Iyas Ashkar, consigliere comunale di Brescia della giunta di centrosinistra, uno dei nomi che emerge tra gli indagati nell’inchiesta per pedopornografia coordinata dalla procura di Milano che ha portato all’arresto di due uomini di 47 e 31 anni e alla denuncia di altre sei persone tra i 47 e i 53 anni.
Il 47enne di origine palestinese, presidente della commissione Commercio ed esponente della lista che fa capo direttamente al sindaco di Brescia Laura Castelletti, si è dimesso venerdì pomeriggio dal suo incarico di consigliere comunale, dopo la tempesta giudiziaria. Secondo quanto emerso, sui suoi dispositivi elettronici, sarebbero stati rinvenuti numerosi file di natura pornografica che coinvolgono minori.
Secondo le indagini, iniziate nel 2024, le immagini pedopornografiche venivano registrate online durante le violenze sessuali su minori di 16 anni fino a bambini di tre, e trasmesse in diretta streaming. Gli indagati, residenti nelle province di Roma, Latina, Brescia e Milano, sono stati denunciati per violenza sessuale in concorso su minori e detenzione di materiale pedopornografico.
“I fatti che emergono dall’inchiesta della Procura di Milano, che coinvolge anche un ex consigliere comunale bresciano, sono di una gravità assoluta e impongono una condanna chiara e senza riserve”. Così Cristina Almici, deputata di Fratelli d’Italia.
“Nel rispetto del lavoro della magistratura, non può esserci alcuna esitazione nel giudizio politico e morale: la pedopornografia e gli abusi sessuali sui minori sono reati aberranti, disumani e inaccettabili, perché colpiscono bambini e vittime totalmente indifese. Quanto sta emergendo conferma che lo sfruttamento sessuale dei minori online è un fenomeno organizzato e strutturato, che si alimenta anche oltre i confini nazionali e che deve essere contrastato con strumenti rigorosi, pene severe e un’azione costante dello Stato.
Come componente della Commissione parlamentare bicamerale di inchiesta sul femminicidio e su ogni forma di violenza di genere ribadisco che la tutela dei minori e delle persone più vulnerabili non ammette ambiguità né zone d’ombra. Su questi crimini non possono esistere attenuanti, indulgenze o silenzi: la risposta delle istituzioni deve essere ferma e inequivocabile, nel segno della giustizia per le vittime”, conclude Almici.
Secondo le indagini, iniziate nel 2024 dal Centro Nazionale per il Contrasto alla Pedopornografia Online della Polizia Postale, con il coordinamento della Procura della Repubblica di Milano, le immagini pedopornografiche venivano riprodotte in diretta streaming durante le violenze sessuali su giovani di età inferiore a 16 anni fino a bambini di tre anni, trasmesse, detenute e riprodotte “come materiale inedito”, al costo di 15 dollari versati su conti correnti di difficile tracciabilità.
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