Pd e Letta: ‘Sciogliere Forza Nuova per decreto’

Dopo gli scontri di Roma del 9 ottobre, dove la manifestazione contro il green pass è sfociata in violenze e devastazioni, il Partito democratico ha presentato l’11 ottobre una mozione per chiedere lo scioglimento di Forza nuova, l’organizzazione di estrema destra accusata di essere uno dei responsabili delle proteste e i cui leader sono stati arrestati la notte del 10 ottobre con le accuse di violenza e resistenza a pubblico ufficiale. Lo stesso giorno hanno presentato una mozione simile anche Italia viva e il Partito socialista italiano.

In entrambe le mozioni, Forza nuova è definita come «un’organizzazione politica che si ispira al fascismo», che come tale viola i principi della «Costituzione antifascista nata nel 1948».

Naturalmente la segreteria del Pd, nella persona di Peppe Provenzano, non si lascia sfuggire l’occasione per allargare il raggio d’azione demolitorio e sposta il tutto su Fratelli d’Italia e Giorgia Meloni: “Giorgia Meloni aveva un’occasione: tagliare i ponti con il mondo vicino al neofascismo, anche in Fdi. Ma non l’ha fatto. Il luogo scelto (il palco neofranchista di Vox) e le parole usate sulla matrice perpetuano l’ambiguità che la pone fuori dall’arco democratico e repubblicano. In questo modo Fdi si sta sottraendo all’unità delle forze democratiche e repubblicane contro i neofascisti che attaccano lo Stato. Un evidente passo indietro rispetto a Fiuggi”.

Citando la svolta di  di Fiuggi Provenzano vuole indicare  la scelta operata dal Movimento Sociale Italiano – Destra Nazionale di abbandonare i riferimenti ideologici al fascismo al fine di qualificarsi come forza politica legittimata a governare. Questa trasformazione, operata dal segretario del partito Gianfranco Fini, portò all’inizio del 1995 allo scioglimento del vecchio partito e alla nascita di Alleanza Nazionale.

Fini seguiva la tesi di Domenico Fisichella, che, nel 1992, in un articolo apparso su Il Tempo, suggerì al MSI-DN di farsi promotore di una “alleanza nazionale” per uscire dallo stato di ghettizzazione politica in cui versava. Il nome “Alleanza Nazionale” non è casuale: fu scelto per definire il partito o coalizione che avrebbe dovuto contrapporsi all’analoga “Alleanza Democratica”, partito o coalizione che si sarebbe formato a sinistra,  in previsione di un sistema politico bipolare di cui tanto si parlava allora, e al quale si pensa oggi, che  appariva incontrastabile senza un’intesa fra i gruppi politici di destra.

Giorgia Meloni affida a Facebook la dura  replica: “Il vicesegretario del partito ‘democratico’ vorrebbe sciogliere il primo partito italiano,  unica opposizione al governo. Un partito a cui fanno riferimento milioni di cittadini italiani che confidano e credono nelle nostre idee e proposte. Spero che Letta prenda subito le distanze da queste gravissime affermazioni che rivelano la vera intenzione della sinistra: fare fuori Fratelli d’Italia. O forse i toni da regime totalitario usati dal suo vice rappresentano la linea del Pd? Aspettiamo risposte”.

“Su quali basi e a che titolo Giuseppe Provenzano afferma che Giorgia Meloni e Fratelli d’Italia sono fuori dall’arco democratico? Non è certo il vice segretario del Pd che può concedere patenti di ingresso nel perimetro repubblicano, soprattutto nei confronti di un partito, come FDI, che della legalità fa uno dei suoi pilastri fondativi. I toni dell’esponente di una forza politica che si definisce democratica, evidentemente solo nel nome, somigliano più a quelli dei regimi comunisti, in cui affonda le sue radici il PD, che non a quelli del civile e rispettoso confronto parlamentare. È inaccettabile e gravissimo ascoltare membri della maggioranza tentare di cancellare, in questo modo, l’unica opposizione in Aula. Il presidente del Consiglio Draghi e tutti partiti che appoggiano il suo governo condannino immediatamente le parole di chi sembra essere più vicino alle censure imposte dalle dittature di sinistra che non alle posizioni di libertà cui si ispira Fratelli d’Italia. La legge ordinaria assegna la responsabilità di agire con estrema velocità e celerità al governo. Il governo può scogliere le organizzazioni eversive in questa Repubblica, e se da 10 anni il Pd è al governo perchè non ha agito con questo strumento? Fratelli d’Italia non sfuggirà alle responsabilità per conto delle competenze assegnate al Parlamento. Il governo se deve agire lo faccia, il ministro Lamorgese informi, Draghi riunisca il Cdm e prenda provvedimenti. Non c’è bisogno di trasformare una indicazione chiara che non assegna al Parlamento la facoltà di sciogliere qualcuno”.

