Pietro Grasso ha lasciato il gruppo del Pd del Senato. Ha spiegato che il fatto che il presidente del Senato veda passare una legge elettorale redatta in altra Camera senza poter discutere, senza poter cambiare nemmeno una virgola è stata una sorta di violenza che ho voluto rappresentare. Il presidente del Senato ha poi aggiunto che si è dimesso ‘dopo e non prima per rispetto delle istituzioni’.

E’ stata una scelta molto sofferta, ha proseguito parlando con i giornalisti delle sua decisione di lasciare il gruppo del Pd: ‘Ho ritenuto di lasciare il Pd perché non mi riconosco più né nel merito né nel metodo’.

Ho deciso di aspettare l’approvazione della legge elettorale per rispetto del ruolo istituzionale. Per tutta la mia vita ho rispettato le istituzioni e l’indipendenza delle istituzioni. E continuerò a farlo. Ho informato tutte le cariche istituzionali prima delle dimissioni perché non lo apprendessero dalle agenzie.

Il presidente di Palazzo Madama, nel giorno in cui passa al Senato in via definitiva il Rosatellum e Denis Verdini entra ufficialmente nella maggioranza, prende le distanze da un partito con il quale non si trova più in sintonia e del quale non condivide più né metodi usati, né contenuti, e lascia il gruppo del Pd.

A norma di regolamento sarà iscritto al gruppo Misto, quello presieduto da Loredana De Petris che immediatamente gli dà ‘il benvenuto’.

Ora sul suo futuro sono in molti a interrogarsi e c’è chi lo vede in corsa con Mdp.

‘L’uscita di Pietro Grasso dal gruppo del Partito democratico al Senato, non va presa sotto gamba e non va snobbata perché è un segnale pesante sul quale riflettere’, dice il presidente della Commissione Lavoro della Camera, Cesare Damiano, parlando a Napoli a margine della conferenza programmatica del Pd. L’ex ministro ha poi aggiunto: ‘Al tempo stesso, il Pd è il maggiore partito e avrà necessità di esprimere un suo candidato’.

Per Damiano questi avvenimenti indeboliscono e non rafforzano il Partito democratico. Per questo credo si tratti di uscire fuori dall’idea di recinto chiuso e far prevalere l’idea di alleanze. Come ho sempre detto guardo a sinistra. In merito, poi, alla possibilità di ricostruire una sorta di Unione, Damiano ha argomentato: ‘Nell’Unione ci sono stato, ero ministro. Non è che mi ci sono trovato benissimo, ma se questa è l’unica strada per unire le forze ben venga anche l’Unione. Mi sembra che Franceschini abbia, anche precedentemente, sostenuto l’esigenza di fare alleanza. Non c’è altra strada. Dobbiamo in qualche modo fare alleanza.

 Cocis