Paragone: “Di Maio lasci un ministero. Ritornino Di Battista e Beppe Grillo”

Bocciato su tutto. Dalle politiche ministeriali a quelle da leader del Movimento. Gianluigi Paragone, senatore del M5S è un fiume in piena contro il suo leader e mette a disposizione di Luigi Di Maio le sue dimissioni. Per il giornalista Di Maio ha fatto male “pure da ministro, allo Sviluppo economico il Nord lo ha bocciato”. Al lavoro “mi è piaciuto, ma se fai il decreto Dignità devi usare gli ispettori del lavoro come un esercito”. Tanto da augurarsi un passo indietro. Lui è sicuro che lo farà, “decida lui da cosa”. Il momento della verità sarà l’assemblea M5s di mercoledì sera, quando il vicepremier chiederà un voto di fiducia.

Nella sua intervista al “Corriere della Sera” dopo il risultato alle europee, Paragone mette in fila tutte le accuse al suo capo politico e si dice pronto a lasciare il suo incarico parlamentare. “Non voglio passare per traditore: io consegno le mie dimissioni a Di Maio, sarà lui a decidere cosa farne. Non esiste l’opzione di andare altrove. Resto se c’è ancora un rapporto di fiducia, ma io resto un rompiscatole”.

Le accuse a Di Maio sono pesanti. Sull’attività al ministero dello Sviluppo economico, dice Paragone, “i nostri referenti devono essere gli artigiani. Perché andare da Confindustria?”. E sul Lavoro “serve un ministro a tempo pieno” perché “a 32 anni non puoi fare il capo della prima forza del Paese, il vicepremier, il ministro dello Sviluppo economico e il ministro del lavoro”. Risultato, sempre parola di Paragone, “il Movimento è al suo minimo storico e come vicepremier ha perso la sfida”.

Insomma, urge un passo indietro e ritornare alle origini. “Decida lui da cosa. Abbiamo bisogno di una leadership forte: deve andare per sottrazione. Il Movimento ha bisogno di un interlocutore che lo ascolti. E non può tenere due ministeri”. Troppi incarichi per Di Maio, insomma, secondo Paragone, che azzarda: “Beppe Grillo, come Alessandro Di Battista, si è messo da parte. Ma doveva essere coinvolto di più” e lancia la proposta. “Non mi piace la definizione di segreteria politica per il M5s ma sì, si deve passare a una collegialità. Un gruppo ristretto, 4 o 5 persone, che rappresentino tutte le anime”.

Il destino di Di Maio si deciderà mercoledì sera all’assemblea congiunta dei gruppi M5s di Camera e Senato, dove il vicepremier chiederà un voto di conferma. E si parla anche di consultare il popolo del M5s attraverso la piattaforma Rousseau.

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