei suoi giornalisti, come sempre, è categorica: niente dubbi, molte certezze. E come quasi sempre, è ben allineata con quella dei giudici, da sostenere anche in presenza di indagini sballate e sentenze opinabili e messe alla prova da elementi pesanti. Oggi scende in campo, sul caso Garlasco, il braccio ingioiellato di Travaglio, Selvaggia Lucarelli, che si schiera, come il suo giornale, al fianco di Andrea Sempio e contro Alberto Stasi, che viene chiamato in causa sulla base di prove, o presunte tali. La Lucarelli si sofferma, in una lunga paginata, su una delle prime dichiarazioni di Alberto Stasi per sostenerne la colpevolezza sull’assassinio della fidanzata Chiara Poggi.
Garlasco, Selvaggia Lucarelli contro Alberto Stasi

Selvaggia Lucarelli si sofferma su un dettaglio che riguarda una conversazione in caserma tra il ragazzo e Stefania Cappa, la cugina della vittima, avvenuta quattro giorni dopo il delitto. Stasi avrebbe detto di aver lasciato la fidanzata al pc, ma la versione non coinciderebbe con quanto detto ai carabinieri. La Lucarelli fa riferimento a un video che sarebbe stato spesso mostrato nelle trasmissioni televisive ma sempre omettendo un passaggio andato invece in onda il 21 maggio 2025 a Chi l’ha visto. Su una frase, in particolare: “Io l’ho lasciata che stava benissimo. L’ho lasciata davanti a un computer“. La giornalista fa notare però che Chiara Poggi non aveva un computer portatile e quello che usava era il fisso di casa Poggi che non risultava essere stato acceso dal 10 agosto 2007, ovvero tre giorni prima del delitto. Stasi avrebbe fornito ai carabinieri un racconto ricco di particolari sui programmi tv visti la sera prima del delitto con Chiara, dimostrando una buona memoria. Ecco perché Lucarelli si chiede “come mai in caserma, a quattro giorni dall’omicidio, Stasi disse a Stefania Cappa che lasciò Chiara che ‘stava benissimo’ e ‘davanti al computer‘”?. La conclusione della Lucarelli è: Stasi ha mentito, Stasi è colpevole, Sempio è innocente.

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