Pensioni e flessibilità in uscita

Nel corso dell’audizione del ministro Poletti davanti alla Commissione Lavoro della Camera si e’ affrontato il tema delle pensioni. Il ministro ha ribadito l’intenzione del Governo di introdurre nel sistema pensionistico un criterio di flessibilità. Poletti ha confermato che le risorse accantonate nel Fondo delle salvaguardie, 11,6 miliardi di euro con sei interventi successivi per tutelare 170.000 lavoratori, saranno esclusivamente utilizzate per gli esodati e per nuovi interventi, nel caso in cui si dovessero registrare dei risparmi rispetto alle coperture previste. Si tratta di due conferme importanti che favoriscono il confronto. Il nostro obiettivo, spiega il presidente della Commissione Lavoro, Cesare Damiano, e’ quello di risolvere preliminarmente alcuni problemi legati alla settima salvaguardia, ad esempio quelli dei lavoratori di aziende fallite, della mobilita’ degli edili, degli accordi sottoscritti territorialmente, dell’opzione donna ed altro, affrontando nella Legge di Stabilita’ strutturalmente la questione della flessibilita’. In Commissione Lavoro sono depositate numerose proposte di legge sul tema e tra queste c’e’ quella del PD che trova larghi consensi tra tutti i partiti e che prevede la possibilita’ di anticipo della pensione dai 62 anni di eta’ con 35 di contributi e con un massimo di penalizzazione dell’8%; oppure con 41 di contributi indipendentemente dall’età. Dopo le elezioni regionali con la Lega uscita rinvigorita dalle urne, Cesare Damiano, ha tenuto a ricordare che il leader del Carroccio, Matteo Salvini, in varie occasioni ha dichiarato di voler appoggiare la sua proposta sulla flessibilità in uscita per le pensioni. Alle Regionali la Lega ha avuto un risultato che ha premiato il partito, cosa non avvenuta per il Movimento cinque stelle in termini di voti. Salvini ha ripetuto in varie occasioni di voler appoggiare la proposta di legge di Damiano sulla flessibilità in uscita.  Damiano ha ricordato che al momento la sua proposta non trova il consenso del governo. Il tutto è legato ad una valutazione dei costi che sono impegnativi, introducendo un criterio di modernità, rendendo flessibile il sistema. In secondo luogo viene affrontato il problema di mandare in pensione quelli rimasti senza lavoro e senza pensione, quindi senza reddito, riducendo l’area dei potenziali poveri. Mandare in pensione prima le persone più anziane apre le porte delle aziende ai giovani.Per la Lega e il M5S la riforma delle pensioni andrebbe cancellata. Una posizione non condivisibile per Damiano che peraltro ha tenuto a ribadire di essere eventualmente anche contrario ad un anticipo con un ricalcolo tutto contributivo perché vorrebbe dire un’abbattimento molto drastico del 20-30% dell’assegno pensionistico. Lega e M5S hanno attaccato anche il decreto sulle pensioni varato dal governo dopo la sentenza della Corte costituzionale che ha bocciato la mancata rivalutazione degli assegni approvata dall’esecutivo Monti. Inizia ora l’iter in commissione dopo l’audizione del ministro del Lavoro, Giuliano Poletti. E non è escluso che le opposizioni, come hanno già dimostrato in occasione del voto sulle pregiudiziali nell’Aula della Camera, vogliano mettersi di traverso su un tema così delicato.

Roberto Cristiano

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