La facciata di Palazzo Montecitorio. Roma, 29 gennaio 2015. ANSA/CLAUDIO PERI

Partite le consultazioni al Quirinale con Casellati e Fico

Con Casellati e Fico al Quirinale si sono aperte ufficialmente ieri le consultazioni del presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, per la soluzione della crisi di governo.

Alle 17, dunque, il primo colloquio con Elisabetta Casellati, durato mezz’ora e al termine del quale la presidente del Senato non ha rilasciato dichiarazioni. Alle 18 è toccato al presidente della Camera, Roberto Fico, che ha rilasciato invece questa brevissima dichiarazione: “Tutti siamo al lavoro per il bene del Paese”. Tra i due colloqui, Mattarella ha sentito al telefono il presidente emerito Giorgio Napolitano.

In una crisi ‘al buio’ sarà Mattarella a verificare con tutti i gruppi parlamentari – compreso quello nuovo formalizzatosi al Senato
, che al momento ha 10 componenti ed è potenziale ‘nocciolo duro’ dei responsabili-costruttori – se è possibile raccogliere una maggioranza ampia e assoluta, con numeri solidi, per dare vita a un governo coeso, in base a un programma condiviso e al nome di un premier.

Sullo sfondo, l’ultimo scenario, mai percorso a cuor leggero: il voto anticipato, se quella maggioranza assoluta, e cioè autosufficiente, non entrasse nel raggio d’azione dei radar del Colle.

Nel corso della Direzione di ieri pomeriggio, il segretario Dem, Nicola Zingaretti non ha nascosto “il pericolo reale di elezioni”
e chiamato il Pd all’unità. “Tenteremo fino all’ultimo un nuovo esecutivo con Conte” ha ribadito, confermando che su Iv “non ci sono veti, ma serve affidabilità”. Nel tardo pomeriggio, Renzi si è fatto sentire su Facebook: barra dritta di Iv sulla ripartenza, non parliamo di poltrone”. “Per fare politica occorre studiare, conoscere e fare proposte. A noi sta a cuore l’Italia e l’Italia deve ripartire adesso. Solo una cosa non ci possiamo permettere, non vivere questa crisi come una grande opportunità per ripartire. O prepariamo adesso la ripartenza o buttiamo via questa opportunità. Noi continueremo a testa alta a parlare di contenuti e se altri parlano di poltrone, polemizzano sul carattere e ci attaccano con fake news, non è un nostro problema. Noi teniamo la barra dritta, a viso aperto, sulle cose che servono all’Italia non a noi” ha detto Renzi in un video.

Venerdì pomeriggio a Mattarella dovrebbe arrivare la proposta di M5s, Pd e Leu di una conferma di Conte, che comporterebbe la cosiddetta ‘esplorazione’ sulla fattibilità di un Conte ter. Se la strada fosse praticabile, il Capo dello Stato potrebbe dare a Conte un incarico pieno o, appunto, esplorativo. Se sul nome di Conte non ci fosse la convergenza necessaria, si potrebbe verificare se la stessa maggioranza intenda convergere su un programma e un premier diverso da quello uscente. E a quel punto potrebbe essere necessario un secondo giro di consultazioni. Una delle questioni da verificare nei fatti, e per ora ancora consegnata agli scenari, è la fattibilità di quella ormai famosa ‘maggioranza Ursula’, edizione attuale delle tradizionali ‘larghe intese’. Anche se qui, al momento, resta agli atti il no compatto del centrodestra.

Per cogliere  il significato della dicitura maggioranza Ursula dobbiamo  tornare all’elezione di Ursula von der Leyen come Presidente della Commissione europea.

In occasione dell’elezione della von der Leyen si unirono di fatto il Partito democratico, il Movimento 5 Stelle e Forza Italia, partito inserito nello schieramento dei partiti popolari europei. Sostanzialmente una larga coalizione che ha coinvolto i principali partiti italiani ad eccezione della Lega di Matteo Salvini e di Fratelli d’Italia.

La coalizione all’epoca nacque da un’intuizione di Romano Prodi.

In questa crisi di governo la maggioranza Ursula potrebbe salvare la coalizione guidata da Giuseppe Conte.

