LÕaula di Palazzo Madama durante la discussione in Senato sul decreto Green Pass, Roma, 15 settembre 2021. ANSA/RICCARDO ANTIMIANI

Premierato, c’è il sì del Senato con 109 si, 77 no, 1 astenuto

Riforme al rush finale, torna in Aula al Senato il ddl Casellati, per l’ultimo atto sul premierato prima del passaggio alla Camera, dopo settimane di polemiche e risse sfiorate. Il disegno di legge costituzionale per il passaggio al modello di governo del premierato, con l’elezione diretta del presidente del Consiglio è stato votato dai senatori.  Un voto che arriva al termine di settimane di tensione, prima in Commissione e poi in Aula, culminate lo scorso 13 giugno col l’Aventino di Pd, M5S e Avs che hanno lasciato i banchi del Senato, mentre si votavano gli ultimi articoli del testo.

Nessuna nota lieta invece da parte delle opposizioni, che sono state  in piazza per manifestare contro il premierato e contro l’Autonomia differenziata,  in Piazza Santi Apostoli, per dire no a quello che ritengono un doppio schiaffo alla democrazia, il ddl Casellati fresco di via libera a Palazzo Madama, e il ddl Calderoli in questi giorni in discussione alla Camera, in via di approvazione. “In Senato, con il nostro voto -dice  Francesco Boccia capogruppo del partito democratico– diremo no ad una riforma della Costituzione che sfascia gli equilibri su cui si basano le nostre istituzioni e denunceremo lo scambio politico inaccettabile che si sta realizzando nella maggioranza tra premierato e autonomia differenziata”.

Dopo quanto successo lo scorso 29 maggio, con la rissa sfiorata in Aula, tra il senatore di Fdi, Roberto Menia e il pentastellato Marco Croatti, fermati a un passo dallo scontro fisico dall’intervento dei questori, tra cui anche l’anziano’ Gaetano Nastri, collega di partito di Menia, la tensione nell’emiciclo non è mai mancata, pur senza arrivare a quanto visto alla Camera per l’autonomia.

A meno di una settimana dalla maxi-rissa, il disegno di legge sull’autonomia differenziata torna  al vaglio dell’Aula di Montecitorio in una giornata che si preannuncia già calda. In Piazza Santi Apostoli le opposizioni si sono radunate  per protestare contro due delle riforme ‘cavallo di battaglia’ del centrodestra: quella dell’autonomia, appunto, fortemente voluta dalla Lega e il premierato caro a Giorgia Meloni e Fratelli d’Italia.

Ma i fatti di mercoledì hanno lasciato strascichi e non solo a livello di sanzioni disciplinari (sono 11 i deputati sospesi temporaneamente dai lavori dopo i disordini). Le immagini della bagarre con l’aggressione ai danni del deputato pentastellato Leonardo Donno hanno fatto il giro del mondo. Per questa ragione, scongiurare il ripetersi di episodi simili è diventata la premura di tutti i gruppi parlamentari. In casa Fdi giovedì, all’indomani della rissa, i vertici del gruppo parlamentare di Montecitorio avevano invitato i deputati meloniani a non cadere in provocazioni e a mantenere la calma.

Oggi al Senato è passato il premierato,  visto che nell’Aula di Palazzo Madama è stato approvato  con 109 si, 77 no 1 astenuto il disegno di legge costituzionale sul premierato. Il provvedimento passa ora alla Camera.

“La riforma sul premierato passa in Senato. Un primo passo in avanti per rafforzare la democrazia, dare stabilità alle nostre Istituzioni, mettere fine ai giochi di palazzo e restituire ai cittadini il diritto di scegliere da chi essere governati”, afferma la presidente del Consiglio Giorgia Meloni dopo il primo via libera dell’Aula del Senato al ddl di riforma costituzionale per l’elezione diretta del premier.

La seduta si è aperta con un minuto di silenzio per il generale Claudio Graziano, scomparso ieri 17 giugno. “Sono certo che in questa occasione non ci saranno azioni di disturbo da parte di nessuno” ha detto poi il presidente del Senato La Russa aprendo la seduta.