Dal Nazareno non arriva una presa di distanza da Provenzano ma un invito alla Meloni a sostenere la mozione del Pd per sciogliere Forza Nuova.

La loro speranza è che tutte le forze politiche “autenticamente democratiche sottoscrivano la nostra mozione”. Sarracchiani e Malpezzi, capogruppo di Camera e Senato, spiegano: “È arrivato il momento di finirla con le ambiguità nei confronti del fascismo”. Allo stesso tempo, però, forse sarebbe anche ora di finirla di far passare come emergenza qualcosa che non esiste più e che al massimo prende lo 0,35% alle elezioni (percentuale di Forza Nuova alle politiche del 2018).

Il motivo per cui sta venendo fatta questa mozione, assicurano, non è per strumentalizzare ciò che è accaduto a Roma negli scorsi giorni, ma per senso di democrazia: “Questo atto parlamentare che non fa altro che ribadire ciò che è scritto a chiare lettere nella Costituzione: la nostra Repubblica è antifascista”. Ovviamente, però, la richiesta, si legge nella mozione, è dovuta al fatto che Forza Nuova e “altre organizzazioni di estrema destra hanno tentato di assaltare le istituzioni, dando luogo a duri scontri con la polizia, a numerosi episodi di violenza e di vandalismo culminati con il grave danneggiamento della sede della Cgil”.

La mozione presentata in Parlamento che chiede lo scioglimento di Forza Nuova, che di conseguenza diventerebbe una organizzazione fuorilegge,  può essere attivata grazie alla legge Scelba del 20 giugno 1952.

La legge Scelba, in questo senso, è stata applicata poche volte in Italia; per sciogliere un movimento ritenuto epigono del fascismo è necessario un decreto del ministero dell’Interno, oppure una sentenza della magistratura.

Il primo articolo della legge stabilisce che «si ha riorganizzazione del disciolto partito fascista quando una associazione, un movimento o comunque un gruppo di persone non inferiore a cinque persegue finalità antidemocratiche proprie del partito fascista, esaltando, minacciando o usando la violenza quale metodo di lotta politica o propugnando la soppressione delle libertà garantite dalla Costituzione o denigrando la democrazia, le sue istituzioni e i valori della Resistenza, o svolgendo propaganda razzista, ovvero rivolge la sua attività alla esaltazione di esponenti, principi, fatti e metodi propri del predetto partito o compie manifestazioni esteriori di carattere fascista».

I fatti accaduti sabato a Roma sembrano rientrare in pieno dentro questo perimetro.

I presupposti per un intervento con decreto ci sono tutti. Come CasaPound, il movimento guidato da Roberto Fiore ha matrice dichiaratamente fascista e ha compiuto atti di violenza tali da concretizzare un pericolo imminente.

Da sempre però la forza politica, che oggi ha come segretario Enrico Letta, sotto elezioni tira fuori l’argomento fascismo per racimolare qualche voto in più. E da sempre, sotto elezioni, vengono preparate inchieste taglia e cuci  con l’intento di screditare l’avversario. Improvvisamente, ora che si avvicinano i ballottaggi tutti coloro che manifestano sono fascisti.

Addirittura, in vista del ballottaggio del 17-18 ottobre, Enrico Letta è arrivato ad accusare di fascismo Carlo Calenda se non aiuterà Gualtieri a vincere.

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