Primarie Pd al rush finale

Rush finale dei candidati alla segreteria del Pd. In attesa delle primarie di domenica, 30 aprile, quando ai gazebo verrà scelto il nuovo leader dem, i tre sfidanti Andrea Orlando, Michele Emiliano e Matteo Renzi questa sera parteciperanno all’incontro tv in programma alle ore 21,15 su Sky TG24. Nel corso della trasmissione verranno trattati i temi caldi della campagna elettorale con cui i tre candidati Pd tentano di accaparrarsi il consenso del maggior numero di sostenitori. Vediamo, nel dettaglio, quali sono le loro posizioni in merito a legge elettorale, leadership del Partito Democratico, politica europea e politiche del lavoro.

Un punto di riavvicinamento tra i tre candidati alla segreteria del Pd è rappresentato dalla legge elettorale. Via i capilista bloccati, sì ai collegi uninominali. E’ uno dei punti della proposta di legge elettorale avanzata dal Pd in commissione Affari costituzionali. Una proposta che arriva dal Pd renziano e che va incontro alle richieste di Andrea Orlando e Michele Emiliano che dell’eliminazione dei capilista bloccati hanno fatto una delle bandiere della campagna congressuale.

Certo, restano le distanze sul resto della legge elettorale a partire dal premio alla lista avanzato dei renziani. Gli altri vedrebbero meglio il premio alla coalizione visto l’esplicito richiamo alla ricostruzione di un centrosinistra largo, in particolare da parte del Guardasigilli.

La diversità più macroscopica nella sfida per la segreteria dem tra Matteo Renzi, Michele Emiliano e Andrea Orlando sta proprio nella concezione del leader. Va separato il ruolo di segretario e candidato premier per il governatore pugliese e il ministro della Giustizia. Il principio del leader forte non si tocca per l’ex-premier, come stabilito  nero su bianco nelle mozioni congressuali.

Le primarie di domenica prossima arriveranno a una settimana esatta dal primo turno delle elezioni in Francia. Una tornata elettorale quella francese cruciale per il futuro della Ue che sarebbe seriamente minacciato dalla vittoria di Marine Le Pen. L’europeismo è uno dei tratti che accumunano di più i tre candidati alla segreteria Pd. Renzi, Orlando e Emiliano hanno messo il rilancio dell’Ue al centro delle loro mozioni congressuali. L’ex-premier chiuderà addirittura a Bruxelles, venerdì prossimo, la campagna delle primarie: ‘Secondo i populisti, l’Europa va distrutta. Secondo conservatori e i burocrati va tutto bene come è adesso. Noi diciamo ‘Europa sì, ma non così’. Io voglio guidare il Pd,  che con noi è diventata la più grande forza politica europea,   a cambiare l’Europa. E dunque l’Italia’.

I tre candidati dem concordano sull’esigenza di un’elezione diretta del presidente della Commissione. Un modo per avvicinare i cittadini alle istituzioni visto che molti dei partiti che si presentano alle elezioni europee non dichiarano in quale gruppo del Parlamento europeo confluiranno e di conseguenza quale candidato alla presidenza della Commissione sosterranno. Orlando si spinge anche oltre. Il Pd, ha detto più volte durante la campagna congressuale, deve farsi carico del rilancio del Pse.

Secondo il Guardasigilli non basta invocare le primarie per il presidente Ue ma occorre occuparsi del Pse e per questo propone un congresso dove vengano dibattute tesi, proposte e si decida quale futuro per il socialismo europeo. Orlando ha anche accusato Renzi di sfiorare l’euroscetticismo con i suoi ripetuti richiami all’Ue dei ‘tecnocrati’: ‘C’è un’ambiguità pericolosa. Se tu dici che l’Europa così com’è non va, dici una cosa vera ma se non accompagni immediatamente con una proposta su come deve andare, verrai immediatamente confuso con gli euroscettici’.

Grande e forte polemica sulle politiche del lavoro e sul referendum del 4 dicembre. Per Orlando  la valanga di ‘No’ al referendum sono stati anche ‘No’ a certe politiche renziane in particolare sui temi del lavoro: ‘ Ha detto No in massa alla riforma la generazione degli under 35 che forse più di ogni altra si è sentita ‘perduta’ in questi lunghi anni della crisi. I giovani hanno respinto la riforma costituzionale del governo più giovane della storia’.

E la svolta mancata dopo il referendum, secondo Orlando,  potrebbe causare una nuova sconfitta alle prossime elezioni politiche con un Pd a trazione renziana. Il cambio di passo per gi sfidanti di Renzi dovrebbe partire innanzitutto dalle politiche sul lavoro rivendendo le norme sui licenziamenti. Mentre Renzi ribadisce che il Jobs Act si è fatto fare un grande passo avanti al Paese, per Emiliamo il pacchetto di interventi sul mercato del lavoro enfaticamente denominato Jobs Act, ha avuto come unico esito concreto quello di incrementare sperequazioni e disuguaglianze sociali a danno di chi lavora, di ridurre le tutele per i lavoratori, senza determinare un reale aumento dell’occupazione.

Per Orlando stiamo rischiando di smarrire l’eredità migliore delle grandi ispirazioni ideali del cattolicesimo democratico e del socialismo italiano: la capacità di unirsi nei momenti difficili della vita della Repubblica.

E’ormai scontato che Renzi vincerà le primarie e  si discuterà  solo di quale percentuale sarà il suo trionfo. Ma proprio questa certezza, unita al ponte del primo maggio,  rischia di rovinare tutto: una platea troppo ridotta di votanti trasformerebbe anche una vittoria rotonda in un boomerang sul piano politico.

La notizia non sarebbe più l’incoronazione dell’ex premier, ma il fatto che un Pd ridotto all’osso gli ha ridato lo scettro. Ragion per cui è già esplosa la polemica su chi ha avuto l’infelice idea di votare il 30 aprile, quando molti italiani, approfittando del lungo weekend, saranno lontani da casa, magari al mare o comunque impegnati in una gita fuori porta.

Strano è che sia lo stesso Renzi a dire  che si è scelto il giorno peggiore per fare le primarie, in mezzo ai ponti, e poi la polemica è sull’affluenza. Gli sfidanti replicano che non c’entrano niente, anzi la data è stata imposta da Renzi, loro avrebbero volentieri rinviato. I renziani  dico che avevano proposto il 9 aprile. La necessità di trovare un compromesso ha fatto fermare la pallina della commissione per il congresso sul 30 aprile, ultima data utile.

Renzi teme di  non superare la soglia del milione di votanti. Sarebbe un disastro considerando che nel 2007 , quando vinse Veltroni,  parteciparono alle primarie 3 milioni e mezzo di italiani, calati a 2,8 sei anni dopo, quando lui si aggiudicò la gara. È chiaro che perdere due milioni di simpatizzanti Pd in 4 anni avrebbe il sapore amaro della sconfitta.

 Renzi respinge  qualsiasi critica: ‘Che votino 100mila persone o un milione sono più di quante decidono sul blog di Grillo o nella villa di Arcore’.  Un milione di partecipanti è considerato il limite sotto il quale non si dovrebbe scendere. Taglia corto Orlando: ‘Chi vince dirige il partito, gli altri fanno squadra’. Sarebbe bello, aggiunge Emiliano, ‘Se fosse costretto a farlo Renzi, come accadrebbe se restasse sotto il 50%’.

Cocis

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