Pericolo Terza Guerra Mondiale, Fiona Hill: “Gli europei devono decidere”

Il conflitto in Iran causato dall’offensiva condotta da Israele e Stati Uniti potrebbe allargarsi ulteriormente e innescare la tanto temuta Terza Guerra Mondiale in cui potrebbe essere trascinata anche l’Europa: tale analisi è frutto non di una persona qualunque, bensì dell’accademica e consulente Fiona Hill, che durante la prima presidenza Trump era la direttrice per l’Europa e la Russia nel Consiglio per la sicurezza nazionale della Casa Bianca.

“Stiamo camminando come sonnambuli verso la Terza Guerra Mondiale, o comunque un conflitto che ha già una dimensione globale. Gli Stati Uniti stanno cercando di trascinarci dentro gli europei, che devono rendersene conto e decidere se vogliono partecipare oppure no”, ha dichiarato Hill in un’intervista rilasciata a Repubblica.

Secondo l’accademica, i Paesi membri della Nato dovrebbero appellarsi all’articolo 4 per richiedere consultazioni urgenti sulla guerra, il modo in cui viene portata avanti e gli obiettivi.

“È possibile farlo, ad esempio sfruttando i missili lanciati contro la Turchia. Una volta chiariti questi punti, gli europei dovranno decidere se vogliono entrare nel conflitto oppure restarne fuori”, ha aggiunto Hill.

Quando alla studiosa è stato domandato quale impatto sta avendo il conflitto in Medio Oriente, a partire dalla scelta di allentare le sanzioni sul petrolio russo, è arrivata la seguente risposta: “L’aumento del prezzo in superficie aiuta Mosca, perché le dà più soldi per finanziare l’invasione, ma la domanda è se sia davvero in grado di approfittarne”.

Hill ha sottolineato che il Cremlino può aumentare la produzione a basso costo, ma non è detto che possa trovare acquirenti. Secondo l’accademica il vero problema di Putin è un altro, ossia la crisi relativa al reclutamento dei soldati. “I soldi non bastano a creare persone che non esistono”, ha chiosato.

Hill ha anche parlato degli accordi economici con la Russia che Trump ha menzionato in più occasioni di recente, affermando che il presidente Usa non ha come obiettivo la pace o una soluzione del conflitto “che tenga conto dei diritti e delle aspirazioni del popolo ucraino, o le conseguenze del nuovo assetto per la sicurezza di tutti”; secondo la studiosa l’amministrazione attuale americana ha una visione puramente “mercantilistica”.

Hill: “L’Italia dovrebbe essere molto preoccupata”
Il presidente ucraino non si piega e, nel ragionamento di Hill, tale condotta è un ostacolo alla visione di Trump: “Zelensky in questo momento è un po’ come la vecchia signora proprietaria di un appartamento in un edificio di Trump, che non cede alle sue pressioni per sgomberarlo e costruire altro”.

“Tutto – ha aggiunto – ha una dimensione mercantilistica in questa amministrazione, ma nell’interesse di una famiglia o un gruppo specifico di persone, non gli Stati Uniti. E lo stesso atteggiamento si applica a tutti, anche amici o alleati come l’Italia. Dovreste essere molto preoccupati di questo”.

Hill ha inoltre sostenuto che Putin è probabile che si stia augurando che Trump si ritrovi in una situazione di stallo in Iran come a lui è capitato in Ucraina: “Sono situazioni diverse, ma se ci fate caso il capo della Casa Bianca ha detto molte cose simili a quelle sostenute da quello del Cremlino per giustificare e gestire l’intervento”.
L’escalation in Medio Oriente ha riportato a livelli altissimi l’attenzione su possibili attentati terroristici in Europa, Italia compresa. L’intelligence aveva già presentato un rapporto al Parlamento in cui sottolineava “rischi derivanti dalle attività di Hamas su suolo europeo”. La rete dei satelliti iraniani, di cui Hamas fa parte, è però fortemente indebolita e a preoccupare sono piuttosto i lupi solitari o gli attacchi informatici. Lo ha confermato anche l’ex ministro Marco Minniti, secondo il quale “non serve necessariamente un ordine da Teheran”.

In un’intervista a Il Messaggero, l’ex ministro ha confermato quelle che erano le previsioni sui rischi più realistici per l’Italia. Che sono sostanzialmente due: terroristi singoli, radicalizzati sul web in anni e anni, e gli attacchi cyber e di disinformazione.

Al di là delle differenze spirituali tra sciiti e sunniti, l’innesco di attacchi singoli e lupi solitari è uno dei rischi più vibranti per le nazioni europee. Anche l’attività di cellule dormienti, che potrebbero “risvegliarsi” per approfittare del caos generale, preoccupano i nostri decisori.

Nel nostro Paese i timori maggiori riguardano il sentimento anti-ebraico delle frange estremiste, non solo di matrice islamica. Per questo motivo il governo ha innalzato la sorveglianza di sinagoghe e sedi diplomatiche.

L’Iran, come gli altri imperi (Russia in primis), investe molte risorse nelle campagne cosiddette “asimmetriche” di fake news e telecomunicazioni per colpire dall’interno Paesi ostili o satelliti di una potenza ostile. Come le province europee per l’impero Usa.

Attraverso ad esempio un portale chiamato Charming Kitten, la Repubblica Islamica ha condotto una campagna di disinformazione legata in gran parte alla vicenda dei file di Epstein per destabilizzare l’opinione pubblica statunitense.

Cavo Dragone respinge lo spettro di una guerra in Europa, in che modo l’Italia può essere coinvolta. Secondo l’ammiraglio, “non esiste una minaccia che l’Occidente e la Nato non siano in grado di affrontare”. Ma in caso (improbabile) di attacco, l’Articolo 5 non scatterebbe automaticamente

La guerra dell’Iran contro l’Occidente colpisce l’economia
La minaccia terroristica dei vari gruppi estremisti ha un obiettivo tattico classico: aumentare lo stress interno agli Stati considerati ostili o conniventi coi nemici. Cioè costringerli a spendere risorse in sicurezza, irrigidire la vita pubblica, alimentare reazioni emotive e possibili fratture sociali.

Fermo restando che l’Italia, nonostante la presenza di basi Usa sul suo territorio, non rappresenta un bersaglio sensibile per attacchi diretti iraniani, il pericolo di attacchi informatici resta invece alto.

Non solo. Colpendo il traffico di petrolio e merci col blocco dello Stretto di Hormuz, Teheran intende pungere l’Occidente dove fa più male: l’economia, la finanza e l’approvvigionamento energetico.

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Cioè tutto ciò che gli Stati Uniti hanno interesse a difendere, per tenere legati a sé tutti i satelliti e gli alleati. Pressato inoltre da un 60% di americani contrari all’intervento in Iran, Donald Trump dovrà presto capire come ritirarsi dal Medio Oriente senza farla apparire come una sconfitta.

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