Sosterrebbero la nuova maggioranza il Partito democratico, il Movimento 5 Stelle e Forza Italia, che però ha fatto sapere di non essere interessata a partecipare alla manovra a meno che non si proceda con la creazione di un governo di unità nazionale. Proprio da Forza Italia però potrebbe staccarsi un manipolo di costruttori che darebbero al governo i numeri necessari per andare avanti senza i voti di Italia Viva.

Realisticamente parlando sembra difficile che Berlusconi possa decidere con la coalizione di Centrodestra e sembra ancora più difficile che il Movimento 5 Stelle possa accettare di governare con FI per i rapporti complicati con Berlusconi.

Il centrodestra salirà unito al Quirinale. Il leader della Lega, Matteo Salvini continua a ripetere che l’unica via per uscire da questo momento delicato per il nostro paese è andare al voto: “Se Conte – non avrà i numeri, come non li avrà, siamo disponili a discutere di temi reali. Via maestra è quella delle elezioni. Chi volesse parlare di temi reali può dialogare con il centrodestra, credo che sia difficile lo voglia il Pd, ma noi siamo curiosi e pronti a dialogare con tutti. Diremo a Mattarella no a questo teatrino, al mercato delle vacche. E a un reincarico a Conte. Quando non ci sarà più questo signore a Palazzo Chigi ragioneremo di tutto il resto”. Sulla stessa lunghezza d’onda il Presidente di Fratelli d’Italia, Giorgia Meloni che afferma: “Noi solida alternativa a questa pantomima indegna”. Ma il leader di Forza Italia Silvio Berlusconi insiste: “Esecutivo di unità nazionale o voto”.

Il presidente della Repubblica è stato chiaro con Conte: o in tempi brevi si trovano numeri certi e chiarimenti politici, oppure non si potrà immaginare un reincarico per il Conte Ter.

La crisi è nata da un mancato punto d’incontro tra il premier Conte e Matteo Renzi principalmente per il mancato coinvolgimento del leader di Italia Viva sul Recovery Plan. I 209 miliardi europei, senza i quali andremo a fondo, non sono beneficenza o prestito a fondo perduto. Sono un piano di investimenti che chiede all’Italia le riforme che è incapace di implementare dagli anni ’80, giustizia, pubblica amministrazione, sostenibilità, digitale, infrastrutture, welfare, mercato del lavoro. Ma ciascuna voce richiede due virtù che, finora, non sono apparse nel premier, capacità di scegliere e passione. Riformare vuol dire sfrondare privilegi, status quo, farsi dei nemici, puntare su ceti, idee, culture e impone dunque passione per il futuro, il nuovo, qualche passaggio ideale sfrontato. Renzi ha detto l’ovvio, quel che tutti i ministri del Conte II vi dicevano in privato, cioè che il Recovery plan italiano era mal scritto, mal pensato, mal concepito e mai sarebbe passato in Europa, Conte II si è arenato. 

Il presidente Mattarella vuole numeri in Parlamento, e quelli o ci sono o non ci sono. Conte III potrebbe assicurarseli facendo quel che non ha fatto fin qui, andando da Renzi, Grillo, Zingaretti, Leu, dall’opposizione, con una proposta politica chiara, pronto se sconfessato a dimettersi

Questa è la realtà della crisi  2021, il cui vero esito non è Conte III o governo tecnico, maggioranza Pd-5 Stelle o unità nazionale con Berlusconi e i centristi. Ogni formula è possibile, ma ogni formula arriva poi al passaggio ineludibile: come strutturare l’Italia in pandemia?  Il punto primo è vedere come investire il prestito. Per far questo è richiesta una stanza di progettazione eccellente, frutto di una coesione politica seria.  

Conte I e II  sono stati all’insegna dello status quo. Se sarà  reincaricato sarà mai il  manager del rinnovamento che riesce a concordare una agenda razionale per il Recovery Fund e un piano di vaccinazione? E’ necessario che  si facciano presto e bene le riforme richieste da pandemia e Recovery Fund.

Chiunque governi deve studiare il Recovery plan con la  passione che Conte  e i suoi ministri non hanno avuto. Non è in gioco la testa di Giuseppe Conte, ma la nostra e chi governerà deve essere pronto a collaborazioni viste a largo raggio che possano unire nella fattispecie gli steccati che dividono maggioranza e opposizione. 

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