Giorgia Meloni vive un riposizionamento necessario. Dopo l’esito del referendum ha capito che le sorti del centrodestra sono legate ad un’autonomia forte dall’alleato più ingombrante, preso le distanze, negato la base di Sigonella e il supporto alla guerra all’Iran. Le sta costando gli strali di Donald Trump, ma non ha fatto una piega. È volata a Parigi e riallacciato con l’Europa, con i volenterosi. Perfino fraternizzato con Emmanuel Macron, confermando – «previa consultazione del Parlamento», ha puntualmente detto – la disponibilità ad inviare cacciamine. Decisioni ferme, senza titubanze. Da statista.
Elly Schlein, l’altra donna protagonista della politica italiana, ha espresso solidarietà e sostegno a Meloni dopo la rottura con Trump. Gli osservatori hanno ascoltato a Montecitorio una Schlein più matura, più responsabile e finalmente capace di uscire da quella posa movimentista e marginale in cui si era a lungo cacciata. Certamente può presentarsi alla corsa delle primarie del campo largo in posizione di primazia assoluta.
È già notizia che ci siano tutti: Elly Schlein, Nicola Fratoianni, Angelo Bonelli, il sindaco di Roma, Roberto Gualtieri, l’assessore capitolino, Alessandro Onorato, che ambisce a guidare il cespuglio centrista del campo largo. L’avvocato del popolo illustra il pamphlet. Assente Matteo Renzi ma è scontato. Raro che si faccia vedere al fianco dell’avvocato del popolo. Ci sono prime e seconde file del Pd e del M5S, si scorgono Dario Franceschini, Francesco Boccia, Roberto Speranza, Roberto Fico, governatore campano, e ancora vecchie conoscenze come Alfonso Pecoraro Scanio.
Colpisce un dettaglio: tutti i big indossano un abito blu. Un blu dal sapore istituzionale, un blu di chi già si prepara a vincere le elezioni politiche del ’27 e di conseguenza a prendere le redini del Paese?
Conte in blu è l’esempio da emulare se il sogno di Palazzo Chigi può diventare realtà. Appare però difficile che la segretaria dem possa accettare questo scenario. E mentre tutto questo succede e diventa il messaggio della sinistra del futuro Schlein si muove già da regina della coalizione. È volata a Barcellona dove si tiene il Global Progressive Mobilisation. Viaggio che le è utile per rafforzare la sua leadership anche in Europa. L’evento rappresenta il fischio di inizio della grande mobilitazione dei progressisti per contrastare l’internazionale sovranista. Il premier spagnolo, Pedro Sanchez, ha invitato tutti i leader progressisti. E punta sulla presenza della numero uno del Nazareno. La segreteria del Pd interverrà in un panel. Ma più di ogni cosa auspica l’incoronazione da parte di Sanchez.
La terza donna di potere non è una politica ma fa politica. Marina Berlusconi, non a caso entrata nel mirino dei detrattori per la porta principale, ha richiamato Forza Italia alla sua missione di soggetto liberale, riformista e riformatore, puntando su un riposizionamento strategico che sarebbe sbagliato sottovalutare o fingere di non vedere. Garantismo, diritti civili, battaglie di libertà come quelle sul fine vita e sul pieno riconoscimento dei nuovi italiani, i migranti di seconda generazione, caratterizzano il nuovo corso degli azzurri. Marina Berlusconi potrebbe decidere di non entrare personalmente in politica, ma continuerebbe a rimanere – da azionista di maggioranza della pietra angolare della politica – tra le donne più influenti dello spazio pubblico italiano.
A queste tre protagoniste si aggiunge Silvia Salis. La neo sindaca di Genova è quel che si definisce “talent”, una promessa emergente di cui si sa ancora poco. Qualcuno, nell’area del centrosinistra, la vorrebbe lanciare nella corsa delle primarie come fosse un martello scagliato in una competizione agonistica. Nessuno – per quanto promettente – può però illudersi di diventare leader in mezza stagione. E Salis alterna freno e frizione, avendo fiutato la trappola sacrificale.
ProgettoItaliaNews Piccoli dettagli, grandi notizie.