Pecore cadute in burrone: recupero di carcasse

Dalle prime ore dell’alba, nel messinese c’è il recupero delle carcasse di circa 50 pecore precipitate due giorni fa in un burrone sotto il santuario di Tindari, inseguite da un animale, forse un cane randagio. Quindici tecnici del Corpo nazionale soccorso alpino e speleologico provenienti dalle stazioni di Linguaglossa, Palermo, Catania e Nicolosi hanno approntato un posto base appena sotto il santuario calandosi in parete per circa 200 metri sulla verticale dei laghetti di Marinello. Le operazioni sono rese difficoltose, oltre che dall’altezza della parete, anche dalla presenza di arbusti e dal fatto che gli animali sono ammassati in più punti della scarpata. Gli uomini del Cnsas stanno imbracando una per una le carcasse che vengono tirate su con le corde e caricate sui mezzi del Comune di Patti per essere smaltite. L’intervento è stato richiesto dal sindaco Giuseppe Mauro Aquino, d’intesa con l’Ispettorato ripartimentale foreste di Messina, per evitare che la decomposizione delle circa 50 carcasse potesse creare pericoli di carattere igienico-sanitario, oltre che un disturbo per i tanti pellegrini che visitano il santuario mariano di Tindari. Sul posto sono anche gli uomini del distaccamento forestale di Patti e i vigili urbani del Comune. “Questo intervento, benchè non rientri nella “missione primaria” assegnata al Cnsas dal legislatore, ossia il soccorso in ambiente impervio, montano o sotterraneo, rientra comunque tra le attività che il Corpo svolge – ha sottolineato Giorgio Bisagna, presidente del servizio regionale Sicilia – quale struttura operativa nazionale di Protezione civile, confermandosi una componente specialistica insostituibile anche in Sicilia. Peccato solo che il governo regionale non se ne accorga.

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