Partiti incapaci di dare risposte al Paese

Nel corso degli ultimi due decenni i partiti ci hanno abituato alle loro assurdità, ai loro programmi incapaci di dare risposte al Paese, alla  loro immagine di reperti archeologici che ci rinnovano la memoria di un passato ma nulla ci dicono del presente e né ci preparano al futuro. E’ difficile giudicarli in modo diverso, quando in tempi post pandemici non si sente che parlare di assurdità, di temi sciatti, mai di crescita economica: un’espressione tabù per la politica italiana. Eppure il nostro Paese nella fase pandemica è quello che è cresciuto di meno in Europa, in termini di prodotto interno lordo. I commercianti, gli artigiani, gli imprenditori che in un anno e mezzo di pandemia hanno perso tutto o quasi, i sei milioni di giovani disoccupati: sembrano dimenticati dai partiti. Non si rendono conto che queste persone e tutti gli italiani vorrebbero che si discutesse di questi problemi: della transizione ecologica di cui tanto si parla, ma della quale pochi sanno, compreso molti politici, del digitale, della semplificazione delle norme che disciplinano la pubblica amministrazione, della nuova legge in materia di concorrenza e di un nuovo welfare.  E’ un dovere precipuo della politica in generale ed in particolare dei partiti che ne interpretano i principi, parlare di tutto questo. Sembra che abbiano abdicato a favore del governo e di un ristretto numero di burocrati. I partiti sono rimasti indietro rispetto ad una società che ha voglia di risalire la china, rimettendosi rapidamente in marcia dopo la crisi provocata dal Corona Virus. Invece si sentono parole, solo parole inutili, o si parla di vecchi successi del passato , ma del presente e del futuro un mutismo all’unisono. Il Pd che con il suo invisibile segretario, Enrico Letta, non sapendo di che parlare si rifugia nei soliti stereotipi di un passato non più attuale e si tira dietro tutto il centrosinistra. Invece di dibattere dei temi sù accennati, parla di ius soli. Per carità! Nobile idea e sano proposito , ma ci sono temi più urgenti da affrontare. Ma nemmeno il centrodestra brilla per iniziative. Fino a qualche mese fa seguiva modelli politici sperimentati in altre parti del mondo: il sovranismo trumpiano negli Stati uniti, quello della Le Pen in Francia e quello Orban in Ungheria. Ma dopo la pandemia questi modelli sono stati spazzati via, perché sanno di vecchio e inadeguati ad un  presente che ha bisogno di nuove sfide globali, improntate alla solidarietà e alla cooperazione tra gli stati, non al protezionismo. Quindi in assenza di risposte politiche adeguate ai tempi che viviamo, gli italiani attraverso i sondaggi quotidiani indicano i loro malumori e le loro tendenze, che i partiti stentano a capire. Questo è testimoniato dall’immensa popolarità di Mario Draghi che con la sua concretezza ed equilibrio istituzionale, pur nel rispetto della carica che riveste, sta cercando di forzare la mano per far rinascere dalle ceneri l’Italia nel più breve tempo possibile.  Questo suo spirito sembra ormai incarnato da tutti i Paesi dell’UE e ha travato un fido alleato in Biden che altrettanto sta facendo negli Stati Uniti d’America. E gli americani lo hanno rapidamente capito, tant’è che Trump sta diventando sempre di più uno spiacevole ricordo. I partiti politici italiani e in generale tutta la politica hanno bisogno di un radicale e rapido rinnovamento perché un giorno saranno chiamati a prendere in mano le sorti del Paese e non potremo permetterci di essere solo reperti archeologici

Andrea Viscardi

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