Pensione di garanzia: nuova proposta della Cgil

Si torna a discutere della misura per assicurare alle nuove generazioni con carriere discontinue una copertura previdenziale.

Mentre il governo ha deciso per una mini-riforma del sistema previdenziale, con Quota 102 per il 2022 ed un progressivo ritorno alla Fornero negli anni a venire, torna d’attualità l’ipotesi di pensione di garanzia per i giovani, con l’obiettivo di garantire un trattamento pensionistico adeguato alle giovani generazioni e considerando la possibilità di valorizzare, in via gratuita, i periodi di formazione anche a fini previdenziali.

Cos’è la pensione di garanzia

Grande attenzione dovrebbe dunque essere rivolta ai giovani che rischiano in alcuni casi di non poter avere accesso al trattamento previdenziale e comunque di non avere una pensione dignitosa per via di lavori precari e carriere discontinui che caratterizzano l’attuale mercato del lavoro.

Uno degli obiettivi funzionali ad una pensione di garanzia è dunque quello di incrementare il Fondo previdenziale integrativo pubblico per assicurare alle nuove generazioni con carriere discontinue una copertura previdenziale. Si tratta di una proposta che prevede che l’assegno pensionistico venga calcolato interamente con il sistema contributivo. I destinatari sono soprattutto i nati dopo il 1970 che in molti casi stanno svolgendo lavori precari, discontinui che difficilmente potrebbero andare in pensione con 20 anni di contributi e prima di aver compiuto 70 anni. In base a quanto è stato fatto trapelare, dovrebbe aggirarsi intorno a 650 euro al mese, che potrebbero aumentare di 30 euro per ogni anno di lavoro in più.

Pensione di garanzia, nuova proposta dalla CGIL

“La pensione di garanzia non è un sussidio, non è un regalo, non deve andare a tutti, ma solo a chi ne ha bisogno”, spiega Ezio Cigna, responsabile previdenza della Cgil. “Serve ora per incentivare chi lavora a stare in regola e per avere un domani dignitoso. Poi certo molte cose vanno ripensate, a partire dalle soglie di accesso del 2,8 e 1,5”.

Lo spiega Repubblica secondo cui l’elaborazione della Cgil, anche grazie al contributo dell’economista Michele Reitano, è di “integrare tutte le pensioni future che non arrivano a una soglia tipo o benchmark, elaborata secondo alcune ipotesi (ad esempio a partire dal 60% di un reddito medio). L’integrazione a carico dei conti pubblici – scatterebbe solo al raggiungimento dei requisiti di legge per uscire (età più contributi o solo contributi)”.

Ma le soglie di accesso (2,8 e 1,5 volte l’assegno sociale) fino a quando non saranno cambiate spingeranno molti a poter chiedere la pensione di garanzia solo da over 70 o con molti contributi accumulati (44-45 anni) da redditi poveri, come per i tanti part-time involontari delle donne o per una vita di lavoretti. Nella proposta della Cgil si darebbe poi una valorizzazione contributiva anche a una parte dei “buchi” accumulati nel tempo: per studio, formazione, politiche attive, maternità, congedi per cura, salti tra un contrattino e un altro.

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