Kim Yo Jong, center, North Korean leader Kim Jong Un's sister, and Kim Yong Nam, North Korea's nominal head of state, are escorted by South Korean Unification Minister Cho Myoung-gyon, left, as they arrive to meet with South Korean President Moon Jae-in at the presidential house in Seoul, South Korea, Saturday, Feb. 10, 2018. (Kim Ju-sung/Yonhap via AP)

Penisola coreana: Seul si prepara all’avvio di colloqui militari con la Corea del Nord

La Corea del Sud e’ decisa a portare avanti il dialogo intrapreso con il Nord in occasione delle Olimpiadi invernali di PyeongChang, e punta ora riprendere i colloqui militari inter-coreani interrotti da anni per ridurre il rischio di incidenti o conflitti nella Penisola coreana. La presidenza sudcoreana e il Partito democratico di Corea del presidente Moon Jae-in hanno ribadito questa settimana, dopo la visita della coalizione di alto livello nordcoreano nel paese, che la ripresa dei colloqui militari e’ essenziale per placare le tensioni lungo il confine militarizzato tra le due Coree. “Tenere colloqui militari e discutere del ricongiungimento delle famiglie separate e’ essenziale per portare avanti gli scambi e la cooperazione tra le due Coree”, ha dichiarato ieri il capogruppo parlamentare del Partito democratico, Woo Won-sik.

Una fonte anonima della Casa Blu, la presidenza sudcoreana, ha dichiarato sempre ieri all’agenzia di stampa “Yonhap” che le due Coree sono pronte a lavorare verso l’obiettivo della ripresa dei contatti tra vertici militari sulla base di misure concordate in occasione dei colloqui del mese scorso, cominciando con colloqui di lavoro di basso livello sino a giungere gradualmente a un confronto tra alte sfere militari. Il ministero della Difesa sudcoreano ha confermato in una nota che sta lavorando per consentire l’avvio dei colloqui con il Nord, e sta aspettando la risposta di Pyongyang a una proposta di dialogo formulata la prima volta gia’ nel luglio dello scorso anno.

“Anche se (da parte della Corea del Nord) non c’e’ stata alcuna mossa, ci stiamo preparando”, ha detto il portavoce della Difesa di Seul, Choi Hyun-soo, nel corso di una conferenza stampa. Il portavoce ha anche confermato che la linea di contatto diretto tra le Forze armate dei due paesi nel Mar Giallo, ripristinata il mese scorso, funziona senza alcun problema. Seul e Pyongyang hanno ripristinato il mese scorso le linee militari dirette di contatto trans-frontaliere, che erano state interrotte da Pyongyang nel 2016 in risposta alla decisione di Seul di chiudere la zona industriale cogestita di Kaesong.

Nelle ultime settimane, Seul ha adottato misure tese a ridurre il rischio di provocazioni o incidenti lungo il confine militarizzato tra le due Coree. Pyongyang ha chiesto a Seul di rimuovere dal confine i megafoni che diffondono propaganda anti-regime, musica pop sudcoreana e notizie del mondo estero. Ad ostacolare la ripresa dei colloqui sul piano militare e’ anche e soprattutto il tema delle esercitazioni militari congiunte tra Corea del Sud e Stati Uniti, di cui Pyongyang chiede la cessazione. Seul e Washington hanno rinviato l’esecuzione delle manovre congiunte Key Resolve e Foal Eagle, che si terrebbero in concomitanza con le Olimpiadi invernali. Il mese scorso il sito propagandistico nordcoreano “Uriminzokkiri” ha chiesto a Seul la sospensione permanente delle esercitazioni militari congiunte tra Corea del Sud e Stati Uniti. “Il dialogo inter-coreano e le esercitazioni sono incompatibili”, ha scritto il sito, definendo le manovre militari “un tentativo di abbattere la sfortuna e la rovina sul nostro popolo”.

