Perché l’attacco di Modena è una tragedia europea

Sui fatti di Modena continuano le prese di posizione e le polemiche all’interno del mondo politico. Da una parte il centrodestra diviso sulla figura dell’aggressore dopo la richiesta della Lega di revocare la cittadinanza a chi commette reati gravi. Dall’altra il Partito democratico che, attraverso una lettera firmata da trenta amministratori si mobilita contro la propaganda razzista.

Nell’emiciclo di Strasburgo, tra il brusio delle traduzioni simultanee, dossier che scorrono di mano in mano e riunioni lampo tra delegazioni, il caso Modena irrompe al centro del confronto politico dei Ventisette. Carlo Fidanza, capodelegazione di Fratelli d’Italia al Parlamento europeo, affida al Secolo la linea dei conservatori: “L’Ue non può voltarsi dall’altra parte e non può avere la memoria corta”.

La tragedia di Modena è una tragedia europea
A spingere perché il tema arrivasse nell’emiciclo è stato il gruppo Ecr, che ieri ha chiesto un dibattito su “L’attacco contro i cittadini a Modena: proteggere gli spazi pubblici e prevenire la violenza nell’Ue”. La proposta è stata approvata con un ampio consenso — 355 voti favorevoli — portando sicurezza urbana, radicalizzazione e tutela degli spazi pubblici al centro dell’attenzione europea. Il confronto si svolgerà nel pomeriggio, ma il segnale politico è già arrivato.

Il ritorno della sicurezza nell’agenda Ue
Il punto, a Bruxelles, va oltre la cronaca italiana. Da anni l’Europa si confronta con una minaccia che cambia forma ma continua a colpire città, mercati, luoghi simbolici e spazi pubblici. Madrid nel 2004, Londra nel 2005, il Bataclan e Nizza in Francia, Bruxelles, Berlino con l’attacco al mercatino di Natale del 2016, fino a Vienna nel 2020: episodi diversi tra loro ma accomunati dalla matrice fondamentalista e dall’utilizzo di soggetti radicalizzati spesso già noti alle autorità.

Fidanza collega apertamente il caso Modena a quella lunga sequenza di attentati che ha “addolorato le nazioni dell’Unione” e segnato il vecchio continente negli ultimi vent’anni. “Quello di Modena è l’ennesimo attacco pianificato e attuato con modalità tipiche del terrorismo jihadista – spiega l’esponente di FdI – E, mentre emergono evidenze sempre maggiori di una personalità disturbata e inquinata da idee radicali, anti-occidentali e anti-cristiane, una cosa è certa: El Koudri ha tratto ispirazione da quegli attentati”.

Lo scontro politico sulle responsabilità
“Bisogna rafforzare i nostri anticorpi, reagire ai primi segnali di radicalizzazione, come nel caso di quelle e-mail del 2021 in cui l’assalitore minacciava l’università di Modena insultando i cristiani”, avverte Fidanza. Per il capogruppo, episodi di questo tipo dovrebbero far scattare immediatamente segnalazioni alle autorità di polizia nazionali ed comunitarie, con banche dati finalmente interoperabili e un ruolo più forte di Europol. “L’Europa affoga nel buonismo”, osserva, mentre soggetti “isolati o organizzati continuano a pianificare di colpire i suoi cittadini inermi”.

Il nodo delle seconde generazioni
Infine c’è l’affondo. La reazione della sinistra dopo i fatti drammatici dell’Emilia-Romagna, la sinistra ha scelto di concentrare il fuoco polemico contro il governo Meloni. Una reazione che, secondo Fidanza, nasce dalla volontà di “nascondere le proprie responsabilità”. L’eurodeputato punta il dito contro anni di sottovalutazione politica del fenomeno e contro “l’immigrazionismo che ha generato il dramma delle seconde generazioni non integrate”, sfociato — sostiene — “nella separatezza e nell’odio contro le nostre regole e i nostri valori”. Anche nelle ore successive al folle gesto sarebbe emersa una lettura “ideologica” dei fatti, sempre tesa a minimizzare la provenienza dell’assalitore, “le sue idee islamiste radicali, la non integrazione”. Ora, “bisogna cominciare a dire la verità”, conclude Fidanza, “se vogliamo imparare a difenderci”.

