Pd, Delrio: “Rimetta al centro le persone, salviamo l’unità”

“Ci siamo abituati a mettere al centro di ogni nostra discussione la dimensione economica”, ma “da sola non basta a dare senso alla vita personale e all’azione collettiva. Dobbiamo riportare al centro le persone e le comunita’. Le loro paure e soprattutto le loro speranze. La via d’uscita non e’ edulcorare o temperare il liberismo. Bisogna riaffermare con forza che la relazione con gli altri, la loro presenza e’ una risorsa”. Cosi’ il capogruppo del Pd alla Camera, Graziano Delrio, in un intervento su Repubblica in cui sottolinea la necessita’ di realizzare una “svolta culturale dei Democratici” e di “preservare ad ogni costo l’unita’”, perche’ dividere le forze e’ “regalo alla piu’ grande e pericolosa ondata di destra mai vista in Europa negli ultimi 80 anni”.

“E’ tempo di svegliarsi dal sonno. I peggiori incubi che avevamo dimenticato sono alle porte. Pensavamo che le conquiste di democrazia, pace, cooperazione tra i popoli e gli Stati fossero acquisite. Non e’ cosi’. Bisognera’ combattere di nuovo e con nuova passione”, evidenzia Delrio, secondo cui non basta accusare le forze populiste: “La sfida e’ ricostruire la fiducia che abbiamo perduto”. “Siamo davanti ad una crisi dei valori. E’ la relazione con l’altro che, in questa prospettiva, e’ divenuta un ostacolo alla realizzazione del proprio egoismo”. I social network, prosegue Delrio, “hanno finito per erodere la relazione tra soggetti. Odio e risentimento che attraversano le nostre democrazie altro non sono che il frutto avvelenato di cio’ che si e’ seminato per decenni. A prevalere e’ il timore di essere lasciati soli di fronte a un mondo instabile e imperscrutabile”. “Turbo capitalismo e homo oeconomicus sono a fine corsa. Di fronte alle pretese ormai in frantumi dei decenni passati, ci vorrebbero clausole di salvaguardia per i perdenti”, evidenzia Delrio, secondo cui occorre “immaginare una fase nuova, a partire dalla domanda di giustizia, di umanizzazione, di pace, di qualita’ che, prevalente nella nostra societa’, rimane pero’ latente e senza parola”.

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