Ponte sullo Stretto rinviato al 2034 e 2,8 miliardi dirottati ad altro

La Ragioneria generale dello Stato ha apportato alcune correzioni al decreto legge infrastrutture che il Consiglio dei ministri ha approvato lo scorso febbraio. Nella nuova formulazione viene esplicitato che il Ponte sullo Stretto di Messina non potrà comportare “nuovi o maggiori oneri per la finanza pubblica”.

Per completare le operazioni previste per l’avvio dei cantieri, la Società Stretto di Messina dovrà quindi utilizzare soltanto i 13,5 miliardi di euro già stanziati. L’amministratore delegato dell’azienda ha rassicurato che non ci saranno problemi, mentre il ministro Salvini ha dichiarato che non fisserà più scadenze mensili per l’avvio dei lavori.

La Ragioneria dello Stato ha bloccato i fondi extra per il Ponte sullo Stretto
La precisazione della Ragioneria generale dello Stato sul decreto infrastrutture impedirà al Governo di utilizzare altri fondi per finanziare il Ponte sullo Stretto di Messina, a meno che non modifichi le previsioni di bilancio. La Ragioneria è un dipartimento del Ministero dell’Economia e delle Finanze, quindi dipende dall’Esecutivo stesso.

È però un organo prettamente tecnico, che si assicura che il Governo spenda quanto dichiarato all’interno della Manovra finanziaria. Serve, di fatto, a controllare che l’Esecutivo rispetti le regole finanziarie che si è dato all’inizio dell’anno.

La decisione di specificare che, per l’avvio dei lavori del Ponte sullo Stretto, non potranno essere spesi più dei 13,5 miliardi di euro già previsti, ha causato la reazione delle opposizioni. Antonio Misani del Pd ha dichiarato: ‘Sul Ponte il Governo meloni e il ministro Salvini continuano a collezionare solo rinvii, correzioni e stop tecnici. L’ennesima conferma arriva dalle modifiche imposte al decreto infrastrutture dalla Ragioneria generale dello Stato che certificano un’altra volta le improvvisazioni del Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti’.

Le rassicurazioni della Società Stretto di Messina
La Società Stretto di Messina, che si occupa di commissionare i lavori per la costruzione del Ponte per conto dello Stato, è intervenuta sulla vicenda, rassicurando sul fatto che la modifica sia puramente precauzionale e che quindi non impatti in nessun modo sui piani di avvio dei lavori dell’opera.

L’amministratore delegato dell’azienda, Pietro Ciucci, ha dichiarato: ‘Non sono previsti extracosti per il ponte sullo Stretto di Messina. A parità di investimento complessivo di 13,5 miliardi di euro, con il decreto infrastrutture sono stati modulati gli importi di ciascun anno di lavori per tener conto dello slittamento dei tempi conseguente le note delibere della Corte dei conti’.

La reazione di Salvini
Il ministro delle Infrastrutture e dei Trasporti Matteo Salvini, che è l’esponente del Governo che più ha spinto per la realizzazione del Ponte, ha invece accolto la notizia chiarendo che non annuncerà più date per l’inizio dei lavori del Ponte: ‘In quest’anno non do più scadenze mensili, perché ho imparato che fra ricorsi, controricorsi, Corte dei Conti e comitati del no, prima voglio vedere la carta e poi partono i lavori. Il mio obiettivo è che questo sia l’anno dopo 160 anni dai primi studi, dell’avvio dei cantieri per il benedetto e utile Ponte sullo Stretto di Messina per togliere anche quell’altro tappo per lo sviluppo del paese’.

Durante la legislatura il ministro aveva più volte annunciato l’inizio dei lavori per il Ponte. Una delle prime dichiarazioni a riguardo risale a marzo 2023, quando l’avvio dei cantieri era previsto per l’estate del 2024.
Il Ponte sullo Stretto slitta ancora, e nel frattempo una parte delle risorse previste cambia destinazione. Il Governo ha deciso di trasferire 2,8 miliardi di euro a Rfi, la società che gestisce la rete ferroviaria italiana, per ridurne il debito.

La decisione è contenuta nel decreto sui commissari straordinari delle opere pubbliche, approvato dal Consiglio dei ministri dopo settimane di limature tecniche e il passaggio alla Ragioneria generale dello Stato.
Guardando nel dettaglio, il decreto prevede 1,8 miliardi nel 2026 e un ulteriore miliardo nel 2027 destinati a Rfi, la Rete ferroviaria italiana, per la “riduzione dell’esposizione debitoria”.
Si tratta di un rimborso alla società controllata da Ferrovie dello Stato, che negli ultimi anni ha anticipato risorse alle imprese e ai fornitori impegnati nei cantieri ferroviari.

Proprio questi anticipi avevano contribuito all’aumento dell’indebitamento della società. Con l’intervento dello Stato, il debito diventa ora più sostenibile e consente di riequilibrare i conti della rete ferroviaria.
Per recuperare i fondi necessari, il Governo ha scelto di rimodulare il cronoprogramma finanziario del Ponte sullo Stretto, l’opera destinata a collegare stabilmente Sicilia e Calabria.

La revisione è stata resa possibile dai ritardi accumulati nell’avvio dei cantieri. Nei primi anni della programmazione (tra il 2026 e il 2029) la spesa prevista viene ridotta, mentre una quota maggiore di finanziamenti viene spostata negli anni successivi.

Questa minore spesa iniziale libera quindi le risorse che vengono utilizzate per sostenere Rfi.
Nuovo calendario, Ponte sullo Stretto operativo dal 2034

La revisione del piano finanziario allunga i tempi di realizzazione del Ponte di Messina: il nuovo cronoprogramma porta il progetto fino al 2034, un anno in più rispetto alle previsioni precedenti. Secondo la società Stretto di Messina, i lavori dovrebbero partire a settembre e concludersi entro la fine del 2033, con il 2034 come primo anno di esercizio dell’infrastruttura.

Nell’ultimo anno sono previsti 1,2 miliardi di euro, destinati principalmente alle regolazioni contabili e al pagamento degli ultimi stati di avanzamento lavori.

Salvini frena sulle scadenze
Il decreto arriva dopo lo stop imposto dalla Corte dei conti, che ha costretto il Governo a rivedere alcune procedure e a rimodulare il calendario.

Il ministro delle Infrastrutture Matteo Salvini ha salutato l’approvazione del provvedimento con “grande soddisfazione”, confermando lo stanziamento complessivo di 13,5 miliardi di euro per la realizzazione del ponte e delle opere collegate.

Allo stesso tempo il ministro ha mostrato cautela sulle tempistiche: ‘Non do più scadenze mensili, perché ho imparato che fra ricorsi, controricorsi, Corte dei Conti e comitati del no, prima voglio vedere la carta e poi partono i lavori’.

Difesa del Governo e le critiche dell’opposizione
Per il Governo, la rimodulazione dei fondi non cambia la sostanza del progetto. L’amministratore delegato della società Stretto di Messina, Pietro Ciucci, ha ribadito che il costo complessivo dell’opera resta fermo a 13,5 miliardi, senza nuovi oneri per la finanza pubblica.

Secondo l’esecutivo, il ponte continua a rappresentare un’infrastruttura strategica per migliorare i collegamenti tra il Mezzogiorno e il resto del Paese.

Le opposizioni, però, parlano di “accanimento terapeutico” su un progetto che continua a subire ritardi e contestazioni. Il copyright di tale affermazione è del dem Marco Simiani, che invita il Governo a concentrare le risorse sulle “infrastrutture davvero necessarie”.

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