Pensioni e conti pubblici con un occhio al “Patto”

E’ sempre più caos pensioni dopo la bocciatura della Consulta del blocco dell’indicizzazione deciso con la norma Fornero. Proseguono, infatti, le prese di posizione per i possibili riflessi sui conti pubblici che la decisione della Corte potrebbe avere.  Una soglia di 5 mila euro potrebbe rappresentare una misura giusta per il rimborso delle pensioni dopo la sentenza della Consulta, afferma il sottosegretario all’Economia Enrico Zanetti, precisando che non è giusto pensare di rimborsare tutte le pensioni, anche quelle più alte. Le sentenze della Corte Costituzionale “producono la cessazione di efficacia della norma stessa dal giorno successivo alla pubblicazione della decisione e gli organi politici possono adottare, ove lo ritengano, i provvedimenti del caso nelle forme costituzionali”,  precisa il Presidente della Consulta dopo la sentenza sulle pensioni. Il governo è alla ricerca di una soluzione che tenga insieme il rispetto delle indicazioni della Corte Costituzionale e la tenuta della finanza pubblica, sempre sotto la lente Ue, messa a dura prova da un conto che dovrebbe attestarsi, al netto, attorno ai 9-10 miliardi. Fatto salvo che si scelga la via di rimborsare tutto a tutti. L’unica certezza che esiste al momento, è che la sentenza è “autoapplicativa”, come spiegano i giuristi. Detto in semplicità vuol dire che non ci sarà bisogno di fare ricorso per ottenere il rimborso del mancato adeguamento all’inflazione per il 2012 e il 2013, e relativi effetti a cascata anche sugli assegni 2014 e 2015, che i giudici costituzionali hanno dichiarato illegittimo. Insomma, al netto di un intervento del governo, dalla pubblicazione in Gazzetta ufficiale la sentenza sarà operativa, e la restituzione del pregresso sarà un obbligo. In contemporanea il governo studia un intervento “proporzionale e progressivo”, come chiede la Corte, ma che riduca il ‘buco’ di bilancio alle porte. Il dibattito che ne scaturisce diviene acceso visto che anche la Ue fa un pressing serrato perché il governo stia attento a “non compromettere il rispetto del Patto di stabilità e dia priorità alla sostenibilità dei conti pubblici”. Si rispetteranno Consulta e Conti, ribadisce il ministro dell’Economia Pier Carlo Padoan, il quale assicura l’esecutivo sta “pensando intensamente sia agli aspetti istituzionali che di finanza pubblica”. Per farlo, ed è la via indicata dal sottosegretario Enrico Zanetti, non vanno rimborsati tutti i pensionati, anche perché farlo sugli assegni più alti sarebbe immorale. Bisogna capire se non restituire queste somme a una parte dei pensionati, attraverso un provvedimento emesso dopo la sentenza della Consulta, non esponga ad altri rischi di ricorsi e pronunce di incostituzionalità. Peraltro non restituire il pregresso a chi percepisce pensioni alte, osservano alcuni, non risolverebbe il problema dell’impatto sui conti, visto che la maggior parte dei pensionati che non hanno avuto l’adeguamento Inps in questi anni si colloca nella fascia tra 3 e 5 volte il minimo. In pista resta l’idea di un intervento, un decreto, per differire l’entrata in vigore, e quindi gli effetti, della sentenza della Corte, e avere così più tempo per mettere a punto un meccanismo che sventi il rischio di nuove azioni legali.

Cocis

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