PD. Il partito farsa

E’ andato finalmente in onda lo spettacolo tragicomico dell’assemblea nazionale del PD per decidere la data del congresso e l’eventuale cambio delle regole dello statuto per l’elezione del segretario e per separare la figura dello stesso da quella di candidato premier in caso di elezioni. Il risultato è stato che nessuna decisione è stata possibile prenderla, perchè si è scatenata una guerra di tutti contro tutti tant’è che il povero Epifani è stato costretto al rinvio subordinato ad una prossima decisione della direzione nazionale. A questo punto è lecito chiedersi il perchè di questa latente ed ormai da troppo tempo stagnante incapacità del PD di prendere decisioni in merito alla data del congresso ed alle regole da adottare. Le risposte allo stato sono molteplici e di non semplice interpretazione, la prima fra tutte è sicuramente l’eccessivo correntismo, tra renziani, bersaniani, dalemiani ecc . Un’altra risposta è che nel PD la democrazia interna si è trasformata in anarchia ,dove ciascun capo corrente teme che eventuali nuove regole possano ostacolare la corsa verso la conquista della segreteria. Alcuni autorevoli commentatori politici definiscono tutto questo dialettica interna ad un partito vero e democratico, invece agli occhi della gente appare finto e pervaso da anarchia interna, per mancanza di un vero leader che sappia conciliare le opposte istanze ideologiche, in vista di un fine ultimo che è il governo del paese. L’assenza di un capo in qualsiasi consesso sociale è condizione naturale di un conflitto perenne. Ma tutte le risposte che si possano dare non riusciranno mai a risolvere il problema di fondo che lacera e consuma il PD che è una radicale diversità di opinioni sulla propria funzione, sulla missione politica che è chiamato a svolgere per il Paese. Infatti tutto il vocìo intorno alle regole per l’elezione del segretario, la data del congresso, la figura del futuro candidato premier, ruota intorno ad una domanda: il PD sostiene il governo Letta o già si sente in campagna elettorale con l’intento di presentare Renzi quale candidato premier? Vuole salvare l’Italia o se stesso? Il dilemma  è apparso chiaro nel dibattito in seno all’assemblea nazionale.Renzi pur accettando la proposta di un cambio delle regole dello statuto pur di avere una data (8 dicembre) per la celebrazione del congresso ha attaccato pesantemente Letta circa lo sforamento del 3% del deficit contestandogli l’affermazione che quel dato non è addebitabile all’instabilità politica ma all’incapacità del Governo e di chi lo guida .Un argomento forte e pericoloso quello del Sindaco di Firenze che potrebbe aprire le porte ad una lunga e dura campagna elettorale all’interno del PD e tutto questo con il rischio concreto di conseguenti elezioni anticipate  proprio alla vigilia del semestre di presidenza italiana dell’UE che ci relegherebbe ,inevitabilmente ai margini del vecchio Continente

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