Le prospettive di un reale confronto tra le due Coree per l’allentamento delle tensioni militari restano incerte. I colloqui tra delegazioni militari dei due paesi, concordati da Seul e Pyongyang in occasione dell’incontro del 9 gennaio scorso, non si sono tenute alla vigilia delle Olimpiadi invernali, come inizialmente auspicato da Seul. All’ottimismo iniziale da parte dei funzionari di Seul e’ seguita la presa d’atto che Pyongyang non intende spingere i colloqui oltre il tema dei Giochi olimpici, almeno per il momento. “La nostra proposta di colloqui militari inter-coreani e’ ancora valida”, ha spiegato alla fine del mese scorso una fonte anonima del ministero della Difesa sudcoreano, secondo cui Seul “ritiene di poter intraprendere il dialogo al momento appropriato”.

Il governo sudcoreano, pero’, ha rilanciato gli sforzi alla luce dell’apertura al dialogo formulata lunedi’ dal vicepresidente Usa, Mike Pence. A margine della sua visita alla Corea del Sud, Pence ha aperto al dialogo condizionato con Pyongyang, parlando di “massima pressione e massimo impegno”. Con queste parole il vicepresidente degli Stati Uniti ha definito la nuova strategia statunitense nei confronti della crisi che coinvolge la Penisola coreana. In un’intervista rilasciata alla “Washington Post” sull’Air Force Two di ritorno da PyeongChang, in Corea del Sud, dove nei giorni scorsi ha partecipato all’inaugurazione delle Olimpiadi invernali, Pence ha infatti annunciato che gli Stati Uniti sono pronti ad avviare colloqui diretti con la Corea del Nord senza precondizioni. Il vicepresidente ha spiegato che questo cambiamento di posizione e’ frutto dell’attivita’ diplomatica che si e’ svolta dietro le quinte e che ha consentito di superare la reciproca freddezza dei rappresentanti ufficiali di Washington e Pyongyang. Importanti sono stati i due incontri con il presidente sudcoreano Moon Jae-in e, in questo contesto, e’ stato concordato un ulteriore impegno al dialogo.

Al momento la strategia statunitense resta invariata: Washington e i suoi alleati continueranno a imporre sanzioni sempre piu’ gravose al regime di Kim Jong Un finche’ non si procedera’ concretamente a una denuclearizzazione della Corea del Nord. Tuttavia, l’amministrazione guidata da Donald Trump sembra ora disposta a sedersi al tavolo e discutere con le autorita’ di Pyongyang. Questa nuova posizione rappresenta un cambiamento importante rispetto per gli Stati Uniti che sinora avevano proposto una linea intransigente che prevedeva di mettere con le spalle al muro la Corea del Nord, imponendo al regime di presentare delle concessioni reali, e solo dopo avviare dei contatti diretti. “La pressione non verra’ meno sin quando non faranno effettivamente qualcosa che noi e i nostri alleati crediamo possa rappresentare un passo significativo verso la denuclearizzazione”, ha detto Pence, secondo cui “quindi la campagna di massima pressione continuera’ e si intensifichera’. Ma se vorranno discutere, allora parleremo”.

Nei due incontri fra Pence e Moon questa strategia e’ stata elaborata nel dettaglio e il vicepresidente ha detto di avere conferito con Trump aggiornandolo quotidianamente durante la sua permanenza in Asia. In effetti, prima dei colloqui di PyeongChang, le amministrazioni statunitense e sudcoreana non erano perfettamente allineate sul fatto che i contatti diretti fra le due Coree dovessero proseguire anche dopo i Giochi olimpici invernali. Moon, infatti, aveva detto a piu’ riprese che avrebbe gradito che lo sforzo diplomatico raggiunto grazie alle Olimpiadi conducesse a delle trattative effettive, mentre Pence continuava a insistere sulla strategia della pressione economico-finanziaria. Durante la riunione, tuttavia, vi sarebbe stata una svolta e Pence ha comunicato al capo dello Stato sudcoreano che la comunita’ internazionale deve scongiurare gli errori del passato, facendo delle concessioni a Pyongyang in cambio di negoziati.

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