Lo scorso 12 giugno il Senato ha approvato il sesto degli otto articoli del ddl sul premierato elettivo. L’articolo riguarda il Senato che, secondo la Costituzione, viene eletto “su base regionale”, il ddl Casellati aggiunge le parole “salvo il premio su base nazionale previsto dall’articolo 92”. Infatti il precedente articolo 5 del ddl Casellati ha inserito nell’articolo 92 della Carta la previsione di un premio di maggioranza per le liste che appoggiano il candidato premier che vince le elezioni. Al Senato inizia ora l’esame dell’articolo 7, che riguarda le crisi di governo e su cui c’è un emendamento del governo.

Il senatore a vita Mario Monti, ha preso la parola per primo nell’Aula di Palazzo Madama e ha dichiarato il suo voto contrario al provvedimento. E il suo no, precisa, “è per motivi che prescindono dall’abolizione della figura dei senatori a vita”. “Questo provvedimento – ha osservato – non raggiungerà gli obiettivi che si propone e non determinerà il desiderato riavvicinamento dei cittadini alla politica. La riforma  sembra non guardare al mondo che ci circonda dove, anche al di là dell’Atlantico, ci sono governi dove i presidenti sono eletti direttamente dal popolo e sono quelli che sono più in crisi”. Questa, ha incalzato Monti, “non è una riforma fatta nell’interesse dei cittadini, ma della categoria dei politici. I cittadini, infatti, se il governo sarà meno stabile, saranno penalizzati”.

“Siamo fermamente contrari a questa riforma nel merito e per le conseguenze politiche che avrà. Perché di fatto se un governo va male e si perdono i consensi, il premier è comunque blindato”. Così il senatore e leader di Azione, Carlo Calenda annunciando il voto contrario. “E’ un problema di metodo – ha aggiunto – perché arrivare a un confronto frontale sempre e comunque può portare a dolorose sconfitte, ma per voi il punto è spostare l’attenzione dai problemi veri” citando ad esempio i giovani che lasciano l’Italia o quelli sotto la soglia di povertà o le difficoltà della scuola pubblica. Ma, ha chiesto: “Come ne usciamo? Con una grande ordalia tra il bene il male”, rimarcando che “il prossimo anno segheremo un altro pezzo del ramo, il ramo su cui siamo seduti e che coincide con le istituzioni repubblicane attraverso un conflitto costante, al termine del quale saremo tutti più deboli”.

“Oggi tagliamo il primo traguardo della riforma che introduce in Italia l’elezione diretta del Presidente del Consiglio. La riforma darà effettivamente voce al popolo, che diventerà protagonista attivo non solo semplice spettatore. Ci dispiace per chi in questi lunghi mesi in Commissione e poi in aula ha remato contro, mi riferisco alle opposizioni di sinistra che ora stanno tentando di aizzare pericolosamente le piazze ben consapevoli di manifestare contro la volontà degli italiani. Dovranno farsene una ragione’’,  ha detto in aula durante le dichiarazioni di voto la senatrice Michaela Biancofiore, presidente del gruppo Civici d’Italia, Noi moderati, Maie.

“Il gruppo ha chiarito in discussione generale che per noi discutere dell’elezione diretta del premier non era né un’eresia né un atto di sovvertimento democratico. Quindi abbiamo portato riflessioni riformiste e – ha aggiunto – a differenza di altri, abbiamo presentato un nostro disegno di legge organica e abbiamo fatto emendamenti ma il risultato finale è deludente”,  ha detto in Aula Enrico Borghi, capogruppo di Italia viva al Senato, in vista del voto contrario del suo gruppo alla riforma del premierato sui cui a breve si esprimerà l’Aula di Palazzo Madama. “Questa non è la madre di tutte le riforme ma un rattoppo illusorio che pretende di chiudere una transizione repubblicana”.

Più popolo e meno palazzo: questa è la via che indichiamo e per questo voteremo la riforma con gioia e convinzione”. Così il capogruppo di Forza Italia al Senato, Maurizio Gasparri, annunciando il voto favorevole sul premierato. Durante il suo intervento il senatore del gruppo Misto, Tino Magni, mostra il testo della Costituzione in segno di protesta.

“Dico a chi ha parlato di scambio tra le riforme (del premierato e dell’autonomia differenziata tra FdI e Lega, ndr) che non si chiama scambio ma accordo politico tra forze di maggioranza, che hanno il diritto di farlo e che anzi tengono unita questa maggioranza”. Così il capogruppo leghista al Senato, Massimiliano Romeo, annunciando il voto favorevole sul premierato.

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