Pd e M5S, prove di intesa sul salario minimo

Superata la prova del voto di fiducia alle Camere, il governo Conte Bis inizierà a muovere i primi passi concreti. La priorità dei giallorossi è la manovra economica che dovrebbe ruotare intorno a due provvedimenti: il taglio del cuneo fiscale e il salario minimo, proposto dal Movimento 5 Stelle e supportato dai dem.

Il salario minimo da un punto di vista puramente tecnico, si tratta del compenso minimo (orario, giornaliero o mensile) che deve essere corrisposto a un lavoratore. La soglia è fissata per evitare che le persone che hanno un’occupazione abbiano un reddito inferiore alla soglia di povertà. Allargando il discorso agli effetti collaterali del provvedimento, tutti i lavoratori avranno una retribuzione che gli dovrebbe consentire di vivere sopra la soglia di povertà e soprattutto potranno godere del diritto alle ferie e alla malattia.

La divisione tra il MoVimento e il Pd è sul valore della retribuzione minima oraria. I Cinque Stelle vogliono fissare l’asticella a nove euro netti l’ora. Quando potrebbe entrare in vigore? Le due forze di governo concordano sul provvedimento, che potrebbe essere approvato in tempi relativamente brevi. Sembra improbabile che il salario minimo possa entrare nella prossima legge di bilancio. È molto più probabile che la proposta dei Cinque Stelle possa essere inserita in uno dei decreti annessi alla legge di bilancio.

 Il nodo principale ancora da sciogliere è quello delle coperture utili a finanziare un provvedimento che presenta alcuni contro da non sottovalutare. Secondo alcuni esperti il salario minimo potrebbe aumentare il lavoro nero. In che modo? Facendo incontrare le aziende non intenzionate (magari perché impossibilitate) ad adeguarsi e le persone alla disperata ricerca di un’occupazione.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

WP Facebook Auto Publish Powered By : XYZScripts.com