Piccolo Bellini, dal 12 al 17 febbraio, ‘Un Eschimese in Amazzonia’, ideazione e testi Liv Ferracchiati

Trilogia sull’Identità

Progetto in tre Capitoli di The Baby Walk

Ideazione e Testi di Liv Ferracchiati

Capitolo III

Un Eschimese in Amazzonia

Scrittura scenica degli Interpreti

Atto unico di 65 minuti circa

 

Scrittura scenica di e con (in ordine alfabetico): Greta Cappelletti/Coro, Laura Dondi/Coro, Liv Ferracchiati/Eschimese, Giacomo Marettelli Priorelli/Coro, Alice Raffaelli/Coro. Costumi Laura Dondi.Disegno luci Giacomo Marettelli Priorelli.Suono Giacomo Agnifili. Organizzatrice di Compagnia Sara Toni. Ufficio Stampa Roberta Rem, Francesca Torcolini.Progetto di The Baby Walk. Produzione Teatro Stabile dell’Umbria, Centro Teatrale MaMiMò, Campo Teatrale, The Baby Walk. In collaborazione con Residenza Artistica Multidisciplinare presso Caos – Centro Arti Opificio Siri Terni.

Premio Scenario 2017.

Prima rappresentazione in forma di Studio: Premio Scenario 2017 – Festival di Santarcangelo, 12 luglio 2017.

Debutto nazionale vincitori Premio Scenario 2017: 2 – 3 dicembre 2017 – Teatri di Vita – Bologna

 

Le piazze del 2019, in corso di costante aggiornamento:

Roma, Teatro India, 1-3 febbraio.Napoli, Teatro Bellini, 12-17 febbraio. Milano, Teatro Elfo Puccini, 9-10 marzo. Vimodrone, Spazio Everest, 12 aprile. Parma, Teatro delle Briciole, 13 aprile.

i non personaggi del terzo capitolo

l’Eschimese (indossa una felpa con cappuccio e sotto di essa avrà la maglia della New Team numero 10, quella di Olliver Hutton)

il Coro (la massa, la società, a volte sciocca a volte acuta)

 

Il Coro, tranne in momenti specifici che saranno evidenziati, parlerà all’unisono,attraverso una lingua musicale e ritmata, quasi versificata.

Il Coro è la società in cui vive l’Eschimese o, almeno, come egli la percepisce.

È importante tenere a mente che quanto si leggerà come detto dall’Eschimese, in realtà, è improvvisato. Quindi sarà più o meno quanto scritto qui di seguito, ma anche il suo contrario.

A volte potrà far sorridere, a volte far piangere, altre risultare detto male.

La ricerca sul linguaggio è tutta basata sulla precarietà e l’instabilità come metaforadell’esistenza dell’Eschimese che non è previsto dalla società in cui abita.

Ogni giorno all’Eschimese è richiesto di improvvisare come essere e comerappresentarsi, senza una via e un modello già prestabilito.

Il linguaggio basato sull’improvvisazione è perciò metafora verticale dell’esistenzadell’Eschimese e, in fin dei conti, di tutti.

Quella che ci si appresta a leggere è, di fatto, una scrittura scenica per cui con ledidascalie si cercherà di riportare in qualche modo le azioni degli attori sul palco,ma il testo drammaturgico di per sé rimane incompleto.

 

Un Eschimese in Amazzonia pone al centro il confronto tra la persona transgender (l’Eschimese) e la società (il Coro), fino ad arrivare al paradosso che l’Eschimese si stanca di raccontare sé stesso. La società segue le sue vie strutturate e l’Eschimese si trova, letteralmente, ad improvvisare, perché la sua presenza non è prevista.

Il Coro parla all’unisono, attraverso una lingua musicale e ritmata, quasi versificata, utilizza una gestualità scandita, dando vita ad una società ipnotica, veloce, superficiale, a rischio di spersonalizzazione. La struttura è quella del “link web”, l’analogia del pensiero manovra le connessioni o forse il nonsense stesso dell’illogica internettiana.

Anche l’Eschimese è parte degli stessi stereotipi della sua contemporaneità, anzi nella sua stand up comedy è personaggio autentico proprio perché vive e rappresenta la propria inautenticità di abitante del suo tempo.

Si sforza di avere una visione soggettiva, ma anche la sua è, a ben guardare, infarcita di luoghi comuni e spersonalizzata.

Il comico nasce anche dal mettere in rilievo quelle dinamiche che rendono l’essere umano marionetta, macchina, ovvero un essere sociale, un essere già giocato dalla cultura.

Paul B. Preciado, filosofo e scrittore, tra i più autorevoli esponenti di studi di genere e politiche sessuali, sostiene che la cosa importante sia opporsi alla standardizzazione che identifica come patologia quello che non si riconosce, tutto il resto non è che una tassonomia, un sistema di classificazioni.

In altre parole dice che l’identità di genere, quindi il transgenderismo o il cisgenderismo, non sono poi così interessanti.

 

Il titolo: “Un Eschimese in Amazzonia” è una citazione dell’attivista e sociologa Porpora Marcasciano che evidenzia l’incapacità della società di andare oltre il modello binario di sesso/genere, omosessuale/eterosessuale, maschio/ femmina e che quindi racconta la compromissione di un percorso di vita che potrebbe essere dei più sereni e tranquilli.

La ricerca dei materiali per questo progetto inizia nel 2013 e ha collezionato interviste a molti uomini transgender, a studiosi, a scienziati e a persone qualsiasi che non sapevano assolutamente nulla sull’argomento.

Un o una transgender è una persona la cui identità di genere non è coincidente con il proprio sesso anatomico, in questo caso parliamo di una persona il cui corpo è femminile, ma la cui identità di genere è maschile.

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