In primis c’è la Lega, che attraverso il segretario e vicepremier Matteo Salvini continua ad attaccare sulla revoca della cittadinanza per chi commette reati. E sull’attentatore Salim El Koudri che tempo fa scriveva “Bastardi cristiani di me**a, vi brucio Gesù Cristo. Datemi un lavoro” commenta: “Italianissimo, laureato e perfettamente integrato, non vi pare? Chissà se qualcuno tenterà ancora di minimizzare l’attentato di Modena. Vediamo se tivù e stampa di sinistra censureranno anche queste parole d’amore. Avanti con la proposta di legge della Lega per revocare la cittadinanza e il permesso di soggiorno a chi commette gravi reati”.

Replicando a chi gli chiedeva della proposta della Lega sullo stop alla cittadinanza per chi delinque, il responsabile organizzazione di FdI, Giovanni Donzelli spiega: “È un tema delicato perché ci sono anche dei dettagli pratici: nel momento in cui ottieni la cittadinanza perdi quella del Paese d’origine” quindi “se togli la cittadinanza e non c’è l’accordo internazionale la persona resta senza cittadinanza. Il servizio studi della Camera ha espresso queste complicazioni tecniche. Da questo punto di vista la legge fa il suo iter”.

Per Forza Italia, Raffaele Nevi, ospite a Start su Sky Tg24, dice: “Sull’immigrazione la nostra posizione non cambia: massima rigorosità nei confronti di immigrati e clandestini. Massima invece integrazione di tutte quelle persone che vogliono venire nel nostro Paese per lavorare, studiare, impegnarsi a costruire una vita qui rispettando le regole”. Si può ragionare sul ritiro del permesso di soggiorno o di cittadinanza acquisita nel caso di delitti e di crimini? “Si può ragionare intorno alle norme sulla cittadinanza, poi revocare la cittadinanza è una questione che incontra dei problemi di costituzionalità. La vedo più difficile”, aggiunge il forzista.

Le reazioni dell’opposizione
Per la capogruppo del Pd alla Camera, Chiara Braga, “le parole di Salvini sono molto gravi, tanto più perché arrivano da un vicepresidente del Consiglio, e aprono uno scontro nella maggioranza. Come ha detto Piantedosi, siamo di fronte a situazioni di grave disagio psicologico: su temi così delicati non serve propaganda, ma cura, prevenzione e più risorse per la salute mentale, oggi del tutto insufficienti”.
C’è poi una lettera aperta firmata da 30 amministratori locali del Pd, dove si definiscono “donne e uomini, figlie e figli di migrazioni iniziate in questo Paese quarant’anni fa”, che annuncia una mobilitazione contro la propaganda “per alimentare paura, sospetto e odio contro intere comunità”.

“Davanti a un fatto così grave, le parole pubbliche dovrebbero essere all’altezza – scrivono -. E invece, pochi minuti dopo l’accaduto, ancora prima che emergessero elementi di contesto, una parte della politica e dell’informazione ha scelto un’altra strada: trasformare una tragedia in un’occasione di propaganda”.
L’appello prosegue: “Questa non è sicurezza. Non è giustizia. Non è responsabilità. È la scelta di usare un fatto gravissimo per alimentare paura, sospetto e odio contro intere comunità, contro una generazione, contro persone che vivono, studiano, lavorano, amministrano e partecipano alla vita democratica di questo Paese”. E annunciano: “Il 2 giugno saremo nelle piazze da italiane e italiani, per celebrare la Repubblica, la democrazia, la libertà e gli ottant’anni dal suffragio universale. Lo faremo con la consapevolezza che questo è il nostro Paese: qui siamo cresciuti, qui viviamo, qui lavoriamo, qui crescono i nostri figli”.
Per il segretario di Sinistra italiana ed esponente di Avs, Nicola Fratoianni, “mentre a Modena la città si stringe per affrontare il suo dolore e per respingere l’odio, Salvini e la Lega si confermano degli sciacalli, solo per nascondere il fallimento completo delle loro politiche sulla sicurezza. È del tutto inaccettabile”.

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